Omaggio a Enrico Bernardi «papà» del motore a scoppio.

L’Arena, IL GIORNALE DI VERONA 08/06/2014 CRONACA – Pagina 21

CERIMONIA. Un busto in bronzo all’Arsenale, dove era esposta l’auto che porta il suo nome.

L’iniziativa di Historic Cars e dell’associazione Scienza e tecnica per il genio della meccanica che nel 1882 anticipò la Daimler Benz.
Un busto in bronzo per onorare la memoria di Enrico Bernardi, veronese, inventore del primo motore a scoppio alimentato a benzina, correva l’anno 1882. Prima della teutonica Daimler Benz, che ne
rivendicherà la paternità. Ieri all’Arsenale il sindaco Flavio Tosi, insieme all’assessore Gigi Pisa e a Filippo Grigolini presidente della seconda circoscrizione, ha scoperto il drappo al monumento di Gabriella
Manfrin Colantoni. Tra il pubblico anche una nipote: Luciana Bernardi, 87 anni. A promuovere (e finanziare) l’iniziativa l’Historic cars club Verona e l’Associazione scienza e tecnica a Verona. Genio della meccanica, nato nel 1841 a Verona, nel 1856, a soli 15 anni, Bernardi presentò all’Esposizione dell’industria di Verona un prototipo di locomotiva. Dottore in matematica a Padova, divenne poi docente e brevettò raffiche di invenzioni. La più importante risale al 1882 ed è un motore a scoppio alimentato a benzina, battezzato “motrice Pia”, dal nome della figlia. Leggero e versatile, adatto alla piccola industria, verrà prodotto in serie. Inizialmente l’inventore scaligero utilizzò i suoi motori su macchine da cucire, per la figlia, e tricicli-giocattolo, per il figlio Lauro. Poi su vere e proprie automobili. Passò ancora qualche anno e nel 1894 nacque a Padova la Società «Miari & Giusti» per la realizzazione in serie delle vetturette Bernardi dotate del motore «Lauro», propulsore a quattro tempi di 300 cc, capace di erogare una potenza di 0,8 hp. Dopo l’Expo di Torino del 1898 la «locomobile» Bernardi venne giudicata la «migliore invenzione». Dalla prima auto Bernardi vennero ricavate successive evoluzioni che, grazie ad alcuni accorgimenti tecnici e alla sapiente guida dei pionieri del volante, riuscirono ad imporsi in alcune competizioni dell’epoca, conquistando il primo posto nel raid Torino-Asti-Alessandria-Torino del 1898, il quarto posto nella Verona-Brescia-Mantova-Verona del 1899 e! ancora il primo nella Padova-Vicenza-Thiene-Bassano-Treviso-P! adova dello stesso anno. Con strade che sembravano sentieri, comodità inesistenti, dell’asfalto nemmeno l’ombra.

Del resto il genio dell’uomo aveva già ottenuto lusinghieri riconoscimenti, brevetti concessi non solo dall’Italia, ma da Germania, Svizzera, Belgio e Inghilterra: carrello motore, motore a scoppio di gas per dare movimento ad un veicolo, sterzo sui quadricicli, giunto universale e molto altro. Il merito di Bernardi è stato più volte onorato dalla sua città. Prima con il nome della piazza antistante alle scuole Sanmicheli, poi nel 1994 con lapide e scultura sulla facciata della casa natale in via San Paolo, ancora un bassorilievo al Parco delle Colombare (2006), una scultura in marmo bianco sulla facciata del palazzo comunale a Quinzano (2012) e ieri il busto davanti al parco giochi dell’Arsenale, dove era esposta anche la vettura Bernardi, custodita all’Automobile Club. Quando questa automobile girava sulle strade di Verona viveva gente come Dall’Oca Bianca e Barbarani, i fratelli Michelin montavano i primi penumatici, Guglielmo Marconi sperimentava il radiotelegrafo, Wagner componeva musiche sublimi, Toulouse-Lautrec disegnava ragazze poco vestite, nei cieli volavano i palloni aerostatici e gli ingegneri navali progettavano il Titanic. Dopo la morte a Torino nel 1919, la salma di Bernardi venne tumulata e traslata a Padova nel 1920. Ma nessuno pagò i diritti comunali e, passati trent’anni, nell’immediato dopoguerra, in un’Italia stretta da altri bisogni, i poveri resti del grande inventore finirono nell’ossario comune.

