Nini Martini, il tenore veronese che ispirò il nome a Dean Martin

 

Arena di Verona del 12/2/11 – testo

Il cantante ed attore americano, suo ammiratore si chiamò come lui. –

Il 10 Dicembre 1976, 35 anni fa moriva all’ospedale di Borgo

Trento, per un attacco cardiaco, Nino Martini, uno dei più grandi tenori lirici Veronesi degli anni trenta-quaranta, che fece anche fortuna
negli Stati Uniti come attore cinematografico.

E lucevan le stelle (Puccini -Tosca)

Il tenore Nino Martini (1902-1976)

Nino Martini nasce a Verona il 7 agosto 1902 da Beniamino e Alessandra Tauber nel rione detto dei Cappuccini.
È il secondo di quattro figli (Rosetta, Nino, Wanda e Jolanda); il nonno materno, Tauber Venceslao,nel 1845 era venuto a Verona dalla nativa
Boemia quale militare dell’Imperiale Regio Governo Austriaco.

Per Nino gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza sono come quelli di molti giovani di tutto il mondo: a scuola non brilla certo per impegno e buona volontà come buona parte degli studenti

Nelle vicinanze dela sua abitazione vi era il Patronato alle Stimate dove molti ragazzi e ragazze di Verona si incontravano e passavano il loro tempo in varie attività sotto la guida dei padri Stimatini. Fra l’altro c’era il teatro dove si esibivano molti ragazzi con velleità artistiche.

In tale ambiente  Martini  si fa notare per la sua intelligenza pronta e anche per la sua passione per il canto: uno dei padri stimatini, don Valerio Tommasi, buon intenditore di voci, lo fa cantare come solista durante le funzioni religiose.

Un giorno don Tommasi gli dice “verrai fuori un buon cantante” e fu profeta.

Nel 1920 Martini canta ogni domenica alla Messa delle ore undici nella chiesa di San Fermo in Verona:i fedeli aumentano a vista d’occhio e chi li fa affluire un giovane con la sua voce chiara, robusta e bella.

Nel 1922 viene presentato al soprano veronese Lucia Crestani (1886-1972) che gli fa cantare delle romanze d’opera: senza tante parole gli dice che sarebbe rimasto in prova per un anno e al commiato soggiunge “tu riuscirai”.

Studia con la Crestani per tre anni finchè il 27 e 28 marzo 1925 compare per la prima volta in pubblico al teatro Filarmonico di Verona.

Il debutto ufficiale è al Teatro Sociale di Treviglio, 8 e 9 ottobre 1927, con “Rigoletto” a fianco di Carla Stuardi e Alfredo Tomasini: per tale debutto Martini non ha alcun compenso dall’impresario.

L’anno successivo viene scritturato per l’opera “I Puritani” la cui tessitura, fin dai tempi della prima rappresentazione col grande tenore Rubini, non è mai stata rispettata da altri tenori: le qualità spiccate e sorprendenti della sua voce che gli consentono di raggiungere le più alte note del registro tenorile con facilità e uguaglianza di volume, rendono possibile l’esecuzione dell’opera nel tono originale nel quale fu scritta permettendogli di raggiungere nei sovracuti note
rarissime e di mirabile effetto  (cantava l’aria “Credeasi misera” con un fa sovracuto naturale, non di falsetto).

(manifesto del debutto a Treviglio)

L’opera viene rappresentata al Teatro Lirico Sperimentale di Milano nei giorni 31 marzo e 1 aprile e al Politeama Milanese il 25 e 26 aprile 1928.

Nel giugno 1928 il tenore Giovanni Zenatello che  nel 1913 diede inizio alle stagioni liriche all’Arena di Verona , lo invita per un’ audizione nella sua villa in Quinto di Valpantena: vuole che canti i Puritani e, nel complimentarsi, gli dice che “è il solo tenore che canta tale opera nella giusta tonalità”.

In quello stesso anno, alla fine della stagione lirica in Arena della quale era impresario, Zenatello lo scrittura per una serie di concerti in Francia e nel Belgio e  più tardi a Parigi, Marsiglia,Nizza, Tolosa, Montecarlo e Londra, ottenendo sempre uno strepitoso successo.

Conosce artisti lirici già affermati come Tito Schipa, Giacomo Lauri Volpi e Grace Moore che, fino alla sua tragica morte nel 1947, sarà al suo fianco al Metropolitan e in altri concerti.

