La piena dell’Adige del 17 Settembre 1882 fu la più disastrosa  che la storia veronese ricordi.

Quell’alluvione segnò una svolta tra il plurisecolare rapporto tra Verona e l’Adige, difatti da quel terribile evento nacque la volontà dell’amministrazione cittadina di risolvere definitivamente il problema, scegliendo di domare la natura e di arginare il fiume.

Tra il 1885 ed il 1899 vengono abbattute case lungo il fiume, innalzati muraglioni e rettificato il corso delle acque con l’interramento dei corsi minori, canali e corsi d’acqua. Tutto ciò mutò in modo drastico e doloroso il rapporto tra città e Adige, vanificando la loro millenaria simbiosi: il fiume viene rinserrato e al contempo escluso dalla vita della città.

Vengono necessariamente abbandonate o trasferite altrove tutte le attività produttive legate all’Adige: barcaioli, segherie, fabbriche e con loro i numerosi mulini.

Questi ultimi erano ancorati alla riva con una catena detta “castria” e ci si arrivava tramite una passerella in legno detta “preagna”

Inoltre, essendo navigabile fino al Trentino, l’Adige era stato una delle principali vie di comunicazione del nord Italia favorendo poficui scambi commerciali.

Oggi il fiume scorre entro barriere ordinate e ben inserite nel paesaggio anche se per molto tempo rappresentarono per i Veronesi una drammatica lacerazione, culturale più che urbanistica.

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Quello dell’Attiraglio è, tra i Lungadige veronesi, il più esterno al centro cittadino. La sua costruzione avvenne tra il 1932 e il 1941, e fu ultimata nel 1954.

Partiva nei pressi della località Carota, ovvero Ca’ Rotta, documentata sin dal Duecento, a cui è collegabile anche il nome del monastero benedettino Santa Maria d’Arcarotta, abbattuto durante la spianata veneziana tra 1517 e 1518, ricostruito nel 1520 nel vicino territorio di Quinzano.

 

 

 

 

Proseguì poi con la parte che racchiudeva l’ansa della Campagnola dalla quale rimase il toponimo Lungadige Campagnola. Sappiamo che tutta l’area ad esclusione dell’Arsenale Austriaco era tenuta a orti che venivano irrigarti tramite mulini sull’Adige.

Così appariva l’Adige in questo tratto alla fine dell’Ottocento (foto a destra).

Nel 1904 in Campagnola eramo visibili e funzionanti le ultime sette ruote idrovore.

Alcune storiche foto tratte dal libro Borgo Trento un quartiere del Novecento tra memoria e futuro: 

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A sinistra, vista della Campagnola (anni venti) prima della realizzazione del Lungadige

 

 

 

 

A destra, lavori del Genio Civile per la realizzazione dei muraglioni di Campagnola (primi anni 30)

 

 

 

A sinistra, completamento del muraglione oltre il ponte Castelvecchio

 

 

 

 

A destra, completamento dei muraglioni nella zona Arsenale

 

Realizzazione di Lungadige Matteotti

 

 

Case e mulini natanti sulla riva sul futuro lungadige Matteotti (primo Novecento)

 

 

 

 

 

A destra, la riva del futuro lungadige Matteotti

 

lungadige Matteotti terminato, parecchi anni dopo