Cittadino di Borgo Trento, l’architetto e artista Libero Cecchini è per Verona una figura di riferimento: a lui si deve la ricostruzione del dopoguerra, la creazione di importanti edifici pubblici e privati e i più rilevanti interventi di ristrutturazione attuati in città (Palazzo Forti, Scavi Scaligeri, San Zeno Maggiore, San Procolo, conventi, chiese, etc.).

Come riportato qui  abbiamo avuto il privilegio di ospitarlo in associazione.

Con la semplicità propria delle persone di grande genio e cultura ha parlato per noi e con noi per più di un’ora, spaziando dalle sue origini, alla sua formazione e ai suoi principi ispiratori.

Di seguito, dalle sue parole…

“Credo che per tutti noi la prima formazione sia frutto delle sensazioni vissute nei primi anni della giovinezza, quando si scopre il mondo che ci circonda, la casa, la famiglia, gli amici, i borghi, i monti e se ne avvertono, forti, le emozioni. La mia famiglia era una famiglia di emigranti… “

Da generazioni l’economia di San  Giorgio di Valpolicella si fondava sulle cave di marmo in cui avevano lavorato il nonno e il padre, ma con la crisi della fine ‘800, il padre Beniamino, aveva dovuto migrare in Vermont, dove aveva trovato lavoro in cave di granito.
Qui aveva conosciuto la futura moglie, emigrata dalla provincia di Brescia. La vita era dura per la giovane famiglia (era già nata la prima figlia)  e chi non moriva di polmonite per l’intenso freddo, si ammalava di silicosi.

Beniamino Cecchini tornò così a San Giorgio nel 1912 giusto in tempo per essere arruolato nella Grande Guerra, come alpino.

Per inciso, il conte Paolo Brenzoni, ricco possidente terriero, aveva fondato nel 1868 a Sant’Ambrogio la scuola d’arte a lui intitolata, per fornire i primi rudimenti architettonici ai marmisti.

Detta scuola era stata frequentata anche da Beniamino Cecchini con il prof. Cristani.

L’architetto nato nel 1919, compì i suoi primi studi proprio alla stessa scuola d’arte P. Brenzoni di cui sarebbe divenuto direttore dal 1950 al 1986.

A quei tempi la vita dei cavatori era particolarmente dura e, mancando ogni tipo di sicurezza, gli incidenti erano frequenti. Nel 27 un carro si ribaltò portando nella scarpata il suo carico di massi e uomini che morirono schiacciati. Questi eventi e le emozioni vissute colpirono la sensibilità del giovane Libero e furono di ispirazione per una delle recenti opere dell’architetto, la “Via Crucis dei lapicidi”    video  da lui disegnata e realizzata nei laboratori della scuola d’arte Brenzoni.

L’architetto ci racconta ancora …

“… l’unico parco del mio paese era il parco della Grola: lì ci rifugiavamo sin da bambini per giocare e vedere passare i treni. Quando pioveva ci riparavamo con l’ombrello che ci permetteva di guardare tutt’intorno senza bagnarci. Sotto quell’ombrello c’erano tutte le emozioni del sogno: la corsa del treno, il silenzio, il tramonto sul lago, la sensazione di un mondo lontano, tutto da scoprire. Ecco, l’immagine dell’ombrello ha influenzato fortemente la mia architettura: la casa per me deve essere qualcosa che, come appunto l’ombrello, ci ripara ma non ci isola dal paesaggio che ci circonda, il paesaggio che è l’avvenire, il sogno, stimolo alla riflessione, al pensiero.

Poi gli studi a Verona al liceo Artistico e la laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 44

“All’Università ho avuto insigni Maestri come Portalupi, Dodi e Gazzola dai quali ho appreso l’urbanistica, il restauro, il concetto di funzionalità, la maniera per risolvere i problemi costruttivi nel rispetto del passato, ma con lo sguardo al futuro.”

Quindi gli importanti anni della ricostruzione post-bellica in cui il Soprintendente Gazzola lo volle al suo fianco per la riedificazione di ponte Castelvecchio e Ponte Pietra.

