Pensieri e parole di Bruno: il Molin delle Asse

“Cesiol”

La foto del “Molin de le Asse” è stata presa nella parte retrostante l’ingresso dell’osteria di Via Cesiolo. Detta toponimia deriva dalla voce dialettale “cesiol”, cioè chiesetta. Tal edificio, sconsacrato è ancora visibile presso il portone d’ingresso dell’Istituto delle Suore Missionarie – Pie Madri della Nigrizia e più precisamente a monte di Via Cesiolo – angolo Via Monte Ortigara.

Il luogo dove sorgeva il vetusto stabile del famoso molino (attivato dal Lorì) era quasi del tutto isolato. Oltre la nostra vecchia scuola Elementare   Antonio Provolo, vi erano pochissimi caseggiati. C’era anche un grande prato adiacente a via Nervesa, (non ancora ultimata) che da Via Cesiolo arrivava fino in Via Mameli, dove spesso andavamo a giocare al pallone.

Negli anni cinquanta, alla sera d’estate, con gli amici, a volte, ci fermavamo a cena presso l’osteria – trattoria. Si saliva, dal locale di mescita e per una scala alquanto instabile e si arrivava nel sovrastante cortile ricavato dopo aver spianato il terreno nella parte più bassa della collina.

Dopo aver messo qualche cosa sotto i denti, si poteva giocare a bocce, sotto il severo sguardo della ruota del molino spinta dalle acque del Lorì di Avesa raccolta in un canale di tavole dilegno (le asse).

La popolare balera, (la discoteca … non era ancora stata inventata), era sorta dopo l’ultimo conflitto, era frequentatissima da giovani e meno giovani appartenenti a un ceto medio. Mentre la balera “al Ragno” dislocata sui bastioni, nei pressi di Ponte Garibaldi era frequentata da persone… più chic.

Da rilevare che la popolazione era da poco uscita dal buio tenebroso della guerra e tanta era la voglia di divertirci. Alle 21, d’estate, l’orchestra iniziava la serata e i ballerini allegramente si sfogavano, sotto uno sfolgorio di luci colorate, sotto il gigantesco ombrello di enormi platani.

BRUNO

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Qualche notizia sul Lorì

Il  ruscello chiamato Lorì nasce ad Avesa. Il suo nome deriva da  ”lo Rivo” poi accorciato “lo rì”.

La sorgente è posta a 125 metri sul livello del mare, riceve l’acqua piovana che scorre tra rocce calcaree ed esce in superficie alla temperatura di circa 12°

Dalla metà del XIV secolo il Lorì divenne un importante acquedotto, infatti nel 1368 Cansignorio della Scala portò la sua acqua fino a piazza Erbe , dove una fontana riforniva 300 famiglie.
Serviva inoltre per irrigare gli orti e faveva funzionare circa 8 mulini (tra cui il Mulin delle Asse).

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Nel secolo scorso Avesa divenne famosa per le leggendarie lavandare  che esercitavano il loro lavoro lungo le rive del Lorì dove sono ancora visibili i numerosi lavatoi di pietra.
La funzione del Lorì come acquedotto di Verona terminò nel 1885 con la costruzione di uno nuovo a S. Zeno in monte. Ora purtroppo questo ruscello è stato costretto a correre in un canale di cemento per la gran parte del suo corso lungo via Mameli per sfociare in Adige, una volta nei pressi del ponte  Garibaldi, ora sul lungadige Attiraglio.

una distesa di lenzuola stese ad asciugare

 


 

una piena del Lorì

 

 

 

 

 

 

 

lavandaie sul Lorì

 

 

 

 

 

 

Interessante testimonianza da Verona di ieri di Ferroni del 1938-
trasmessoci dal prof. Maurizio D’alessandro


Due vecchie foci del Lorì (altre pare arrivassero anche a ponte Pietra)

uscita nel vallo vicino a Porta Trento o S. Giorgio.
Uscita sotto il lungadige Matteotti