(dal blog “voce e pensieri di Bruno”)

Dall’Ospizio all’ospedale

Dobbiamo, prima di tutto, chiarire una cosa: Verona era senza ospedali, ospedali veri, fino all’inizio della “prima guerra mondiale”. – Andiamo con ordine

Già ancor prima dell’anno mille esistevano piccoli ospizi gestiti con buona volontà solo da ordini religiosi, dove trovavano ospitalità persone che non disponevano di alcun bene, vecchi, ammalati e pellegrini. Nella nostra città ve n’erano più d’uno. Ad esempio il più noto, si fa per dire, era gestito dai religiosi di San Fermo e si trovava nell’attuale Vicolo Sant’Andrea

Nel 1200 esisteva a Tomba, dove ora vi è il Policlinico, l’ospedale di S. Giacomo e Lazzaro, per lebbrosi e per i malati di rogna (San Giacomo alla Rogna). La chiesetta a lui intitolata esiste ancora, seppur malconcia, nel parco dell’attuale nosocomio (già del vecchio ospedale per malati di mente).

Si ricorda poi che nel 1300, per opera del marchese Malaspina, fu eretto un ospizio in San Giovanni in Sacco,
nell’allora deserta Campagnola: trovavano rifugio patrizi decaduti e signori che nella loro vita avevano sperperato i loro beni.

Signori di Verona, dopo l’improvvisa morte di Cangrande (1329), il quale non lasciò eredi maschi legittimi,
la Signoria passò ai nipoti: Alberto II e Mastino II, figli di Alboino.
Il potere andò a Mastino, il quale non fu certamente un santo, mentre Alberto era inadatto al comando.

Il tutto per ricordare che il principe scaligero sposò Taddea da Carrara, una donna eccezionale, che ben presto, lasciò il “cattivo” marito per dedicarsi alla cura degli ammalati. L’ospizio, da Lei voluto, si trova, ancor oggi, in Via Pietà
Vecchia sulla destra del nostro duomo, dove ora vi è la Casa del Clero. .

Nel 1520 sorse in Piazza Bra l’ospedale Santa Casa della Misericordia.

Un po’ di storia

Giugno 1914

Le origini degli Istituti Ospitalieri (oggi Azienda Ospedaliera di Verona) risalgono ai primi anni del Cinquecento.
Oggi l’azienda opera su due sedi: l’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento e l’Ospedale policlinico “Gianbattista Rossi” di Borgo Roma. Il nucleo storico dell’Azienda è l’Ospedale di Borgo Trento la cui origine risale all’antico ospedale situato in piazza Bra e denominato Santa Casa della Misericordia che nel 1520 ottenne il riconoscimento ufficiale
della Repubblica di Venezia. Vi si ricoveravano malati, ma anche diseredati senza altra possibilità di accoglienza. L’ospedale era allora essenzialmente luogo di asilo di poveri, pellegrini, mendicanti e soltanto dopo molti secoli, nella seconda metà dell’Ottocento, divenne un luogo di cura dove medici ed infermieri si occupavano soltanto di malati. Alla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento era
ancora prassi che l’ospedale continuasse ad accogliere persone già guarite, ma troppo indigenti per poter essere dimesse.

Pneumologia neoclassiche, era ritenuto inadatto a soddisfare le esigenze sanitarie e sociali della città. Nella struttura si ricoveravano anche i bambini abbandonati e, dal 1807,i malati di mente. Il convento di Sant’Antonio al Corso in via Valverde, reso libero dalle soppressioni napoleoniche, fu indicato come sede del nuovo ospedale che vi fu trasferito nel maggio 1812, passando dall’antica denominazione di “Santa Casa della Misericordia” alla nuova: Ospedale civico di Sant’Antonio. Il Comune acquistò l’ex ospedale della Bra e lo fece demolire fra il 1819 ed il ’20 per realizzare al suo posto l’edificio tuttora esistente: Palazzo Barbieri.

Lascito cavalier Alessandri


Nel 1895 il cavalier Alessandro Alessandri destinava un lascito testamentario ad un istituendo “Ospedale per bambini” per “ospitare e curare i malati poveri di ambo i sessi del Comune di Verona, di età fra i 3 e gli 8 anni
purché non affetti da infermità incurabili o contagiose”video dell’ epoca (archivio ist luce)
Nei primi anni del Novecento Verona fu scossa dalle polemiche sull’ubicazione del nuovo ospedale. Non riuscendo a risolvere la questione dell’area, il lascito giaceva inutilizzato. Il Comune, dopo le dimissioni dell’esecutore testamentario dell’Alessandri, affidò il patrimonio al Patrio Consiglio Ospitaliero

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Acquisto area circostante

Le discussioni sull’ubicazione del nuovo ospedale furono molto accese e si trascinarono
sino a quando la Cassa di Risparmio di Verona deliberò “per proprio conto” l’acquisto del terreno di 3400 metri quadrati, di forma all’incirca triangolare, nella zona nord-ovest di Verona (attuale borgo Trento), fiancheggiante la strada per Trento (attuale via Mameli).

