Il ricordo del prete eroe

Don Stefano Gorzegno si formò spiritualmente tra la parrocchia di San Pietro Apostolo, in via Todeschini, e quella di San Francesco d’Assisi, in viale della Repubblica, al quel tempo retta da don Gianfranco  Ferrari, che diventò il  suo padre spirituale fino alla sua scomparsa, all’età di soli quarantaquattro anni.

Don Stefano (lo ricordiamo) morì per salvare la vita a sette ragazzini che nuotavano nelle acque impetuose del mare di Termoli, nel Molisano. Per questo suo gesto gli fu conferita la Medaglia d’oro al valore civile dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, oltre al Leone d’Oro, consegnato alla Curia scaligera, e quello d’Argento, che hanno ricevuto i suoi genitori, da parte della Regione Veneto. La parrocchia di San Francesco, qualche anno fa, intitolò a don Stefano il nuovo oratorio.

Oggi ci aiuta a ricordarlo il suo amico di sempre, Rosario Russo.

Come conobbe don Stefano?

«La nostra amicizia risale a ben prima che Stefano decidesse di diventare sacerdote, fin da quando eravamo due bambini, ed approfondimmo il nostro rapporto frequentando i gruppi a San Francesco.
Successivamente, durante gli anni universitari, condividemmo l’appartamento e la stanza a Parma, fino a quando don Stefano non scelse di trasferirsi a Roma, al seminario del Laterano, per completare i suoi studi. In realtà, don Stefano voleva incardinarsi il prima possibile nella diocesi di Campobasso.

Questo perché il suo desiderio più forte era quello di servire gli ultimi, le popolazioni più disagiate, sia
materialmente che moralmente, ed avendo conosciuto il vescovo di quella diocesi fece di tutto per realizzare questo suo sogno».

Da lì in poi, come proseguì la vita di don Stefano come prete delle persone meno fortunate?

«Dopo essersi laureato al Seminario lateranense prese direttamente servizio a Roccamandolfi, in provincia di Isernia, e lì rimase per molti
anni, fino a quando a causa di intimidazioni mafiose venne sollevato dall’incarico. Nel 1994, infatti, per esempio gli spararono due colpi di
pistola per intimorirlo mentre era in canonica, perché portava avanti alcune attività, non gradite ai personaggi più influenti del paese, a favore dei ragazzi. Allora, fu destinato dal 1996 al 2001 a Voltago Agordino e Frassené, in provincia di Belluno. Dopo questo periodo di tempo, per accontentarlo nel suo desiderio di tornare in terra molisana, fu destinato a Bojano, in provincia di Campobasso, dove rivestì il ruolo di parroco per due anni, fino a quando non incontrò la morte al mare».

Su don Stefano è stato anche scritto un libro, “Don Stefano Gorzegno – il prete eroe”…

«In questo volume Angelo Spina, anch’egli un sacerdote, racconta gli ultimi momenti della vita di don Stefano e la linea conduttrice della sua esistenza, in cui emerge chiaramente la filosofia, che caratterizzò lo stile di vita di don Stefano. “L’impegno civile per un cristiano è
fondamentale”, sono parole sue. Don Stefano fu una persona di grande interesse culturale e di grande entusiasmo».

Giovanna Benini


Dall’Avvenire del 31 Luglio 2003

Morto da eroe per salvare i suoi chierichetti.

Se ne è andato così, stroncato da un malore, don Stefano Gorzegno, 44 anni, veronese, parroco a Bojano, in Molise. Il prete ha offerto la sua vita quale estremo sacrificio in cambio di quella preziosa di giovani e bambini che rischiavano di annegare nello specchio di mare di località Fucilieri, a nord di Termoli. In sette sono ora ricoverati in ospedale ma se la caveranno. La tragedia si è consumata in pochi e terribili minuti, nel bel mezzo di quella che doveva essere una spensierata gita al mare. La comitiva di don Stefano era giunta da poco, in mattinata, per una giornata da passare al sole. La voglia di sole e mare non ha tenuto a freno i più piccoli del gruppo che si sono subito tuffati in mare. Il mare era increspato ma i bagnanti si sentivano protetti dalla scogliera frangiflutti a 300 metri dalla battigia.