Al suo ritorno in Italia il maestro Toscanini gli concede una audizione alla Scala, ma i suoi precedenti impegni non gli permettono di accettare l’offerta di far parte della compagnia del famoso teatro.

(Nino Martini e Maurice Chevalier)

La sera del 13 maggio 1929, assiste per caso a uno dei suoi concerti in Parigi Jesse Lasky, un magnate della cinematografia americana, il quale all’ indomani deve partire per gli Stati Uniti: Mr. Lasky è talmente entusiasta di aver scoperto questo nuovo tenore per il cinema americano da proporgli al mattino successivo, poche ore prima della sua partenza, un contratto per la Paramount Lasky Corporation

A Hollywood  Martini interpreta per la Paramount i films Saluti da Hollywood, Night in Venice, Moonlight and Romance, Clair de luna, Cancion al Fado (in tutti a fianco di Rosita Moreno), Paramount on Parade (con Maurice Chevalier); conosce artisti già famosi come Clara Bow, Dolores del Rio e il violinista Yehudi Menuhin.

Nel febbraio del 1931 ritorna a New York dove inizia a cantare alla radio, passa l’estate in Italia e il 29 gennaio 1932 debutta a Filadelfia con la Philadelphia La Scala Opera Company nell’opera Rigoletto a fianco di Josephine Lucchese e John Charles Thomas; il 4 febbraio, sempre con la Philadelphia La Scala, interpreta “i Pescatori di
perle” con lo stesso cast del 29 Gennaio.

Nel novembre 1932 viene scritturato dalla C.B.S.(Columbia Broadcasting System), la più grande organizzazione radio americana, per conto della quale tiene due concerti alla settimana fino al novembre 1933: gli bastano sei mesi di concerti alla radio per accentrare su di sè l’attenzione di tutti i critici e di tutto il
pubblico degli Stati Uniti diventando uno degli idoli delle folle.

La sua incontrastata affermazione nel campo della radio e la popolarità acquisita inducono Giulio Gatti Casazza, General Manager della Metropolitan Opera Asssociation di New York, a scritturarlo nell’aprile del 1933 per la stagione 1933-1934 al Teatro Metropolitan dove entrerà non come un timido esordiente che deve misurarsi con la diffidenza del pubblico e dei critici, ma quasi da trionfatore.

Per il contributo dato con la sua voce allo sviluppo della radio gli viene conferita la Columbia Medal il 13 giugno 1933 con una cerimonia in
suo

onore, a bordo del transatlantico “Conte di Savoia” all’ancora nel porto di New York, alla presenza di centinaia di persone che gremiscono il salone delle feste della nave.

(riproduzione della Columbia Medal)

Nel suo discorso celebrativo, Paul Anka, dirigente della CBS,lo presenta come “l’uomo che più chiaramente di ogni altro in America, rappresenta quella perfezione artistica per cui la radio vive e progredisce” (The man, who more clearly than one other individual in America, symbolises that artistic perfection whereby radio lives and
grows).

Tutta l’estate del 1933 viene trascorsa a N.Y. per gli impegni che ha con la radio e anche per prepararsi per la nuova stagione lirica. Unico diversivo di tale periodo l’aver fatto il cronista per la CBS, in collegamento con la radio italiana (EIAR) per l’arrivo a Chicago il 15 luglio del generale Italo Balbo con la sua squadra aerea dopo la
trasvolata atlantica e la partecipazione al ricevimento e concerto offerto il 21 luglio dalla città di New York in onore di I. Balbo e dei suoi piloti.

Il debutto al Metropolitan avviene il 28 dicembre 1933 con “Rigoletto”.

Rimane al Metropolitan fino alla stagione 1945-46 e l’elenco delle opere comprende “Don Pasquale, Linda  di Chamonix, Rondine, Barbiere di
Siviglia Boheme, Lucia di Lammermur, Traviata, Gianni Schicchi”.

Viene spesso invitato a feste e ricevimenti presso le più note famiglie di New York e in tali occasioni conosce illustri uomini politici come F.D.Roosevelt, F.La Guardia e altri, artisti lirici e cinematografici già famosi, direttori d’orchestra e impresari.