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Realizzazione primo nucleo

La Cassa erogò per tale progetto settantamila lire che il Comune accettò nel 1908. L’ospedale Alessandri, ritenuto realizzazione all’avanguardia in Italia e all’estero, fu inaugurato il 7 giugno 1914 e funzionò a partire da luglio. Nel 1926 il Consiglio Ospitaliero acquistò l’area limitrofa all’Alessandri, inizialmente per costruirvi un nuovo Tubercolosario, lasciando la sede del Chievo.

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Nuovo Ospedale a padiglioni progetto Beccherle

Poi questo progetto fu abbandonato e si pensò di utilizzare la nuova area per trovare una soluzione all’intero problema edilizio ospedaliero cittadino, con la riunificazione dell’ospedale Maggiore Sant’Antonio e dell’Alessandri. Si cominciava a delineare un nuovo Ospedale Maggiore “il quale fosse rispondente alle nuove necessità demografiche, al progresso della scienza e alle aumentate esigenze della tecnica sanitaria”. La discussione sull’opportunità di tale riorganizzazione si protrasse sino al 1930-31 Nel frattempo si decise di modificare lo statuto
dell’Alessandri e fu approvato il progetto Beccherle che prevedeva l’ampliamento del nucleo originario dell’Alessandri e la costruzione di nuovi padiglioni. Il nuovo ospedale avrebbe avuto 875 posti letto,
comprendendo i 400 dell’Ospedale civile di Sant’Antonio in Valverde e i 170 dell’Alessandri.

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Apertura del  nuovo ospedale Civile in  piazzale Stefani

La nascita del nuovo ospedale fu un avvenimento storico per la città. Lo stesso Benito Mussolini vide il cantiere, già
in fase avanzata di realizzazione, durante la sua visita a Verona del 26 settembre 1938.Il nuovo ospedale fu inaugurato il 13 settembre 1942.

Il restauro della palazzina d’ingresso dell’Ospedale Civile Maggiore. Un accurato intervento di restauro ha reso possibile il recupero della facciata del padiglione d’ingresso dell’Ospedale civile maggiore. Lo storico edificio sede delle direzioni dell’Azienda ospedaliera mostra un aspetto elegante che dona a piazzale Stefani nuovo decoro.

L’importante restauro è stato realizzato con il contributo di circa 450mila euro della Fondazione Cariverona, impegnata anche nella costruzione del nuovo Polo chirurgico che sta nascendo al centro dell’ospedale. L’intervento,
conclusosi nel 2006, ha disegnato un ideale ponte fra la storia e il futuro dell’ospedale.

La palazzina d’ingresso appartiene al nucleo originale dell’ospedale e fu inaugurata nel 1942.

I lavori di restauro hanno interessato anche il manto di copertura. Per oltre sette mesi l’edificio è stato protetto da un velario, mentre venivano ripristinati il tetto, le lattonerie e gli intonaci, ridipinta la facciata, sostituiti i serramenti esterni. La pulitura dei marmi consente d’apprezzare nuovamente la partitura della facciata con le colonne ai lati dei finestroni centrali su cui campeggia la scritta Istituti Ospitalieri, le lesene che scandiscono le finestre e la cordonatura a dentelli del sottotetto. Il color ocra chiaro della facciata è stato deciso in base alle indicazioni della Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici. L’edificio, infatti, progettato alla fine degli anni Trenta in stile Novecento dall’ingegner Pio Beccherle, è soggetto a vincolo architettonico.

Storia dei Benefattori del vecchio Ospedale

L’Arena, IL GIORNALE DI VERONA 23/08/2010 CRONACA Pagina

BORGO TRENTO. Numerose lapidi, soprattutto nell’ingresso realizzato
alla fine dell’800, ricordano coloro che donarono i loro beni per la
cura dei poveri e dei bambini. Alessandro Alessandri volle destinare la sua eredità al primo padiglione materno-infantile alla vigilia della Grande Guerra.

È ormai realtà, almeno nelle sue forme esterne, il nuovo edificio
dell’ospedale di Borgo Trento, destinato ad accogliere il Polo
chirurgico con le tecnologie più all’avanguardia.

La nota curiosa è che questo, che sarà per Verona l’ospedale del
prossimo futuro, sta sorgendo a lato del primo edificio sanitario, sorto in Borgo Trento e cioè il padiglione dell’«Alessandri», voluto per curare i bambini e che, oggi, accoglie la divisione di Ortopedia.

L’edificio ha mantenuto in facciata le linee architettoniche del primo Novecento. Era infatti il 7 giugno del 1914, quando venne inaugurato l’ospedale infantile, che, di fatto, ha iniziato l’era moderna della sanità veronese.  leggi tutto…

L’Ospedale Maggiore di Borgo Trento.