E, invece, intorno alle 11 all’improvviso il dramma: un’onda anomala ha travolto il gruppo che, risucchiato da una forza invisibile invincibile, ha cominciato ad avere forti difficoltà. Don Stefano ha percepito subito il pericolo e ha cominciato a sbracciarsi nel tentativo di togliere di impaccio grandi e piccini. Questi ultimi, di età compresa tra i 6 e i 13 anni, annaspavano terrorizzati tra le onde, qualcuno già beveva copiosamente quando il prete, con la forza della disperazione, ha acciuffato i bagnanti uno dietro l’altro. Nessuno è annegato proprio grazie alla tempestiva reazione di don Stefano, ma una volta sulla battigia, stremato dalla fatica e dalle scariche d adrenalina, il sacerdote si è accasciato.
Prima di spirare, vinto da un infarto, don Stefano ha avuto la forza di dire: “Stanno bene i ragazzi? Bene, molto bene”. Il padre ha detto: “Mio figlio aveva un amore sconfinato per i giovani, che lo ricambiavano apertamente…Era i nostri occhi e la nostra bocca…Se penso a lui, la prima cosa che mi viene in mente è proprio il suo dono”.


Corriere della Sera 31 Luglio 2003

Parroco-eroe tra le onde per i suoi ragazzi Termoli: salva sette giovani, poi un malore lo uccide. «Viveva per il loro sorriso»

Dicono i suoi parrocchiani che don Stefano amava il mare e amava i bambini. Ieri mattina è morto in mare dopo aver salvato sette bambini che non riuscivano più a tornare a riva e che, presi dal panico, non erano più capaci nemmeno di tenersi a galla. Don Stefano li ha tirati su uno per volta. Prima un gruppo di tre o quattro, poi si è buttato di nuovo per andare a recuperare gli altri, prigionieri di correnti, mulinelli e di un fondale traditore e pieno di buche. Li ha salvati tutti, ma alla fine è andato giù lui. E’ svenuto, i polmoni gli si sono riempiti d’ acqua. Quando lo hanno portato a riva era già morto. Erano i bambini di don Stefano, quelli che stavano rischiando di annegare. I bambini della sua parrocchia, e a mare ce li aveva portati lui. Quei cinque e un’ altra trentina almeno. I ragazzi dell’ oratorio, quelli che servivano messa, quelli che cantavano nel coro, quelli che ogni domenica mattina alle dieci erano in chiesa, perché la messa del loro parroco non se la sarebbero persa mai. E poi un gruppo di mamme. Tutti insieme in pullman da Bojano a Termoli, e cioè dal centro del Molise, fino all’ Adriatico. Un’ ora in viaggio e poi pochi minuti in spiaggia prima che si scatenasse il finimondo. Bojano è un paesino che sta ai piedi del Matese, sul versante molisano. E nella parrocchia dei Santi Erasmo e Martino, don Stefano Gorzegno, veronese di 44 anni, ordinato sacerdote nel 1987 proprio nella diocesi di Campobasso, era arrivato poco più di un anno fa, dopo aver girato quasi l’ Italia intera. Prima la laurea in giurisprudenza a Parma, poi gli studi di teologia a Roma e la scoperta della vocazione. Parroco a Isernia, poi a Belluno, quindi il ritorno in Molise, dove si era fatto raggiungere dal papà Pietro Lucio e dalla mamma Graziella, perché questo posto gli piaceva tanto e sperava di poterci rimanere molto a lungo. La signora Elvira, del pastificio di largo Episcopio, proprio di fronte alla chiesa, ha gli occhi lucidi mentre racconta che martedì lo ha visto passare in bicicletta e non lo ha nemmeno salutato «perché come potevo immaginare che poi non lo avrei potuto salutare mai più?». Poi dice che «di uno così Bojano aveva proprio bisogno. Uno che sapeva sorridere sempre, che amava i bambini e soprattutto sapeva far sorridere loro». E per i bambini don Stefano organizzava tante cose e spesso anche le gite. Il