Un agenzia specializzata aveva raccolto in grossi volumi tutti gli articoli pubblicati sui giornali degli Stati Uniti riguardanti l’attività artistica di Martini dal 1932 al 1951:dalla loro lettura è stato pertanto possibile ricostruire quasi tutta la sua attività artistica e rilevare i grandi successi ottenuti.

Inoltre dalla lettura delle lettere che, settimanalmente dal 1930 scrive alla mamma fino alla sua scomparsa, è possibile ricavare il diario completo di quel periodo: concerti, recite operistiche e relativi compensi, viaggi in treno anche della durata di qualche giorno per spostarsi da una città all’altra degli Stati Uniti.

I ritmi dei concerti e i conseguenti spostamenti sono, a dir poco, estenuanti e ciò risulta dalla lettura dei programmi con gli impegni artistici combinati dai suoi managers L.Evans e J.Salter: durante la sua
carriera invia a ciascun nipote una cartolina da ogni città degli Stati Uniti e del Canada sede di un suo concerto.

Viene nuovamente richiesto dalla CBS per continuare i bisettimanali concerti alla radio e da un’altra compagnia radiofonica per un terzo
concerto sempre nella stessa settimana.

Trascorre l’estate 1934 in Italia con la sua mamma che non avrebbe più rivisto, recandosi in località montane, assistendo a qualche opera
della stagione lirica all’Arena di Verona e facendo il proprio dovere di zio con gli allora quattro nipoti.

Tornato negli Stati Uniti riprende la sua attività concertistica, nel frattempo è scritturato da Jesse Lasky per un film le cui riprese devono iniziare nel maggio 1935 e durare circa dieci settimane (compenso 5000 dollari alla settimana).

Il titolo del film è “Here’s to Romance” (in Italia “Canto d’amore).

Nel giugno 1935 la mamma viene ricoverata all’ospedale per una affezione non riconosciuta dal medico curante e le sue condizioni ben
presto si aggravano: conoscendo l’affetto di Nino per la mamma, dopo un susseguirsi di convulsi telegrammi, si decide di tenergli nascosta la
notizia confidando in un miglioramento, ma avviene l’irreparabile.

È difficile immaginare lo stato d’animo di Zenatello, che è continuamente in contatto con le sorelle, nel dovergli comunicare la scomparsa della mamma: nelle sue lettere Zenatello ricorda che Nino rimase immobile per due giorni, senza mangiare e senza proferire alcuna parola.

Ma ben presto si riprende:dà immediata disposizione per la costruzione nel cimitero di Verona di una tomba monumentale (al suo
interno, sull’altare, la scritta “Nino alla sua adorata mamma”) e vuole che le sorelle Rosetta e Jolanda lo raggiungano negli Stati Uniti ove
rimarranno fino alla primavera del 1937.

Intanto procede la lavorazione del film che viene presentato nell’autunno 1935 riscuotendo ovunque successi e l’anno successivo anche
a Verona dove i suoi concittadini hanno così modo di conoscerlo meglio e sentirlo cantare.

In autunno riprende la sua attività artistica e le sorelle possono rendersi conto della popolarità di cui gode il fratello, assistendo alle recite al Metropolitan e seguendolo in qualche sua tournè.

Non dimentico della sua Patria, alla quale nel novembre del 1935 erano state applicate le sanzioni economiche da parte della Società
delle Nazioni, tiene alcuni concerti per una raccolta di fondi chiamata “Pro oro all’Italia”: solo nel 1965, come segno di riconoscenza, gli
viene conferita una onorificenza da parte del governo italiano.

Nell’estate del 1936, nuovamente scritturato da J.Lasky, interpreta il film “The Gay Desperado” (in Italia “Notti messicane”).
Le riprese del film sono effettuate per la maggior parte nel deserto dell’Arizona e anche le sorelle sono presenti.

Finita la lavorazione del film e dopo una meritata vacanza, riprende la sua attività e nell’estate del 1937, ancora una volta scritturato da
J.Lasky, interpreta il film “Music for Madame” (in Italia “Musica per signora”) a fianco di Joan Fontaine, A.Mowbray, B.Gilbert e con la regia
di John Blystone.

(Cord 812 -12 cilindri cambio elettrico)

Inizia la stagione 1937-1938 con concerti in varie città degli USA, seguono le recite al Metropolitan alternate con una seconda  serie di concerti, uno dei quali il 30 gennaio 1938 nel ricevimento in suo onore all’ambasciata d’Italia a Washington per i concerti “Pro oro all’Italia”.

