Mario Etrari

Mario: solo così lo chiamavano tutti. Bastava il solo nome per identificarlo. Il cognome era un optional che pochi usavano. Anche i nipoti lo chiamavamo semplicemente Mario, omettendo il meno confidenziale zio. Mario, e basta.

Borgo Trento era il suo Borgo: lì era nato, lì era sempre vissuto, lì aveva le sue numerosissime conoscenze. Quando ci fu la necessità di lasciare la casa di Via Da Monte, non c’era verso che accettasse di stabilirsi in un’altra abitazione che non fosse nel suo amato Borgo.

Da 7 anni si è trasferito in cielo, dove la bontà è prescritta, ma dove si sentiva il bisogno di ravvivarla. Allora non si trovò di meglio che chiamare Mario: un uomo buono. Una bontà, la sua, spontanea, disinteressata, genuina, della quale, ne hanno potuto beneficiare soprattutto i poveri, i vecchi, i malati, e i tanti amici di cui era circondato.

Non sappiamo poi se lassù vi siano delle montagne, ma vogliamo credere che ve ne siano. E se ci sono, certamente c’è pure una sezione dell’ANA alla quale Mario è iscritto d’ufficio, in virtù della sua partecipazione alle tante iniziative benefiche e di solidarietà organizzate dagli alpini.

Di sicuro in cielo si festeggia il carnevale e tra le varie maschere è presente el molinar del molin dele Asse, quel personaggio così bene impersonato da Mario nel bacanal de Verona. Un semplice e umile personaggio che tanto si identificava con il suo carattere, timido, faceto, dal simpatico e accattivante sorriso.

Una maschera con la quale andava, vincendo la sua innata timidezza, nelle scuole, negli asili, negli ospedali, nelle case di riposo, rallegrando con le sue argute, ma sempre misurate battute, chi gli stava attorno.

La tua silenziosa, discreta, presenza caro Mario ci manca molto. E manca soprattutto nel tuo Borgo Trento, privato del suo benvoluto personaggio: un uomo mite, buono e alla buona quale tu eri. Grazie Mario per la tua disponibilità, per il tuo modo di essere discreto, allegro, accattivante.           

Andrea

“Il trionfo della Bontà”

di MARIO ETRARI *               

In penombra,
sul palcoscenico della vita,
un straordinario attore
con una maschera da mugnaio,
macinava opere stupende.
La mitezza, l’altruismo,
la serenità e  la generosità
erano, per Lui, pregi intrinsici
che sapeva interpretare
con naturale schiettezza.
Levata la maschera,
ecco un volto
imbiancato, stanco, ma felice
per aver appagato
il “suo” pubblico.
Mentre scende il sipario,
sullo sfondo appariva,
una barca,
e al di là di un ponte,
appena sfumato,
l’ombra gigantesca di Caronte
che lentamente avanzava,
implacabilmente…

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*Mario, nel carnevale veronese,  era il “Molinar del Molin de le Asse” , un vecchio mulino che

si trovava in via Cesiolo.  La poesia è in ricordo di Mario mancato sette anni fa.