paese è carino e ben curato, ma non offre grandi divertimenti. Così il sacerdote, appena poteva, metteva insieme un gruppo e regalava a tutti una giornata diversa. Lui e i suoi parrocchiani, però, non erano mai stati in gita al mare, fino a ieri. In montagna sì, sul Matese lì a due passi. Oppure ai laghi. Una volta avevano anche fatto le cose un po’ più in grande ed erano stati per alcuni giorni in Trentino. Al mare invece non ancora, anche se a don Stefano piaceva eccome. E gli piaceva nuotare e andare sott’ acqua in apnea, e sapeva farlo bene. Era nato a Verona, viveva tra le montagne del Molise, eppure nel cuore aveva il mare. «Aveva nel cuore tante cose perché aveva un cuore grande così – racconta il padre -. Amava il mare come amava la montagna, che era l’ altra sua passione. Ma soprattutto amava i giovani, stabiliva con loro un rapporto speciale. Sapeva raccoglierne le confidenze e dare consigli. Mio figlio credeva nei giovani, e con loro era sempre disponibile». E ai ragazzi della parrocchia di Bojano aveva fatto una promessa: «Quest’ anno vi porto al mare. Di montagne ne abbiamo viste abbastanza, è ora di cambiare». L’ occasione si era presentata quando una delle donne che frequentano la chiesa dei Santi Erasmo e Martino aveva detto di avere una casa a Termoli, che poteva essere un punto d’ appoggio per la comitiva. Non è servita. Ieri pomeriggio erano già quasi tutti a Bojano, anche un paio dei ragazzi che stavano per annegare. Gli altri sono rimasti a Termoli perché li hanno trattenuti per accertamenti in ospedale. In serata, però, sono stati dimessi. Resta ricoverata soltanto una donna che ha cercato di essere soccorritrice ma poi ha dovuto essere soccorsa: non è grave ma ha ancora bisogno di cure. E a Termoli, nell’ obitorio dell’ ospedale, resta il corpo di don Stefano, sul quale stamattina sarà fatta l’ autopsia. Perché anche le storie di cuore, se finiscono in tragedia hanno passaggi obbligati: l’ inchiesta – che qui tocca alla Procura di Larino -, l’ autopsia, il nulla osta del magistrato per poter fare i funerali. Il referto medico spiegherà perché si è fermato il cuore del sacerdote. Alla cronaca tocca il compito di provare a raccontare dove quel cuore, fin quando è stato capace di battere, è riuscito ad arrivare. Chi era sulla spiaggia di Termoli – quella che chiamano del Grattacielo, dove una scogliera fa da frangiflutti e le onde non arrivano altissime anche quando il mare è mosso, ma di contro ha un fondale molto irregolare e numerose correnti – dice che don Stefano aveva ancora l’ abito addosso quando ha capito che i ragazzi erano in pericolo. Cinque persone da salvare sono troppe anche per chi in queste cose è un professionista, e lui non lo era. Ma ci ha provato lo stesso. Senza aspettare che arrivassero quelli di una motovedetta non lontana, che comunque sarebbero dovuti arrivare a nuoto perché il fondale era troppo basso, e ci avrebbero impiegato troppo tempo. E non ha aspettato che arrivassero i bagnini. Non ha aspettato nessuno, ed è vero che se lo avesse fatto forse ora sarebbe vivo, ma i ragazzi no. «Un eroe», dice Roberto Colacillo, il sindaco di Bojano, che in occasione dei funerali (oggi pomeriggio se si finirà in tempo con l’ autopsia, altrimenti domani), proclamerà il lutto cittadino. E aggiunge: «Gli dedicheremo una strada e assegneremo una benemerenza alla sua memoria. Ha dato la vita per i nostri ragazzi, tutta Bojano deve essergli grata per sempre»] Parroco-eroe tra le onde per i suoi ragazzi
Termoli: salva sette giovani, poi un malore lo uccide. «Viveva per il loro sorriso»