Nel giugno del 1938, dopo quattro anni, con il “Conte di Savoia” ritorna in Italia ove rimane per un meritato riposo con i suoi familiari fino alla fine di agosto: lo accompagna una favolosa “Cord 812 berlina” oggetto di ammirazione in ogni località ove si reca.

Riprende negli USA la sua attività artistica di concerti alternati con recite al Metropolitan; nell’estate del 1939 la situazione in Europa sconsiglia il ritorno in Italia e trascorre quindi un periodo nei parchi nazionali del Nevada, Colorado con Eleanor D.B. con la quale si lega sentimentalmente.

Nel 1941 acquista la cittadinanza americana e continua la sua attività artistica con concerti negli Stati Uniti; spesse volte si reca nelle basi militari per concerti su invito dell’USO Camp Shows.

Nelle rare lettere che dal 1942 al 1945 sono ricevute via Svizzera dalla famiglia in Italia per interposta persona, racconta sempre del suo
lavoro, dei suoi successi, chiede notizie di tutti non nascondendo una certa preoccupazione per la tragica situazione italiana.

Nel maggio del 1945, su invito della Overseas Division of USO Camp Shows, parte per l’Europa con la segreta speranza di poter in qualche
modo arrivare a Verona.

(Nino Martini e Grace Moore  nello stadio di Norimberga – maggio 1945)

Dopo un lungo e poco confortevole viaggio su un aereo militare C 54 (per la trasvolata New York Europa occorrono quasi 30 ore e devono dormire sul pavimento fra due coperte)  giunge a Parigi dove inizia il giro concertistico per le truppe alleate in varie località della Francia e della Germania (fra l’altro nello stadio di Norimberga e nel teatro wagneriano di Bayreuth).

Il pomeriggio del 3 giugno, in una base militare della Baviera, un colonnello pilota lo vede intento a studiare una carta del sud Europa e gliene chiede il motivo: Martini risponde che vuole sapere a che
distanza si trova da Verona, città dove sono i suoi familiari che non vede da sette anni e dei quali non ha notizia.

La mattina dopo, quattro P51 dell’aviazione americana decollano dalla base e in meno di un ora atterrano all’aeroporto di Verona Villafranca: a bordo di uno di essi c’è Martini e per poterlo trasportare sul caccia monoposto è stata tolta parte dell’apparecchiatura posta dietro il seggiolino del pilota.

Nella tarda mattina di quel giorno si presenta a casa Martini un militare americano, grigio di capelli, che un nipote al momento non
riconosce (l’ultima volta che l’ha visto nel 1938 aveva sei anni), ma subito dopo un altro nipote, incuriosito dalla presenza del militare, lo
riconosce: non è difficile immaginare la sua gioia nel rivedere i familiari incolumi e in buona salute anche se un po’ dimagriti!

A sera i nipoti (sei maschi piuttosto….vivaci), in possesso di alcune  cassette di razzi da segnalazione abbandonati dai tedeschi, organizzano uno spettacolo pirotecnico nel giardino della casa con disappunto della polizia militare alleata che non riesce a farli desistere: solo, una volta esaurita la scorta dei razzi, l’intervento dello zio in divisa riesce a tacitare i militi della MP.

Dopo 24 ore i quattro Mustang ritornano in Germania con Martini che riprende il giro sempre attraverso Germania, Francia e Italia. Durante
la permanenza in Germania capita anche qualche disavventura: un giorno, con l’ufficiale che l’aveva portato a Verona, sono in volo da Norimberga a Pilsen e sorvolando Praga si accorgono di avere sconfinato nella zona di occupazione russa. Costretti all’atterraggio dai russi, rimangono bloccati per diverse ore nell’aeroporto: nessun russo conosce la lingua inglese o tedesca e le uniche parole russe conosciute dai due sono “ti amo, lascia che ti baci, arrivederci”. Alla fine, dopo chissà quali trattative fra autorità militari statunitensi e russe, vengono lasciati ripartire e atterrano a Pilsen con i serbatoi quasi vuoti.

round (Nino Martini  ed il generale Eisenhower)

In luglio la comitiva deve eseguire un concerto all’Arena di Verona al quale sono invitati anche i cittadini veronesi, ma per l’assenza di Grace Moore il concerto si tiene nella sede del comando del 15° Gruppo
di Armate in Verona ove sono invitati sorelle, cognato e nipoti che per la prima volta sentono cantare lo zio.