Danilo Castellarin

Tra gli inventori dell’automobile con gli studi sul motore a scoppio

L’Arena venerdì 06 giugno 2014 pagina 30

Enrico Bernardi nacque a Verona nel 1841, si laureò a Padova in matematica nel 1867 e divenne insegnante all’Università di Padova (Ingegneria Meccanica). Bernardi può essere annoverato, con K.F. Benz (1844-1929), fra gli inventori dell’automobile.
Dal 1874 avviò studi sperimentali sul motore a scoppio, inventato a Firenze da E. Barsanti e F. Matteucci (1853). Nel 1882 ottenne un Brevetto industriale per una tipologia di motore a scoppio, anticipando di qualche mese Benz e Dailmer.
Nel 1884, applicando la motrice Pia (nome della figlia) a una macchina per cucire e ad un veicolo giocattolo, costruì il primo veicolo al mondo semovente, mediante motore a benzina. Nello stesso anno presentò all’esposizione internazionale di Torino il suo primo veicolo con motore a benzina.
Nel 1893 montò il motore a scoppio a benzina su una ruota di propulsione per una bicicletta ordinaria, realizzando così la prima motocicletta. Dal 1895 al 1898 brevettò una serie di dispositivi sulla meccanica interna del motore e intanto costruiva le prime automobili a tre e a quattro ruote, che vennero prodotte industrialmente a Padova nel 1896 dalla ditta Miari e Giusti. La vettura Bernardi (motore 2,5 cavalli) raggiungeva i 35 km/h e vinse anche delle corse.
Alcune delle vetture sono conservate all’università di Padova, altri prototipi al Museo dell’auto di Torino, al Museo Nicolis di Villafranca e nella sede dell’Automobil Club di Verona.

Segnalatoci dall A.S.T.a.V.

Cari Soci e Simpatizzanti A.S.T.a V.

In allegato vi invio un file in formato .pdf con riportati gli articoli pubblicati su “l’Arena” e sul “Corriere Veneto” inerenti al monumento eretto a Verona, nei giardini davanti all’Arsenale Austriaco nei pressi di ponte Castelvecchio.

Come già sapete dalla precedente e-mail, l’A.S.T.a V. – Associazione “Scienza e Tecnica a Verona” ha portato avanti questo progetto da oltre dieci anni (spinta soprattutto dall’allora vicepresidente Raul Rossato, che purtroppo non ha potuto vedere il compimento del suo impegno) ed è riuscita finalmente nel suo intento grazie all’importante collaborazione con lo HCC – Verona (Historic Cars Club), al patrocinio del Comune di Verona e all’opera artistica eseguita dalla scultrice Gabriella Manfrin Colantoni.

Un’ultima cosa soprattutto per soddisfare l’aspetto culturale della nostra Associazione: della prima automobile del 1884 (nel senso letterale del termine cioè “che si muove da sola”) costruita in legno per il figlio Lauro, propulsa dalla motrice Pia (monocilindrica di 122,40 cc con potenza di 0,024 HP a 200 giri/min), è rimasto solo un disegno tecnico a opera del figlio.

Presso l’ACI Verona e il Museo Nicolis di Villafranca esistono due ricostruzioni motorizzate però con analoghi motori originali.

Il prototipo della vetturetta Bernardi del 1894, di circa 300 cc, è stato lasciato dal figlio Lauro, in memoria del padre, al Museo Civico di Scienze Naturali di Verona insieme a una motrice Pia e si trova attualmente presso l’ACI Verona.

Altri quattro tricicli “Miari e Giusti”-“Bernardi” di 620 cc, con potenza di 2,5 HP a circa 800 giri/min si trovano:

– presso il museo “Bernardi” di Padova (insieme a una ricostruzione della sua prima motocicletta e a diversi motori) al Dipartimento di Ingegneria Meccanica;

– presso il MAUTO – “Museo Nazionale dell’Automobile Giovanni Agnelli” – ex Museo “Biscaretti di Ruffia” di Torino;

– presso il Museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo da Vinci” di Milano (incompleto);

– presso il Museo Militare della Cecchignola di Roma.

Si parla anche di un ulteriore esemplare a Chicago, che però sembra non sia originale.

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