Dicono i suoi parrocchiani che don Stefano amava il mare e amava i bambini. Ieri mattina è morto in mare dopo aver salvato sette bambini che non riuscivano più a tornare a riva e che, presi dal panico, non erano più capaci nemmeno di tenersi a galla. Don Stefano li ha tirati su uno per volta. Prima un gruppo di tre o quattro, poi si è buttato di nuovo per andare a recuperare gli altri, prigionieri di correnti, mulinelli e di un fondale traditore e pieno di buche. Li ha salvati tutti, ma alla fine è andato giù lui. E’ svenuto, i polmoni gli si sono riempiti d’ acqua. Quando lo hanno portato a riva era già morto. Erano i bambini di don Stefano, quelli che stavano rischiando di annegare. I bambini della sua parrocchia, e a mare ce li aveva portati lui. Quei cinque e un’ altra trentina almeno. I ragazzi dell’ oratorio, quelli che servivano messa, quelli che cantavano nel coro, quelli che ogni domenica mattina alle dieci erano in chiesa, perché la messa del loro parroco non se la sarebbero persa mai. E poi un gruppo di mamme. Tutti insieme in pullman da Bojano a Termoli, e cioè dal centro del Molise, fino all’ Adriatico. Un’ ora in viaggio e poi pochi minuti in spiaggia prima che si scatenasse il finimondo. Bojano è un paesino che sta ai piedi del Matese, sul versante molisano. E nella parrocchia dei Santi Erasmo e Martino, don Stefano Gorzegno, veronese di 44 anni, ordinato sacerdote nel 1987 proprio nella diocesi di Campobasso, era arrivato poco più di un anno fa, dopo aver girato quasi l’ Italia intera. Prima la laurea in giurisprudenza a Parma, poi gli studi di teologia a Roma e la scoperta della vocazione. Parroco a Isernia, poi a Belluno, quindi il ritorno in Molise, dove si era fatto raggiungere dal papà Pietro Lucio e dalla mamma Graziella, perché questo posto gli piaceva tanto e sperava di poterci rimanere molto a lungo. La signora Elvira, del pastificio di largo Episcopio, proprio di fronte alla chiesa, ha gli occhi lucidi mentre racconta che martedì lo ha visto passare in bicicletta e non lo ha nemmeno salutato «perché come potevo immaginare che poi non lo avrei potuto salutare mai più?». Poi dice che «di uno così Bojano aveva proprio bisogno. Uno che sapeva sorridere sempre, che amava i bambini e soprattutto sapeva far sorridere loro». E per i bambini don Stefano organizzava tante cose e spesso anche le gite. Il paese è carino e ben curato, ma non offre grandi divertimenti. Così il sacerdote, appena poteva, metteva insieme un gruppo e regalava a tutti una giornata diversa. Lui e i suoi parrocchiani, però, non erano mai stati in gita al mare, fino a ieri. In montagna sì, sul Matese lì a due passi. Oppure ai laghi. Una volta avevano anche fatto le cose un po’ più in grande ed erano stati per alcuni giorni in Trentino. Al mare invece non ancora, anche se a don Stefano piaceva eccome. E gli piaceva nuotare e andare sott’ acqua in apnea, e sapeva farlo bene. Era nato a Verona, viveva tra le montagne del Molise, eppure nel cuore aveva il mare. «Aveva nel cuore tante cose perché aveva un cuore grande così – racconta il padre -. Amava il mare come amava la montagna, che era l’ altra sua passione. Ma soprattutto amava i giovani, stabiliva con loro un rapporto speciale. Sapeva raccoglierne le confidenze e dare consigli. Mio figlio credeva nei giovani, e con loro era sempre disponibile». E ai ragazzi della parrocchia di Bojano aveva fatto una promessa: «Quest’ anno vi porto al mare. Di montagne ne abbiamo viste abbastanza, è ora di cambiare». L’ occasione si era presentata quando una delle donne che frequentano la chiesa dei Santi Erasmo e Martino aveva detto di avere una casa a Termoli, che poteva essere un punto d’ appoggio per la comitiva. Non è servita. Ieri pomeriggio erano già quasi tutti a Bojano, anche un paio dei ragazzi che stavano per annegare. Gli altri sono rimasti a Termoli perché li hanno trattenuti per accertamenti in ospedale. In serata, però, sono stati dimessi. Resta ricoverata soltanto una donna che ha cercato di essere soccorritrice ma poi ha dovuto essere soccorsa: non è grave ma ha ancora bisogno di cure. E a Termoli, nell’ obitorio dell’ ospedale, resta il corpo di don Stefano, sul quale stamattina sarà fatta l’ autopsia. Perché anche le storie di cuore, se finiscono in tragedia hanno passaggi obbligati: l’ inchiesta – che qui tocca alla Procura di Larino -, l’ autopsia, il nulla osta del magistrato per poter fare i funerali. Il referto medico spiegherà perché si è fermato il cuore del sacerdote. Alla cronaca tocca il compito di provare a raccontare dove quel cuore, fin quando è stato capace di battere, è riuscito ad arrivare. Chi era sulla spiaggia di Termoli – quella che chiamano del Grattacielo, dove una scogliera fa da frangiflutti e le onde non arrivano altissime anche quando il mare è mosso, ma di contro ha un fondale molto irregolare e numerose correnti – dice che don Stefano aveva ancora l’ abito addosso quando ha capito che i ragazzi erano in pericolo. Cinque persone da salvare sono troppe anche per chi in queste cose è un professionista, e lui non lo era. Ma ci ha provato lo stesso. Senza aspettare che arrivassero quelli di una motovedetta non lontana, che comunque sarebbero dovuti arrivare a nuoto perché il fondale era troppo basso, e ci avrebbero impiegato troppo tempo. E non ha aspettato che arrivassero i bagnini. Non ha aspettato nessuno, ed è vero che se lo avesse fatto forse ora sarebbe vivo, ma i ragazzi no. «Un eroe», dice Roberto Colacillo, il sindaco di Bojano, che in occasione dei funerali (oggi pomeriggio se si finirà in tempo con l’ autopsia, altrimenti domani), proclamerà il lutto cittadino. E aggiunge: «Gli dedicheremo una strada e assegneremo una benemerenza alla sua memoria. Ha dato la vita per i nostri ragazzi, tutta Bojano deve essergli grata per sempre»


