Il concerto di Claudio Baglioni in Arena che ha portato il palco al centro dell'anfiteatro

STORIA E ARENA. Anni di studi fino al trionfale concerto di Baglioni
Sovrintendente dal 1992 al 1999, progettava «un clamoroso colpo di scena» per la stagione estiva del 2000. I bozzetti preparati da Rinaldo Olivieri.

Il nuovo millennio doveva portare il palco centrale in Arena. E così è stato. Solo che siamo già nel 2018 e ci ha pensato il pop di Claudio Baglioni. L’idea che aveva Gianfranco De Bosio, sovrintendente dell’allora Ente lirico dal 1992 al 1999 e tuttora attento alle vicende areniane, aveva un’altra idea: con il nuovo millennio, cioè nell’estate dell’anno 2000, la stagione lirica areniana doveva presentare un clamoroso colpo di scena: «Farò sistemare il palco al centro», disse al nostro giornale in una intervista del novembre 1994.Una rivoluzione nel cuore dell’anfiteatro romano, quella che aveva in mente il sovrintendente, grande regista di teatro e di cinema: il palco centrale avrebbe occupato tutta la cavea, non solo una parte come nel caso di Baglioni. Sul piano numerico, si sarebbero perduti i 2.500 posti di platea guadagnando però 5mila posti sulle gradinate. «Addio alla platea, tutto il pubblico sui gradoni come una volta», diceva De Bosio.Certo non c’era la tecnologia di oggi, che consente di alleggerire tutte le infrastrutture, impianti audio e luci, ma soprattutto l’ostacolo che ancora oggi sarebbe il più difficile da superare è rappresentato dalle scenografie. Quelle areniane sono enormi, ingombranti, costruite con lavori di mesi dagli artigiani nei laboratori di via Gelmetto, difficili da rimuovere o sostituire velocemente. E soprattutto impedirebbero a una parte di pubblico di vedere l’opera e sentire bene i cantanti. È chiaro quindi che l’esperimento doveva essere limitato a una sola opera, probabilmente si pensava ad Aida, con una regìa particolare e scene costruite con effetti luminosi.Inoltre, una commissione all’epoca studiò i problemi tecnici per oltre un anno e vennero compiuti vari esperimenti, soprattutto per capire la migliore collocazione dell’orchestra, la rifrazione del suono e la posizione in scena dei cantanti. De Bosio rivelò di essersi rivolto al dipartimento di ingegneria industriale dell’ateneo di Parma per uno studio sull’acustica dell’anfiteatro: proprio sulle gradinate e non in platea, l’ascolto è migliore, in qualunque punto si trovi lo spettatore. Per questo, molti studi vennero compiuti sulla collocazione dell’orchestra: sotto l’ala, di fronte all’ala o al centro attorno al palco? De Bosio era per posizionare l’orchestra al centro ma i cantanti? «Ascoltarli di spalle non provoca problemi di acustica», disse, e poi comunque la voce può essere potenziata con impianti tecnici.E veniamo all’ostacolo principale, le scenografie: «L’opera va ripensata nelle luci, nei costumi, nei colori, magari in Aida si può pensare a un Nilo luminoso con il laser che attraversa l’intero palcoscenico», aveva anticipato il regista. E la pianta centrale «consentirebbe di limitare i cambi di scena». Inoltre, si era pensato anche a un palco con ascensori interni idraulici in grado di far apparire e scomparire parti di scenografie. «L’Aida con palcoscenico centrale ce l’ho già in testa, sarebbe fantastica».De Bosio non è riuscito a portare la lirica al centro, ma se Baglioni ce l’ha fatta forse qualche merito va dato agli studi di allora. «Magari il progetto non è realizzabile», disse nel 1994 De Bosio, «però in ogni caso da questi studi qualche nuova idea sicuramente nascerà».E infatti c’erano i bozzetti preparati dall’architetto e scenografo Rinaldo Olivieri (con il quale De Bosio collaborava) padre poi della famosa stella di Natale in acciaio bianco che preparava studi su studi per arrivare a un palco centrale per l’opera lirica. «È la scelta più logica del mondo», raccontò a L’Arena nel 1994, «è un errore usare l’anfiteatro come un teatro frontale». Già, del resto se è nato come una ellissi, perché usarlo in modo diverso? «Un palcoscenico centrale e nell’Arena sarà magìa» prevedeva Olivieri.Ma l’acustica come sarà con un palco centrale sul quale far esibire i cantanti? «Guardi, difficilmente il risultato peggiorerà, anzi secondo me sarà migliore dell’attuale», spiegava Olivieri. Ma allora il problema qual era? Olivieri, con la solita franchezza, rispose: «I cantanti. Perché per cantare in Arena, su un palco centrale con un anello di pubblico attorno, dovranno avere grandi capacità di attori e grande sensibilità musicale, perché dovranno cantare anche senza vedere il direttore d’orchestra, come già accade in molti teatri d’Europa».De Bosio e Olivieri avevano tracciato la strada, Baglioni l’ha imboccata, ora la lirica ha le porte spalancate.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 23/09/2018

Note: Maurizio Battista