image
PRESENZE SCOMODE. Molti gli angoli cittadini oscurati dai contenitori dei rifiuti. Il presidente di Amia: «Ho chiesto di rendere invisibili quanti più bidoni possibile»
Bellezze del centro con vista sui cassonetti
Ilaria Noro – Fotoservizio di G.Marchiori
Da via Pellicciai a piazza Erbe, il problema è anche di odori e cumuli Miglioranzi: «Dobbiamo aspettare le isole ecologiche sotterranee»

 

La prospettiva e la visuale di molti angoli del centro storico sono deturpati dai bidoni dell’immondizia, sparsi nelle vie, nei vicoli e nelle piazze della città antica.
Se i monumenti più importanti e battuti dai turisti ne sono immuni, altrettanto non si può dire di alcuni dei più bei palazzi storici – dall’edificio che ospita il Conservatorio alla sede del Banco Popolare costruito dall’architetto Scarpa, a palazzo Diamanti – e di molte strade centralissime
ALCUNE delle zone più calde si trovano infatti proprio nei dintorni di piazza Erbe. Imboccando via Pellicciai, nella strada che porta a via Mazzini e dopo la Domus Mercatorum, verso la sinagoga, i cassonetti sono ammassati e visibili anche da piazza Erbe, spesso pieni e a volte malridotti. Poco distante, sei bidoni – questi nuovi, ordinati e più puliti – traghettano i turisti da piazza Indipendenza ai palazzi scaligeri dei cortili Mercato Vecchio e del Tribunale e a piazza Dante. Un altro benvenuto turistico poco piacevole è rappresentato dai cinque grandi cassonetti a lato dei giardini della Giarina, punto di arrivo di molti bus turitici che qui scaricano i visitatori.
LA MAPPA dei luoghi suggestivi della città intralciati dai cassonetti, insomma, è lunga. E tocca più di un quartiere anche fuori l’ansa dell’Adige. È il caso di Veronetta dove una fila di sei bidoni è posizionata proprio davanti a piazza Santa Toscana, a pochi metri da Porta Vescovo e all’imbocco di via San Nazaro: di fronte al nuovo monumento al cittadino solidale. In quest’ultima via, invece, la seconda batteria di cassonetti che si incrocia, a lato strada sulla destra, trova spazio in parte sulle strisce pedonali. Il bidone marrone dell’umido è proprio all’altezza dell’attraversamento. Una svista che potrebbe però essere stata commessa dagli stessi cittadini: si tratta infatti di un contenitore più piccolo rispetto agli altri e che è possibile spostare a mano senza troppa fatica.
E SE IN CORTE FARINA, dopo la denuncia del nostro giornale di bidoni che occupavano un posto auto riservato ai disabili, i cassonetti sono stati rimossi, di fronte alla chiesa di San Tomaso, alcuni bidoni occupano un ricercatissimo, dai residenti, stallo giallo-blu. Una pratica, quella di prendere stalli auto, che si ritrova in altre strade, da via Pontida ad una traversa di Porta Nuova.
Non mancano però le buone notizie. La più eclatante riguarda il lato B dell’Arena. Solitamente invaso da una distesa di grossi bidoni verdi, anche una ventina – gli uni in fianco, avanti e dietro gli altri -, in questa stagione appare decisamente più ordinato con appena una fila di cassonetti messi in fila sul largo marciapiede, a ridosso del retro della chiesa di San Nicolò. E dalle Arche Scaligere, prima assediate dai contenitori dell’immondizia, i bidoni sono stati fatti traslocare alla fine di Santa Maria in Chiavica, verso Sottoriva.
«HO CHIESTO ai responsabili del settore di rendere invisibili quanti più bidoni possibile. Il nostro centro storico è tutto splendido e deve essere tutelato dal punto di vista paesaggistico anche dai cassonetti», spiega il presidente di Amia Andrea Miglioranzi. «In molti punti, infatti, ci siamo riusciti.
In altri è impossibile. In piazza Viviani, ad esempio, non ci sono alternative. Altri luoghi limitrofi sono piazzetta Navona, davanti al Nuovo, o addirittura piazza dei Signori o Cortile Mercato Vecchio e Cortile Del Tribunale: impossibile», riflette Miglioranzi. «Tra l’altro, spostare i cassonetti è sempre un’impresa: arrivano puntuali le lamentele, con tanto di comitati ad hoc e petizioni. Ultima è la questione di via Dietro Liston».
QUI SONO COLLOCATI molti bidoni, funzionali tra l’altro ai molti e grandi locali di piazza Bra. Ma residenti, esercenti e commercianti della strada non si rassegnano a vedere la loro via parcheggio per i cassonetti. «Purtroppo una soluzione per tutti non esiste. Almeno finchè non prenderà il via il progetto delle isole ecologiche interrate. Progetto che, al momento, rimane solo sulla carta», spiega il presidente Amia. I luoghi già individuati per il sistema di cassonetti interrati, in centro storico, sono quindici. Ciascuno costerebbe dai 60 ai 130 mila euro – a seconda del sistema: uno meno costoso ma con operazioni di svuotamento più complesse, un altro più salato ma a lungo andare anche più funzionale – ma sarebbe, appunto, interrato. «E per una città come la nostra, scavare qualche metro in profondità rappresenta sempre un rischio», puntualizza Miglioranzi.
Almeno per il momento, quindi, il problema del cassonetto selvaggio rimarrà a fare brutta mostra di sè. Una brutta cartolina. 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA - cronaca - pag.15

Data: 19/07/2014

Note: NULL