Lettera pubblicata in internet di una compagna di classe 

Stefano Gorzegno, è stato per molto tempo il mio compagno di banco a scuola, durante i 5 anni di liceo scientifico “Fracastoro” a Verona.
Parliamo degli anni 70.
Non ho parole per descrivere quale persona meravigliosa fosse già allora.

Si preoccupava che tutti i nostri compagni di classe fossero felici “dentro”. Aveva sempre una parola e un aiuto per tutti coloro che fossero in difficoltà e cercava di coinvolgerci, non solo nello studio, ma anche in numerose attività sportive, perchè Stefano è sempre stato un grande sportivo.
Amava la montagna le camminate d’estate e andare a sciare d’inverno.
E’ stato lui a organizare una bellissima gita scolastica in montagna d’inverno, in un posto dove tutti potessero divertirsi, anche chi non sciava.
Era amato da tutti noi compagni di scuola, ragazzo molto intelligente e bravissimo, che non pensava mai a se stesso, ma agli altri.
Ricordo un amicizia profonda e irripetibile: un amicizia dell’anima e dello spirito.

Dio mi ha fatto il dono di conoscerlo e di avere la sua benedizione telefonica, il giorno prima che morisse.
Quel pomeriggio, erano tanti anni che non lo sentivo, avevo avuto dalla sua mamma, il suo prezioso numero di cellulare e avevo deciso di chiamarlo.
Era come se avessimo interrotto le nostre discussioni di filosofia e piritualità il giorno prima, abbiamo parlato per telefono, un ora, di vita e di morte, perchè gli avevo chiesto dei consigli, per come dare il sollievo dell’anima ai miei pazienti al termine della vita.
Lui mi ha risposto: “Paola, ricordati che l’unica cosa che devi dire ai tuoi pazienti, è quella che non devono mai avere paura, in ogni momento della loro vita, di abbandonarsi tra le braccia di Dio” e poi ha aggiunto: “adesso ti devo lasciare, Dio ti benedica”.

E l’ho salutato tra le lacrime.
Il giorno dopo, Stefano non ha avuto paura di abbandonarsi tra le braccia di Dio e ha lasciato questa vita.
Quando seguo pazienti terminali, lo prego sempre, porto loro il suo messaggio, e lo sento che ci aiuta.

Volevo portare a tutti voi il suo messaggio con affetto
Paola

Dr. Paola Brugnoli, Medico Chirurgo
Spec. in Anestesia e Rianimazione, Verona
paola.brugnoli@libero.it


Una stele per don Gorzegno. Verona celebra il prete eroe.

L’Arena, IL GIORNALE DI VERONA 18/01/2015 CRONACA – Pagina 19

BORGO TRENTO. Cerimonia ai giardini di piazza Vittorio Veneto. Nel 2003 morì salvando alcuni bimbi dall’annegamento.

Commossa mamma Graziella Il vescovo Zenti: «Aveva un alto valore umano e cristiano» Tosi: «Un esempio formidabile».

A Borgo Trento folla di amici e parrocchiani per don Stefano Gorzegno. A lui, ieri mattina sono stati intitolati i giardini di piazza Vittorio Veneto e a ricordare il suo gesto eroico è ora una stele che è stata benedetta del vescovo monsignor Giuseppe Zenti. Sulla pietra dolomitica c’è un bassorilievo bronzeo dello scultore Andrea Ballis che raffigura don Stefano con le quattro parrocchie in cui ha operato come parroco. A presenziare alla cerimonia con la mamma Graziella c’erano il sindaco Flavio Tosi, l’assessore ai Giardini Luigi Pisa, il presidente della seconda Circoscrizione Filippo Grigolini, alcuni consiglieri, autorità civili e religiose, molti cittadini e amici di quartiere che lo ricordano da ragazzo…..continua…

COncerto di musica sacra