Tre bambini con l'immancabile trenino elettrico in una foto d'epoca

AMARCORD. Oggi Santa Lucia porta tanti doni tecnologici che sembrano aver spazzato via la gioia dell’attesa della «vecchina» e dei suoi aiutanti
La modernità ha spazzato via anche molti negozi di balocchi che un tempo facevano sognare i piccoli. E c’erano le letterine con i loro desideri
DANILO CASTELLARIN
Oggi, giornata di Santa Lucia, ai bambini arriveranno in dono soprattutto app, iPad, pc e iPhone. Chissà che confusione nel sacco del castaldo, l’aiutante di Santa Lucia, per consegnare la tecnologia avanzata del terzo millennio.
Vuoi mettere i vecchi regali del Novecento?
Quelli che per mesi i bambini veronesi si erano mangiati con gli occhi nelle vetrine dei negozi? Sessant’anni fa in città c’erano Gemmo in via Cairoli, Cassetta in via Stella, Cuoghi prima in corso Cavour e poi in corso Porta Borsari, Beltrame all’inizio di via Mazzini e Zanella in via Quattro Spade, di fronte al cinema Corallo, che vendeva pianoforti ma anche splendidi giocattoli tedeschi.
E poi c’era Tenedini, che aveva un grande negozio in corso Porta Nuova, poi trasferito in stradone Scipione Maffei.
Ha chiuso i battenti pochi mesi fa.La strategia dei bambini, i cosiddetti baby-boomers, iniziava ai primi di novembre, quando ancora non c’era Halloween ma le nostre feste dei Defunti e di tutti i Santi.
Radio e televisione si adeguavano alla mestizia di quelle ricorrenze e non mandavano in onda musica leggera, ma solo brani sinfonici e sacri. Pesanti come il piombo. Così i più furbetti chiedevano ai genitori di fare una passeggiata in centro per tirarsi su. E fingendo indifferenza buttavano l’occhio distratto nelle vetrine dei giocattoli.
Dentro c’era il paradiso: trenini elettrici, automobiline, cavalli a dondolo, bambole, perfino camion e robot che si muovevano da soli, con le pile, una vera novità.
Perchè alla fine degli anni Cinquanta la gran parte dei balocchi funzionavano con la carica a molla, la famosa «susta», che se la giravi troppo a un certo punto faceva un suono sinistro, tac, e saltava.E allora erano lacrime calde e poi via di corsa fino al negozio per spiegare cos’era capitato, per chiedere se si poteva chiedere a Santa Lucia di sostituirlo con uno nuovo.
Il 13 dicembre era un calvario per i poveri negozianti che dopo le giornate trascorse a spiegare ai bambini cosa potevano ordinare alla Santa, a ricevere letterine e consigliare i balocchi più convenienti diretti a distanza dalle occhiate di mamma e papà che, alle spalle dei bimbi, indirizzavano la scelta verso quelli che non costavano una fortuna, dovevano consacrare quel giorno alle rotture degli ingranaggi più fragili, ai piagnistei, qualche volta ai cambiamenti.
Se il commesso era buono e comprensivo diceva di aspettare perchè di là, nel retrobottega, c’era ancora la Santa con il suo castaldo, «stanno riposando poveracci, perché hanno lavorato tutta la notte». Poi tirava una tenda e con pazienza si metteva a lavorare col cacciavite per far contento il bambino disperato.
Riparato il guasto, si poteva fare il confronto con gli amichetti.«A te cos’ha portato?» chiedevano i più disinvolti al compagno di scuola che teneva in mano un camioncino. E mentre lo chiedevano lo guardavano con l’acquolina in bocca, perché come l’erba del vicino è sempre la più verde, così il giocattolo degli altri sembra sempre più bello.Poi si tornava a casa per la merenda con la cioccolata calda in tazza e le pastefrolle e via di corsa nel corridoio per imbastire un gran premio che correva fra la camera dei genitori e la cucina, passando dal tinello, strisciando le ruotine dei bolidi sui pavimenti e la cera tirata sui pavimenti che andava a farsi benedire.

Tratto da: Il giornale L'ARENA

Data: 13/12/2018