Il toponimo è apparso per la prima volta nel testamento dell’Arcidiacono Pacifico, in data 9 settembre 844: sempre che la Campaniola ivi nominata sia la nostra.

Un’altra attestazione è del 1072 mentre nel 1104 la località avrebbe iniziato ad avere insediamenti stabili: una pergamena registrava infatti una casa solarata e murata “foris porte Sancti Stephani ad Campaniolam

Più generalmente tutta quest’ansa dell’Adige era indicata nell’Alto Medioevo con il toponimo di prato Dominico o Padronego  donde poi, con tutta probabilità, anche il toponimo Prato Santo.

del 1440/1460 la grande carta del territorio veronese detta «dell’Almagià» (dal nome del geografo Roberto Almagià che per primo la studiò nel 1923), rappresenta uno dei più importanti monumenti cartografici del Quattrocento italiano

PRIMI INSEDIAMENTI nella zona della Campagnola

  • Nel 1046 appena fuori della porta di Santo Stefano, il vescovo Cadalo proprietario di tutta l’area fece costruire il Monastero di San Giorgio in Braida a cui fu annesso nel 1242 un ospizio per nobili decaduti.
  • Ai margini del territorio, accanto all’antica strada romana per Trento (oggi via Mameli) esisteva un consistente borgo medioevale
  • Circa nell’area occupata dall’ex clinica Città di Verona avrebbe trovato collocazione, non si sa esattamente quando, una chiesa dedicata ai santi Filippo e Giacomo. Accanto alla chiesa un monastero abitato dal 1453 dalle monache di San Daniele.
  • Un’ altra chiesa si trovava nella località Sacco (altra denominazione della Campagnola):la chiesa appunto di S. Giovanni in Sacco, venne edificata nel 1352 per volere del nobile condottiero Spinetta Malaspina, che fece anche costruire, nei pressi della chiesa un ospedale per i poveri e un ospizio per nobili decaduti.
  • Accando alla Chiesa era stato edificato uno splendido palazzo con il titolo formosa domus, circondata da bellissimi giardini.

 

  • Nel 1354 frattanto era iniziata la costruzione da parte degli Scaligeri del Castello di San Martino (oggi Castevecchio) probabilmente sui resti di un fortilizio romano e di una chiesa probabilmente dedicata a San Martino a quaro(ponte), da cui il toponimo (vedi immagine)
  • Una spina di case era poi sorta in zona Prato Santo

 

Fin dal tempo dei Romani il centro cittadino era cinto da mura che si aprivano al mattino e si chiudevano alla sera. In seguito all’espandersi della città oltre le mura romane, vennero costruite le mura Comunali e più tardi quelle veneziane(1405-1797); ma la zona della campagnola non fu mai recintata ed eventuali insediamenti non sarebbero stati sicuri.

Fu questo il motivo per cui i primi fatti urbanistici della zona subirono nel 1517 un brusco arresto a causa della politica territoriale veneziana che impose la distruzione (spianata) delle presenze edilizie al di fuori della cinta difensiva. ……perciò il Senato ordinò che fino da fondamenti si dovessero abbattere tutte le case, Palazzi, Chiese, Monasteri e alberi, che il spatio di un miglio si ritrovassero all’intorno fuori della città. Fu eseguito quest’ordine in parte ma pensisi ogn’uno il dolore di quelli, che vi havevano superbi palazzi, deliciosi giardini e particolarmente d’alquante Monache che havevano li loro Monasteri ….

Allo stesso modo furono destinate a sparire le case sorte sulla strada proveniente dalla Germania.  il poeta Francesco Corna da Soncino nel 1470, così ricordò quel piccolo borgo medioevale

Di sotto quella lì è la nobil porta
cum un pezo di muro che dipende
per fina al fiume el qual sì fa da scorta
a la cità, e dentro vi trasende
unde per esso sì se ten più fora ,
e di for de quella porta se distende
un borgo con artisti e ortolane,
e anche se lavora molte lane

 Le cronache ricordano come il 22 settembre 1517 “ se cominciò a butar zò le case in el Borgo de San Zorzo de fora de la porta in fina in li fondamenti ……..al presente ogni cosa andò in terra”

A Verona all’esterno della Cinta magistrale era vietata la costruzione di nuovi edifici ed anche la coltura di alberi ad alto fusto a partire dal trattato di Noyon del 1516 fino alla fine del XIX secolo per ragioni militari, su una cintura di alcuni chilometri intorno al perimetro murario, detta la Spianà. La città rimase pertanto concentrata entro le mura, mentre lo sviluppo dei nuovi quartieri extra moenia iniziò solo ai primi anni del Novecento.

Pianta del Caroto del 1540

La Campagnola coperta dalla rosa dei venti. È completamente inedificata se non per qualche strada e S. Leonardo sull’omonimo colle, scampato alla “spianata”Il centro citta è sempre piu affollato e nasce “Porta Nuova” (1532-1540) del Sammicheli, per necessità di espansione extra mura

Carta del Frambotto del 1645

La situazione per la Campagnola è pressochè inalterata.

I terreni sono coltivati e le colture più diffuse sono il frumento e la segale, cereali alla base della tradizionale dieta contadina; inoltre, soprattutto nel corso del ‘600, emergono la vite e il ‘formenton zalo’, il mais,

 

 Pianta di Giuseppe Filosi del 1737(particolare)

Molta attenzione è dedicata alla resa dell’articolazione agraria, caratterizzata da campi ben arati e ordinate piantate arboree

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al centro della zona campagnola appare la scritta “Arsenale in fabbrica” quindi la pianta è riconducibile alla metà dell”800

 

Nel 1854 sorge l’Arsenale e termina così quel lunghissimo periodo che andò dai 1517 (spianata) al 1854 (Arsenale) in cui la campagnola era stata del tutto priva di eventi urbanistici

Il fatto determinante sarà la costruzione dei ponte Garibaldi anche se a pagamento e non accessibile a molti

1864 Costruzione di Ponte Newille (Garibaldi)
1889 Ferrovia Verona-Caprino

e così via…….

 

per finire la pianta di Apollonio che segnala in grigio la rovinosa alluvione del 1882. Quest’ultima fece ingenti danni anche alla Campagnola, scardinando dalle rive dell’Adige i mulini che erano sempre serviti per l’irrigazione

Iniziò la costruzione degli argini, ed ebbe fine dolorosamente  la simbiosi secolare di Verona con il fiume

Con l’accesso alla Campagnola sorsero le prime  prestigiose  ville liberty, l’ospedale ed altro, per arrivare agli anni Cinquanta.

Da qui si potè assiste a un vero e proprio boom edificatorio, una colata di cemento con tutte le conseguenze del caso: speculazione, disordine edilizio, carenza di verde e di servizi.