La piena dell’Adige del 17 Settembre 1882 fu la più disastrosa  che la storia veronese ricordi.

Le case dotate di volti a pelo sull’acqua si affacciavano direttamente sul fiume, mentre una settantina di vo’, vicoli spesso costituiti da gradinate, collegavano le strade limitrofe all’Adige. I vo’ servivano per avvicinarsi al fiume e compiere le attività industriali e artigianali oppure quelle collegate alla navigazione; quindi se ne servivano in particolare i barcaioli, i sabbionari e le lavandaie.

Quell’alluvione segnò una svolta tra il plurisecolare rapporto tra Verona e l’Adige, difatti da quel terribile evento nacque la volontà dell’amministrazione cittadina di risolvere definitivamente il problema, scegliendo di domare la natura e di arginare il fiume.

Tra il 1885 ed il 1899 vengono abbattute case lungo il fiume, innalzati muraglioni e rettificato il corso delle acque con l’interramento dei corsi minori, canali e corsi d’acqua. Tutto ciò mutò in modo drastico e doloroso il rapporto tra città e Adige, vanificando la loro millenaria simbiosi: il fiume viene rinserrato e al contempo escluso dalla vita della città.

Vengono necessariamente abbandonate o trasferite altrove tutte le attività produttive legate all’Adige: barcaioli, segherie, fabbriche e con loro i numerosi mulini.

Questi ultimi erano ancorati alla riva con una catena detta “castria” e ci si arrivava tramite una passerella in legno detta “preagna”

Inoltre, essendo navigabile fino al Trentino, l’Adige era stato una delle principali vie di comunicazione del nord Italia favorendo poficui scambi commerciali.

I lavori iniziarono il 15 aprile 1887 quando fu indetta l’asta della prima tranche delle opere, che riguardava la riva destra del fiume nel tratto tra il ponte Catena e Castelvecchio.

Successivamente suddivisi in vari tronchi vennero appaltati i seguenti lavori

canalizzazione dell’Adigetto da Castelvecchio a ponte Aleardi (canale artificiale scavato in età comunale si separava dall’Adige subito prima di Castelvecchio)
soppressione dell’Isolo Bonomi, vicino a Sant’Eufemia; (L’isolo Bonomi sorgeva tra l’attuale ponte della Vittoria e il vicolo Seghe di Sant’Eufemia, dove è sito il palazzo Ottolini. Nel corso dei lavori l’isolotto, formato di ghiaia, fu eliminato per realizzare il lungadige Panvinio)
interramento dell’Acqua Morta all’Isolo di San Tomaso costituito dai due rami dell’Adige che si formavano tra Santa Maria in Organo e San Tomaso
regolarizzazione della larghezza del fiume sulla misura media di 90 metri per tutto il tronco urbano che va da ponte Garibaldi a ponte   Aleardi;
costruzione dei muraglioni con i relativi lungadigi da Parona e Porta Vittoria;
costruzione dei nuovi ponti: Umberto, Navi e Aleardi;
ristrutturazione dell’intero sistema di fognature.

Oggi il fiume scorre entro barriere ordinate e ben inserite nel paesaggio anche se per molto tempo rappresentarono per i Veronesi una drammatica lacerazione, culturale più che urbanistica.

 

 

 

Quello dell’Attiraglio è, tra i Lungadige veronesi, il più esterno al centro cittadino. La sua costruzione avvenne tra il 1932 e il 1941, e fu ultimata nel 1954.

Partiva nei pressi della località Carota, ovvero Ca’ Rotta, documentata sin dal Duecento, a cui è collegabile anche il nome del monastero benedettino Santa Maria d’Arcarotta, abbattuto durante la spianata veneziana tra 1517 e 1518, ricostruito nel 1520 nel vicino territorio di Quinzano.

 

 

 

 

Mulino prima di Castelvecchi0
in questo punto l’adigetto si separa dall’Adige

 

Proseguì poi con la parte che racchiudeva l’ansa della Campagnola dalla quale rimase il toponimo Lungadige Campagnola. Sappiamo che tutta l’area ad esclusione dell’Arsenale Austriaco era tenuta a orti che venivano irrigarti tramite mulini sull’Adige.

 


Da Berto Barbarani  “Sono le ruote grandi, che danno acqua agli orti e con il loro gito lento e distinto di una certa maestà, accompagnano l’amonia calma e continua della corrente, sì che non si comprende (agli occhi di un imbecille) se sia l’Adige che fa andare le ruote o le ruote che svolgano come un tappetto liquido e piano il corso del fiume” T.Lenotti L’Adige


 

Nel 1904 in Campagnola eramo visibili e funzionanti le ultime sette ruote idrovore.

Alcune storiche foto tratte dal libro Borgo Trento un quartiere del Novecento tra memoria e futuro: 

vista della Campagnola (anni venti) prima della realizzazione del Lungadige
lavori del Genio Civile per la realizzazione dei muraglioni di Campagnola (primi anni 30)
A sinistra, completamento del muraglione oltre il ponte Castelvecchio
completamento dei muraglioni nella zona Arsenale

Realizzazione di Lungadige Matteotti

Case e mulini natanti sulla riva sul futuro lungadige Matteotti (primo Novecento)
la riva del futuro lungadige Matteotti
lungadige Matteotti terminato, parecchi anni dopo