Come qui descritto, tra la fine della Grande Guerra e il 1922, con la presentazione di un nuovo piano regolatore, mutano le condizioni e i vincoli per l’edificazione di Borgo Trento.  Ciò permette la cessione di due vasti appezzamenti: il primo alla cooperativa edile Ferrovieri (4.000 mq), il secondo alla cooperativa “la Postelegrafonica” (29.000 mq.)

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Quartiere post-telegrafonici (Farinata degli Uberti)
Dal 22 al 24 vengono realizzati 66 alloggi per la “Cooperativa edificatrice Postelegrafonica” su un’area di 29.000 mq nella parte ovest dell’ansa dell’Adige.
Il progetto è dell’ingegner Adolfo Zordan, capo dell’Ufficio tecnico Comunale, che realizza un villaggio sin troppo ordinato, ma che ha il pregio di voler essere urbano.
Vengono previste abitazioni in fabbricati singoli o doppi secondo uno schema regolare che prevede un affaccio principale e un appezzamento di giardino.


Anche nel giudizio popolare si è realizzato un vero suburbio-giardino che forma una copia sbiadita e più povera dei villini di Via Bixio.
I volumi e i tetti aggettati servono per ricavare ingressi protetti e logge, la varietà dei materiali scompare in favore del solo intonaco, mentre la muratura a graticcio vorrebbe rimandare ad esempi nord europei  

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Quartiere cooperativa Ferrovieri
Per le case della “Cooperativa edile Ferrovieri”, costruite nella prima metà degli anni Venti, l’ingegnere Luigi Bertelè utilizza il tipo della casa bifamiliare; il volume è più compatto e i riferimenti stilistici ricordano maggiormente la tradizione italiana.
Al contrario del villaggio pensato dall’Ing Zordan per i Postelegrafonici, le case dei Ferrovieri vengono realizzate qua e là nel quartiere, ripetendo immutabilmente i medesimi edifici, senza riflettere sui criteri insediativi: si trovano in via dei Mille, Rovereto, Argonne, Abba, Ederle, Menotti ed anche (oggi non più esistenti) sul lungadige Campagnola.

tratto da:Un Quartiere del novecento tra memoria e futuro a cura di Michela Morgante