L’Arena, IL GIORNALE DI VERONA 23/08/2010 CRONACA Pagina 11

L’OPERA.
Il progetto di Pio Beccherle per l’ospedale di Borgo Trento
propose una struttura a padiglioni tra l’Adige e via Mameli. Mentre la
parte nord era costituita dall’ospedale infantile, da est a ovest erano
previste tre zone: la prima, per ambulatori, accoglienza e
amministrazione; la seconda, al centro, per la cura dei degenti, con il
reparto di chirurgia, e a sud collocati i reparti di medicina, con
oculistica e otoiatria. Affacciati sull’Adige, vi erano gli edifici dei
servizi e, a fianco, l’Istituto di anatomia patologica, la chiesa,
l’alloggio dei padri camilliani e delle suore. Inaugurato il 13
settembre 1942, con una solenne cerimonia pubblica
, circa un anno dopo fu requisito dai reparti sanitari tedeschi. Accanto alle lapidi, sparsi per l’ospedale , anche dei busti: davanti al Centro Marani, c’è la statua in bronzo del professor Roberto Massalongo (1856-1919), famoso neurologo:, opera di Carlo Spazzi del 1922 e alla Maternità c’è il busto del ginecologo Odorico Viana (1877-1942), pregevole opera dello scultore Ruggero Dondè del 1947.

L’ospedale dei veronesi da Sant’ Santonio a Borgo Trento

La storia degli ospedali, luoghi di cura, ricalca la storia delle città.

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“Questo è accaduto a  Verona, come altrove.”

E’ l’osservazione con cui la Dr.ssa Valeria Rainoldi, apre la sua bella ricerca su “L’Ospedale dei veronesi da S. Antonio in Valverde a Borgo Trento”.
E’ naturale che per noi, così legati alla nostra città, questa storia sia particolarmente vicina e, da un punto di vista emotivo, toccante.

Il travaglio che ha subito l’Ospedale di Verona, nel secolo appena passato, soprattutto in concomitanza e per i due eventi bellici, è stato incredibile.
Eppure, sempre, la passione e l’amore dei veronesi hanno prevalso.
Questa ricerca mi sembra particolarmente preziosa ed attuale.
Preziosa perché ripercorre tutte le tappe recenti del nostro Ospedale.
Ha consentito la conoscenza di molto materiale inedito che ha caratterizzato la nascita del nosocomio.
E’ attuale perché, non a caso, la sua pubblicazione è caduta in occasione dell’inaugurazione del nuovo Polo Chirurgico.
L’Ospedale di Verona interpreta in modo quanto mai significativo l’anima dei veronesi. La nascita dell’Ospedale di Borgo Trento è l’epifenomeno di un percorso, da tempo tracciato, dalla nostra città. Verona ha sentito sua questa realtà. Ne ha sofferto i momenti più difficili legati ai tremendi eventi bellici. Ha gioito dei momenti più edificanti di una storia nobile che ci viene invidiata nella cura enell’assistenza degli ammalati.
All’inizio del 1900, grazie al generosissimo lascito di Alessandro Alessandri, viene edificato l’Ospedale per i  Bambini ed inaugurato nel1914.
Nel 1916, viene requisito dai militari in occasione della primaguerra mondiale. In seguito a ciò, subisce un doloroso degrado e, solonel 1923, può riprendere il suo ruolo.
Alla fine degli anni 20, inizia la costruzione degli altri padiglioni per cui si giungerà ad una città – ospedale che, solo nel 1942,  vede la sua inaugurazione. Subito dopo viene occupata dai militari tedeschi sino al termine della seconda guerra mondiale, nel 1945.
E’ commovente ricordare come, col cessare delle ostilità, i veronesi si siano adoperati nel difendere da furti, vandalismi, razzie,  il loro
Ospedale, le attrezzature e i medicinali.
Verona città generosa e solidale.
Ed è bello riportare le parole di San Zeno “……..voi fratelli, la cui generosità è nota a tutte le province e le cui opere caritatevoli sono disseminate, per così dire, in tutte le parti della terra. […..] Le vostre case sono aperte a tutti i viandanti: sotto di voi nessuno, né vivo né morto fu visto a lungo ignudo. Ormai i nostri poveri ignorano
che cosa sia mendicare il cibo; ormai le vedove e i bisognosi redigono il testamento. Potrei dire di più in lode di questa vostra felice generosità, se non foste miei (plura ad laudem huius beatitudinis vestrae possem dicere, nisi essetis mei)”. (Tr I, 14.5.8).


L’Ospedale dei veronesi da Sant’Antonio in Valverde a Borgo Trento”
a cura della Dr.ssa Valeria Rainoldi

pubblicato sulla Rivista Scientifica “Il Fracastoro”

E’ una descrizione molto estesa, particolareggiata e interessantissima

Costituisce un tratto della storia veronese, recuperata
dalla dr.ssa Rainoldi.