“Il Soprintendente Gazzola riteneva fosse basilare vivere con l’opera che si stava creando per respirarne lo spirito, il carattere, la forza, per cui mi fece dormire per qualche tempo nella torre del castello”

“Personalmente ritengo che la forma del paesaggio, unita all’archeologia e a tutto quello che ci circonda, sia, oggi come sempre, elemento ispiratore di ogni nuovo progetto.  Il progettista è tale quando conosce e capisce il luogo in cui deve operare. Le pieghe del paesaggio poi anche se non sono immediatamente tangibili nella formazione più o meno ondulata del territorio, sono determinate dalle varie culture, delle preesistenti strutture. In sostanza se, seduto in un avvallamento, mi sento soddisfatto, riparato e nel contempo gratificato dal punto di vista panoramico, significa che quell’avvallamento è già una piega fruibile.

In sostanza vale oggi come sempre, la massima fondamentale di ogni mia progettazione: Lo spazio dell´architettura esiste in natura e sta all´architettura delinearne il profilo”

 

Aula magna intitolata a Libero Cecchini

l’Arena Giornale di Verona 14/12/2017 Sezione “Cronaca” Da pag. 19

RICONOSCIMENTI. Omaggio dell’Accademia di Belle Arti di Verona

L’architetto, 98 anni, artista poliedrico, ha dato un fondamentale impulso al dibattito culturale in città

Un riconoscimento ad una vita dedicata all’arte e all’insegnamento. Ieri l’Accademia di Belle Arti di Verona ha intitolato la propria aula magna all’architetto Libero Cecchini, 98 anni, «talento di eccellenza sul piano professionale e umano che ha speso negli anni molte energie e dedicato grande passione alla promozione, crescita e valorizzazione dell’Accademia di Belle Arti».Dopo un intermezzo musicale realizzato da un gruppo di studenti della Scuola di scenografia, a cura del professor Paolo Valerio, durante il quale è stato proiettato un video che ha ripercorso la lunga vicenda professionale di Libero Cecchini, l’architetto della ricostruzione di Verona nel dopoguerra, si sono avvicendati gli interventi degli ospiti, tra cui l’assessore Edi Maria Neri, il direttore dell’Accademia Massimiliano Valdinoci e il presidente Marco Giaracuni. Al decano degli architetti veronesi è stata donata una medaglia ricordo dal professor Riccardo Cassini.Difficile riassumere la sua lunga carriera, tuttora in corso, di architetto, restauratore, urbanista, docente, scultore, pittore, ceramista, presidente di numerose istituzioni, attivista nel sociale, tuttora attento all’evoluzione della città, come ha fatto recentemente sull’Arsenale.E lui, lucido, sorridente, ironico, ha ricordato come Verona abbia «bisogno di cultura, di arte e di continuità storica. E questa Accademia, che ha sfornato tanti artisti, che oggi conta più di 700 allievi, deve poter proseguire nel migliore dei modi. Dovrebbe anche poter allargarsi, creando un grande centro per il restauro, una scommessa per il futuro». E.CARD.


Qualche giorno fa l’architetto Cecchini ci ha onorato inviandoci per conoscenza la proposta presenata alla Commissione Consiliare Temporanea per l’Arsenale.
Un grazie di cuore dall’Associazione Abitare Borgo Trento onlus

VERDE ARSENALE di Libero Cecchini –  9 pagine

CECCHINI: «QUEI PONTI, UN SEGNO D’AMORE PER LA CITTA’

30/06/2019
DANIELA CAVALLO

IL PERSONAGGIO. L’architetto quasi centenario parla della ricostruzione di ponte Pietra e ponte Castelvecchio dopo la guerra. «Far capire che si poteva ricominciare»
* Va in studio tutti i giorni, il 28 settembre compirà il suo primo secolo. L’architetto Libero Cecchini è un monumento, il Ponte, quello che unisce Verona tra un prima e un dopo, un arco che lascia passare il passato per trasformarlo in futura bellezza: pantaloni azzurri, camicia bianca, bretelle rosse, quell’eleganza che risalta nelle immagini color seppia dei cantieri della ricostruzione di Ponte Pietra e di Ponte Castelvecchio alla fine della seconda guerra mondiale, lui c’era.Maestro, cosa sono stati quei cantieri?(Gli occhi luccicano e le labbra sorridono) Gazzola mi ha affidato l’incarico della direzione artistica, (continua….)

 

Libero Cecchini, 100 anni di amore per la pietra