MARIO PUPPINI – cenni biografici

Puppini Mario (10/06/1902-04/01/1980) fu una tra le più note e stimate figure della vita veronese. Nato a Mantova, ancora fanciullo era venuto a Verona dove compì i suoi studi e dove svolse per lungo tempo la sua attività professionale presso  l’allora Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno.  Nel 1925, poco dopo essere entrato alla “Cassa”, sposò Wanda Martini, sorella dell’allora nascente stella internazionale della musica lirica il tenore Nino Martini e con il matrimonio divenne padre modello di sei scatenati figli maschi. Professionalmente ebbe una carriera brillantissima tant’è che dopo vari incarichi come direttore di filiali  ed altro divenne  uno dei tre massimi dirigenti come Capo Ragioniere conseguendo anche l’ambito riconoscimento della “Stella al Merito del Lavoro” e di Cavaliere della Repubblica Italiana.
Nonostante gli evidenti impegni professionali ciò che lo ha caratterizzato è stata nel contempo la sua ecletticità. Ancora giovanissimo studente aveva debuttato come poeta dialettale nel 1920 collaborando al vecchio “Can de la Scala”, dando inizio quasi contemporaneamente, nel 1920-1921, ad un lungo periodo di attività pubblicistica nel settore sportivo in vari quotidiani e periodici veronesi e di altre province come il “Gazzettino” di Venezia, il “Tifone” di Roma e il “Brivido Sportivo” di Firenze. Ebbe anche i suoi momenti di gloria come calciatore nella prestigiosa squadra dell’ “Hellas”, quella del 1903.  Più cospicua e interessante invece è da considerare la sua collaborazione, con lo pseudonimo di PUMA, al “Guerin Sportivo” dal 1921 al 1954, anche in veste di inviato speciale.
Nell’immediato dopoguerra, continuò la sua attività giornalistica sportiva su “L’Arena” e sul settimanale “Il Calcio Illustrato”, dove pubblicò, tra l’altro, il primo regolamento illustrato del calcio italiano in collaborazione col noto vignettista Silva. Uomo estremamente poliedrico si profuse anche in attività culturali, ricreative e sociali e, in quest’ambito, va ascritto a suo merito la fondazione del Circolo Dipendenti Cassa di Risparmio, sodalizio del quale fu primo dinamico presidente.
Non va inoltre dimenticata la sua dedizione al Gruppo Veterani Sportivi Veronesi.
In questo periodo Mario Puppini (Puma) ritorna anche al vecchio e mai dimenticato amore per la poesia vernacola.  Con articoli sportivi e poesie dialettali collabora, nel 1946-1947, ai settimanali umoristici cittadini “Fra Giocondo” e “Mastin de la Scala” e pubblica inoltre nel 1960 (con Bruno Moreschi) un nuovo quindicinale, “La Scala de la Ragione”, per trattare le problematiche di Verona.   Le sue composizioni poetiche sono state pubblicate nelle edizioni di “Vita Veronese” in due volumetti di liriche che portano i titoli di “ A tempo perso” del 1949 e “Sfumadure” del 1951.Con altre prestigiose figure di poeti dell’epoca fu tra i fondatori del “Cenacolo di Poesia Dialettale” in nome del quale partecipò, con lusinghieri successi, a premi letterari e a serate di dizione oltre che nel veronese anche in molte altre province.
Quanto segue è solo una parte della sua raccolta di poesie ma vuole, comunque, essere l’affettuoso ricordo di PUMA, vero esempio di Uomo, Papà, Nonno e Professionista che  ha lasciato un forte insegnamento per guardare sempre con impegno, ma anche con serenità alla vita.

R U D A  C H E  G I R A . . .

Quela gran ruda, brasso del mulin,
che masenava e masenava gran,
pociando e ripociando par spiansarse
mi no la vedo …

Le asse marse
che l’Adese faseva scriciolar
apena ch’el sgonfava la so schena,
mi so che i è rivade fin al mar. In frègole.

Ruda, del tempo, che fu,
Mi te rivedo, ruda, mi te sento
nei fioi che cresse, che i se sposa, i va.
E nei neodini cari.

Te sento, ruda, rugolar a pian …
E le me asse, carolade e strasse,
no le tien più.
Se desfa el me mulin.

Ancora poco, più poco …,
e le ‘ndarà dove altre asse speta,
dove hj’è tanti altri che me speta …
Ruda, podendo, gira più pian …!

L A   M E   M A D O N I N A
Intorno al col mi g’ò ‘na cadenina
che, pingolando, la me tien sul cor
‘na medaieta co la Madonina
che l’à volù scansarghe un gran dolor

a quei che me vol ben : la so manina
in quela note la ‘iutà un motor
parchè la morte, pronta e lì, vissina,
no ghe smorsasse al sangue el so calor.

Che bona che l’è stà pensando a mi !
Me l’ò sentì da rente nel momento
che tuto me pareva ormai finì ….

E invesse vivo ancora .. Vivo, e sento
che te vòi ben, Madona ! Stame lì,
sempre, sul cor …, ma rèsteme ‘nca drento !

R O N D I N E L E

Sfriseti neri che ‘ndè ‘vanti e indrìo
de ficheton, traverso ‘l più bel regno,
e che sigando ghe ne fè un desìo
de scaraboci che no lassa el segno,

prestème un momentin le vostre ale !
Volendo, podì farmelo un piaser …
Ve invidio, bei sfriseti ! G’avì scale
e strade che ve porta a quel sentier

che fa sparir là su … ‘Nca mi vorìa
molar in aria, libero, el çervel
parchè ‘l me se desgropa andando via
così, de sbrindolon, nel vostro cel !

Vorìa scaparghe fora a ‘sta rotaia
che liga e porta dove che la vol,
e vègnar a tastar come se viaia
avendoghe de sora … solo el sol !

No ‘verghe gnente che meliga in tera
dove se mùcia crussi su pensieri …,
e no doverme strapegar ‘sta piera
ancò, doman e sempre, come ieri …

Vardando el vìvar che se fa nel cel,
mi sogno quanto belo che sarìa
un mondo come ‘l vostro : sensa fiel …
Sogno, sì, sogno …: che malinconia !

Qua no me piase …, no ghe resto più !
Prestème un par de ale : vegno su !