Restauro eseguito da Antonio Avena e Ferdinando Forlati tra il 24/26 e da Carlo Scarpa nel 50/56.

Nel 1923 Castelvecchio fu ceduto dallo Stato italiano al Comune di Verona
Appariva così:
Nell’ 800 i francesi avevano infatti apportato profonde trasformazioni al Castello Scaligero abbattendo tutte le merlature e costruendo nella zona della corte d’armi una caserma con sale quadrate comunicanti.
In seguito fu usata allo stesso scopo anche dagli austriaci.
Fu Antonio Aveva direttore dei musei di Verona dal 1915 a convincere l’Amministrazione comunale a trasformare lo storico castello, deturpato da precedenti utilizzi militari, in museo cittadino.

 

 

 

 

 

Tra il 1924 e il 1926 furono avviati i lavori, diretti da Ferdinando Forlati, architetto della Soprintendenza.
Il progetto intendeva riportare alla luce ciò che restava della costruzione scaligera ed esaltare il carattere trecentesco dell’intero complesso, anche con interventi di ricostruzione e di “medievalizzazione” delle parti ottocentesche, a partire dalla caserma napoleonica.
La facciata di quest’ultima fu trasformata con l’inserimento di portali gotici e rinascimentali presi da edifici veronesi distrutti dall’ultima piena ell’Adige. Gli interni furono decorati “in stile” medievale, talora rinascimentale

 

 

 

Il suo destino si lega all’arte dal 1926 quando il re d’Italia, Vittorio Emanuele III, inaugurò appunto il museo d’arte antica della città. 

 

 

 

Ingresso nella corte d’armi-

(I manufatti in basso a destra nella foto, furono utilizzati per il balcone di Giulietta)

 

che nel 1800 era così

 

 

 

 

 

 

 


La II guerra mondiale arrecò gravi danni al museo e alla corte.

Un nuovo restauro fu eseguito dal 1950 al 56 dall’Arch. Carlo Scarpa in chiave moderna e con eccezionali soluzioni che resero il Museo un opera d’arte come le opere in esso esposte.

Fu un intervento importate che riportò il castello agli antichi fasti, destinandolo a sede di uno dei più prestigiosi musei civici dell’alta Italia.Vennero così raccolti nel nuovo spazio museale pregevoli opere provenienti da palazzo Pompei, da Chiese abbandonate e da magazzini improvvisati.

 

 

Da notare: i nuovi lavori di ristrutturazione eseguiti nel dall’arch. Scarpa, con l’abbattimento dello scalone di epoca Napoleonica sotto il mastio, portarono alla luce l’ultimo tratto delle prime mura comunali della città e la porta del Morbio appartenente alla cinta muraria alto-medievale della città. La cosa è particolarmente interessante perché è l’unico posto in Verona in cui si possono vedere le mura affiancate.

 

 

Accadde nel 1943 a Castelvecchio