La nascita di Borgo Trento

 

A monte della città di Verona, nata entro un’ansa descritta dall’Adige, un’altra ansa, di dimensione pressoché uguale e contrapposta, forma con la prima una “S” perfetta.

Così veniva descritta l’ansa che fino a non molti decenni orsono delimitava gli orti della Campagnola (detta anche Sacco) sui quali la mole dell’Arsenale incombeva pressoché incontrastata. Quegli orti rifornivano quotidianamente il mercato di Piazza Erbe delle verdure di stagione qui prodotte con l’ausilio di acqua prelevata dall’Adige e dal Lorì a mezzo di ruote idrovore. Questa è la Campagnola che anche alcuni di noi, non più giovani, hanno conosciuto: la Campagnola della nostra infanzia.

Questa vasta area non fu interessata da interventi edilizi fino alle soglie del Novecento.

Nel 1854, a seguito di un clamoroso tracollo finanziario dei marchesi Malaspina, da secoli proprietari della Campagnola, molti terreni costituenti l’attuale Borgo Trento furono acquistati dalla società presieduta da Luigi Trezza.

Costui, esattore dei dazi durante la dominazione austriaca a partire dal 1854, grazie a una politica di acquisizioni da lui intrapresa, arrivò nel 1886 a un totale di quarantatrè ettari in suo possesso. L’abilità di azione durante le aste giudiziarie e le qualità imprenditoriali del Trezza gli permisero di lasciare in eredità al figlio Cesare (1870) il cospicuo patrimonio di orti e campi coltivati che avrà un ruolo cruciale nelle prime fasi della costruzione del Quartiere.

Nel 1864 venne costruito dall’impresa Neville il ponte poi detto Garibaldi. Nel 1870 migliorerà anche l’accessibilità da sud con l’apertura del ponte Castelvecchio al pubblico e un ulteriore impulso allo sfruttamento edificatorio della zona verrà dato dalla costruzione nel 1889 della ferrovia Verona-Caprino-Garda, ma la società Trezza, a quel tempo presieduta da Cesare figlio di Luigi, non ne pareva interessata: gli orti a mezzadria rendevano bene, perché cambiare?.

Sarà solo verso i primi anni del ‘900 che Borgo Trento (finalmente così denominato) avrà un decollo

Prime vendite dei Trezza

Nel 1908 ha luogo la prima vendita da parte ditta Trezza di un lotto di soli 605 mq. Le regole contrattuali erano molto rigide e miravano a impedire ogni forma di speculazione edilizia: l’acquirente aveva l’obbligo di edificare entro due anni dalle acquisizioni del terreno pena la perdita dello stesso e inoltre doveva sottoporre il progetto, per il benestare, alla ditta Trezza.

Sarà nel 1910 con l’approvazione del piano regolatore (guarda caso!) elaborato dall’Impresa Trezza che Borgo Trento avrà il suo decollo. Detto piano prevedeva tra l’altro, che fossero tracciate nuove strade e che le aree fossero ripartite quadrati di circa 80 m di lato “quanto è sufficiente per la costruzione parallela di due file di case con giardino e accessori” Doveva sorgere un tessuto poco denso a ville e villette sul lotto, la città-giardino di ispirazione inglese.

Cesare Trezza una figura così riservata, non è dunque assente in questa occasione così importante per la sua proprietà.

Pregi ambientali, gravose tassazioni e soprattutto il pedaggio richiesto per l’attraversamento del ponte Garibaldi fino al 1915, indirizzarono lo sviluppo di Borgo Trento verso un’edilizia abitativa di rango elevato. Nacquero così le pregevoli ville Bassani, Tedeschi, Beghini, Cipriani, Salvetat e altre, su progetto dell’arch. Ettore Fagiuoli.

Abolizione dazio

Nel 1915 fu abolita la gravosa gabella per l’attraversamento del ponte. I nuovi residenti della zona decisero di costituire un Comitato per risolvere la tanto discussa questione e allo scopo si impegnarono a finanziare il Comune. La somma raccolta fu di lire 8.550.

Tracollo Ditta Trezza

Con la prima guerra mondiale la situazione finanziaria dei Trezza subì un rovinoso tracollo tanto da determinare la costituzione a Roma dell’Unione Creditori Comm. Cesare Trezza.
Fu proprio questa Unione che presentò un nuovo piano regolatore approvato nel 1919: esso agevolava il frazionamento dei terreni in lotti di grandi dimensioni favorendo le vendite e di conseguenza il recupero dei crediti.

Fu così che nel 1921-22 due vasti appezzamenti furono assegnati alla cooperativa edile Ferrovieri (4.000 mq) e alla cooperativa “la Postelegrafonica” (29.000 mq.)

Il quartiere subì un’evoluzione e cominciarono a moltiplicarsi maestosi complessi plurifamiliari. Emblematico è il condominio a tre piani edificato sul lotto triangolare tra via dei Mille e Via Anzani, realizzato del 1922 da Nicola Arturo Tosadori..

Morte di luigi Trezza

Nel 1922 all’età di 71 anni muore a Verona Cesare Trezza. L’eredità passò alla figlia Maddalena che affidò l’amministrazione dei suoi beni al marito Pietro d’Acquarone.

Un nuovo piano regolatore approvato il 21 dicembre 1923 proponevauna riduzione delle strade, considerate troppo ampie per le esigenze del quartiere, e l’edificazione di quello che sarà ponte della Vittoria.
Ciò significò una notevole rivalutazione per i terreni Trezza che dal 24 al 29 triplicarono il valore.
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La vendita nel 1941 di altri lotti per la costruzione di nuove arterie costituì l’ultima operazione in Campagnola sui terreni Trezza. Riprenderà con modalità diverse nel 1947 dopo la drammatica parentesi della guerra.

Negli anni cinquanta ci sono le premesse perché gli eredi Trezza possano intraprendere le “grandi manovre” guidate dalla vedova d’Acquarone e dai suoi amministratori.

Si assiste infatti a un vero e proprio boom edificatorio, una colata di cemento con tutte le conseguenze del caso: speculazione, disordine edilizio, carenza di verde e di servizi. Nei primi anni del Novecento, vivono nel Borgo 1500 persone, all’inizio degli anni Sessanta ben 18mila.

Nel 1961 fu proposta la cosiddetta “legge ponte” che mirava a limitare le possibilità edificatorie promuovendo l’impegno di una pianificazione controllata. Sennonché essa prescrisse anche il famigerato “anno di moratoria” durante il quale proprietari e costruttori si buttarono a fare il pieno di licenze edilizie e le Amministrazioni comunali a rilasciarle.

Per le nuove costruzioni fu impiegato un ristretto numero di ingegneri e soltanto qualche architetto.

Di qui la scarsa qualità estetica del quartiere, che tuttavia rimase uno dei più esclusivi fino agli anni Ottanta.