Presso Avesa sgorga da una risorgiva il Lorì, brevissimo fiumiciattolo che entra nell’Adige dopo pochi chilometri. Il suo nome deriva da  ”lo Rivo” poi accorciato “lo rì”.

La sorgente è posta a 125 metri sul livello del mare, riceve l’acqua piovana che scorre tra rocce calcaree ed esce in superficie alla temperatura di circa 12°

Dalla metà del XIV secolo il Lorì divenne un importante acquedotto, infatti nel 1368 Cansignorio della Scala portò la sua acqua fino a piazza Erbe , dove una fontana riforniva 300 famiglie.


Serviva inoltre per irrigare gli tutti gli orti della Campagnola (dove ora sorge Borgo Trento) e faveva funzionare circa 8 mulini (tra cui il Mulin delle Asse).

 

E’ noto soprattutto in relazione alle lavandare di Avesa, che qui si recavano in passato a lavare i panni per conto degli alberghi, degli ospedali e dei cittadini benestanti dell’intera città.

Tutt’oggi sono ancora visibili i numerosi lavatoi di pietra.
La funzione del Lorì come acquedotto di Verona terminò nel 1885 con la costruzione di uno nuovo a S. Zeno in monte. Ora purtroppo questo ruscello è stato costretto a correre in un canale di cemento per la gran parte del suo corso lungo via Mameli per sfociare in Adige, una volta nei pressi del ponte  Garibaldi, ora anche dalla bocca di questo leone

Le lavandaie nella postazione che le teneva all’asciutto
una distesa di lenzuola stese ad asciugare

 

una piena del Lorì

 

Lavandaie sul Lorì

 

 

 

 

 

 

 

 

Interessante testimonianza da Verona di ieri di Ferroni del 1938 trasmessoci dal prof. Maurizio D’alessandro

Testimonianza del Sig. Bertani
“L’acqua del Lorì ha aiutato a evitare un’esplosione tale che avrebbe distrutto tutto il paese di Avesa.
In casa mia si raccontava che il 25 aprile 1945 i tedeschi avrebbero fatto saltare la polveriera situata a nord del paese, cosa che fecero. Pero’ il comando tedesco accettò che gli abitanti di Avesa portassero fuori il tritolo dalla polveriera e l’immergessero nelle acque del Lori. Tutti gli “Avesani” uomini, donne e bambini, lavorarono giorno e notte per estrarre la piu grande quantità possibile d’esplosivo.
Finirono la giornata, estenuati ma felici d’aver salvato il paese. L’eplosione della polveriera sventrò la montagna di tufo che la sovrastava.”

Articolo del 24/4/16
L’articolo omette che il tritolo veniva scaricato nel Lorì

 


Due vecchie foci del Lorì (altre pare arrivassero anche a ponte Pietra)

uscita nel vallo vicino a Porta Trento o S. Giorgio.
Uscita sotto il lungadige Matteotti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui si vedono chiaramente i sue manufatti sporgenti e volti verso il basso per impedire l’ingresso dell’acqua del Lorì nelle postazioni militari