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EMERGENZE . Gli arrivi quotidiani di stranieri sbarcati nel sud Italia stanno esaurendo le possibilità d’accoglienza.
Nel Veronese ce ne sono circa 900 e la Prefettura è impegnata nella ricerca di strutture ricettive evitando grandi concentrazioni
Profughi in attesa di una sistemazione
Ormai è diventata una preoccupazione quotidiana: cercare posti dove collocare gli stranieri che sbarcano sulle coste del sud Italia. Verona non fa eccezione. Ogni giorno ci sono nuovi arrivi, talvolta solo cinque o sei persone, altre volte gruppetti di 20 o 30 persone. E la Prefettura deve ingegnarsi per trovare strutture che li possano accogliere. Per ora non sembra affacciarsi la possibilità di individuare una caserma, o comunque una struttura molto capiente, per l’accoglienza dei profughi. Piuttosto l’obiettivo resta quello di smistare gli stranieri arrivati in Italia con le famigerate carrette del mare in posti diversi e a ranghi ridotti.Intanto però le possibilità di accoglienza si assottigliano. All’ostello della gioventù a San Giovanni in Valle i profughi sono ormai una novantina e non c’è la possibilità di tenerne altri mentre nelle strutture del Samaritano, tra la Locanda in Zai, la casa di via Nicola Mazza e il Cum a San Massimo, ne sono ospitati una sessantina e difficilmente si potrà andare oltre questa cifra per garantire un’assistenza adeguata. Idem per la tenuta Costagrande sopra Avesa, e per gli spazi dell’Ancora.«Cerchiamo posti ovunque sia possibile», fa sapere la Prefettura, ricordando anche la disponibilità data da qualche albergo a corto di clienti, che, grazie alla diaria quotidiana prevista per i profughi, ha potuto riassestare un po’ le proprie finanze. Una situazione che, comunque, non potrà andare avanti all’infinito e che rischia di complicarsi ulteriormente a causa delle chiusure nei confronti dei profughi mostrate dai Paesi confinanti, come la Francia e l’Austria, che stanno svolgendo controlli capillari alle frontiere per evitare gli ingressi dei cittadini irregolari. In attesa di risposte politiche, però, l’emergenza lievita.In un recente vertice fra prefetti e sindaci a Venezia è emerso che il numero di profughi affidati al Veneto è salito ulteriormente: da 3.742 a poco più di cinquemila. Cresce, di conseguenza, anche la quota assegnata a Verona. In aprile ammontava a 694; oggi è di 906 persone, di cui 688 sono già state sistemate sul territorio. E ce ne sono oltre duecento da collocare.Per questo l’ipotesi di individuare una struttura di grandi dimensioni come, appunto, una caserma, si fa incalzante. Ma a questo punto si aprirebbero altre questioni. Chi gestirebbe un nucleo corposo di profughi? L’esercito? I volontari? La Protezione civile che ha già saputo dare prove ammirevoli in qualsiasi tipo di emergenza? Chi coordinerebbe l’assistenza? Il tutto in mezzo ad un mare di polemiche e scontri politici tra chi difende il diritto all’accoglienza e chi vorrebbe ricacciare gli stranieri in mare.Anche l’idea di creare un centro regionale di smistamento profughi, proposto dal Governo per il Veneto, ha suscitato molte contrarietà, a partire dal presidente della Regione Luca Zaia che si è detto contrario all’hub regionale. L’ultimo a muoversi contro un’ulteriore presenza di profughi è Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova che annuncia una serie di manifestazioni davanti alle Prefetture d’Italia denominata «Prima i profughi italiani». Ai vari prefetti saranno presentati dei casi limite di italiani che versano in gravi difficoltà «e saranno chieste per essi le medesime condizioni di assistenza dei presunti profughi. Ai prefetti chiederemo che i 35 euro al giorno siano utilizzati anche per le nostre famiglie».

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA- cronaca pag.25

Data: 19/06/2015

Note: Elena Cardinali