Musulmani durante la preghiera all'interno di una moschea

Il 60 per cento dei cittadini non manifesta forti timori Sboarina: «Rischio denatalità» Bertacco: «L’Europa guardi»
Undici settembre 2001. L’attacco di Al Qaida al cuore dell’America (3.000 le vittime, più quelle successive tra i 6.000 feriti, ndr) vide il «mondo musulmano» passare dallo status di storico opponente all’Occidente cristiano a quello di dichiarato nemico. Sono trascorsi 18 anni. Il «Primo rapporto sull’islamizzazione d’Europa», promosso dalla Fondazione FareFuturo, porta, non a caso, il sottotitolo «11 settembre 2019». «La data, un ricorso storico, ricalca quella identica del 1683, quando una coalizione europea mise fine all’assedio turco di Vienna», osserva il presidente Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia.Difficile trarre conclusioni. L’indagine, su un campione di 800 persone, rivela come il timore nei confronti del mondo islamico, in Italia, abbia oggi contorni diversi anche solo rispetto al recente passato. Il 60 per cento degli intervistati manifesta «opinioni favorevoli» rispetto alla presenza musulmana: risultato ribaltato rispetto a un’indagine di pochi anni antecedente, svolta del Pew Research Center. I «distinguo», le «preoccupazioni», riguardano soprattutto i modi e le criticità legate alle diverse concezioni culturali e religiose. Emerge chiara dall’indagine anche la netta indisponibilità a cambiamenti legislativi rivolti ad accogliere gli stili comportamentali del mondo islamico. Il «Rapporto», tra i primi per completezza e temi d’indagine, sarà tradotto in lingua inglese, francese e araba, annuncia Matteo Gelmetti, vicepresidente di VeronaFiere e consigliere della Fondazione Farefuturo. «Abbiamo tracciato una sorta di “stato dell’arte” della situazione», spiega. «C’è sicuramente però un’insipienza delle istituzioni che ancora non si pongono appieno il problema. Vergogna delle radici? Eccesso di zelo?».Eppure l’industria ha bisogno dell’immigrazione. E gli intervistati definiscono l’Islam una «religione di pace» che «è stata anche violenta ma è potenzialmente pacifica e tollerante» (63% del campione, somma di due diverse risposte). «Nessuna pregiudiziale verso i moderati», commenta l’assessore Stefano Bertacco, senatore di Fratelli d’Italia. «Questa ricerca è però un appello all’Europa, affinché apra finalmente gli occhi».Il timore più esplicito, messo in luce anche dal sindaco Federico Sboarina, sta «nella denatalità», segno ormai distintivo del Vecchio Continente. «Porta aperta a una prevalenza demografica», aggiunge, «e indice di un passo indietro rispetto alle nostre “radici”. Perché, alla fine “chi non è forte teme”». Inevitabile lo slittamento dal piano dell’indagine a quello della politica. «Che non può essere laica», ribadisce Nicolò Zavarise, assessore e segretario provinciale della Lega. «C’è il rischio di dimenticare, a fronte di un'”industria dell’immigrazione”, i fondamenti della nostra identità». Temi «caldi»: sul ruolo della donna, soprattutto, la differenza si manifesta evidente. Il 55 per cento degli intervistati sostiene «l’integrazione con il mantenimento dell’identità musulmana» come possibile «al pari o meglio di altri» (62 percentuale sul totale delle due opzioni). Islamizzazione? «L’Italia non ha paura e questo è un punto d’onore. Ma manifesta un alto livello d’attenzione», osserva Arnaldo Ferrari Nasi, sociologo e contributore del Rapporto. Un Rapporto destinato a «fare scuola», anche nell’Europa alla prese con le crisi. Più d’uno cita il premier turco Erdogan con il suo appello (ricatto?) legato alla «bomba demografica»: i profughi di guerra. Interrogativi senza risposta immediata. Che ora poggiano perlomeno su dati validi per un’analisi senza preconcetti. Li leggeranno a Bruxelles?

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 18

Data: 27/10/2019

Note: Paolo Mozzo