Martini rimane a Verona per circa una settimana avendo così modo di rendersi conto dei danni causati dalla guerra alla sua città e poi riparte per Roma da dove riprende i concerti per le forze armate americane; alla fine di luglio ritorna negli Stati Uniti e in settembre riprende la sua attività artistica.

I suoi impegni non gli concedono del tempo libero e nel novembre 1945 deve essere portato a Washington con un aereo governativo per poter
tenere un concerto in onore del presidente Harry Truman.  In tale occasione conosce anche il generale Eisenhower per il quale farà propaganda durante la campagna elettorale per la sua elezione presidenziale.

Continua la sua attività artistica con nuove opere del suo reperrtorio e altre e nella primavera del 1946 riceve proposte di contratto dall’Opera di Vienna e per concerti in Danimarca,Svezia, Norvegia alle quali però rinuncia perchè stanco di dover sempre viaggiare: passa l’estate in Italia incontrandosi con conoscenti e in autunno, come sempre, riprende l’attività.

Nell’aprile del 1947 contrae matrimonio con Nancy Maloney e subito parte per l’Italia:a Verona la signora Martini viene subito notata per la sua bella presenza e simpatia.

In giugno è a Londra dove viene scritturato dalla “Two Cities Films Ltd” per la produzione del film “One night with you” (rifacimento del film italiano del 1941 “Fuga a due voci” con Gino Bechi e Irasema
Dilian) regia di Terence Young: gli esterni sono girati in Italia, a Stresa sul lago Maggiore e a Bergamo, gli interni in Inghilterra. In dicembre ritorna negliStati Uniti e nel gennaio del 1948 riprende la sua
attività artistica seguita da una serie di concerti e recite operistiche in Sud Africa. In giugno ritorna in patria per trascorrere le vacanze:a Verona assiste spesso agli spettacoli lirici all’Arena e per riposo si reca a Jesolo, allora pacifico borgo marinaro, sulle Dolomiti, sul lago di Garda del quale è innamorato e a Boscochiesanuovasulla montagna veronese.

In memoria dei suoi genitori, vuole donare all’Ospedale Infantile di Verona un “Blanchard portable plastic respirator”, apparecchiatura
simile al polmone d’acciaio utilizzato specialmente per i bambini colpiti dalla poliomielite allora flagello incontrollato.

Durante la presentazione e la prova della macchina da parte del rappresentante del costruttore americano, il primario pediatrico prof.
Mengoli fa presente la necessità di poter disporre immediatamente dell’apparecchio per un bimbo di Boscochiesanuova in condizioni quanto
mai precarie.

Il rappresentante cede alle richieste del primario perché Nino, oltre a donare l’apparecchio, si assume anche l’onere di far venire per via
aerea un altro apparecchio che possa servire per le dimostrazioni. La direzione dell’ospedale gli promette che sarà dedicata ai suoi genitori
la stanza in cui sarà installato l’apparecchio, ma è solo una promessa in quanto l’apparecchiatura viene posta nello scantinato dell’ospedale e
mai utilizzata.

Nell’autunno ritorna in America per riprendere la sua attività che alterna a periodi di vacanza sempre più lunghi in quanto comincia a
essere stanco e vuole godersi in pace i frutti del suo lavoro.

A Verona nell’ottobre del 1949 tiene un concerto di beneficenza  “Pro fondo streptomicina” e nel marzo 1950, per una promessa fatta a
Zenatello, deceduto a New York nel febbraio 1949, una recita di “Madama Butterfly” con Rina Malatrasi: sono le uniche occasioni in cui canta
nella sua città dopo il 1928.

Nel gennaio del 1952 lascia le scene senza alcun commiato e alla fine dello stesso mese parte per l’Italia.

Negli anni successivi la sua vita si svolge prevalentemente a Verona e senza alcun fatto notevole.

È sempre presente alla stagione lirica all’Arena di Verona, durante l’estate è al mare in Romagna o in montagna sulle Dolomiti, effettua
viaggi nei paesi europei, si interessa dei suoi affari avendo acquistato delle fattorie agricole e poi, dagli anni sessanta, annualmente trascorre un periodo negli Stati Uniti dove ritrova le vecchie conoscenze.

Gli anni passano: nel 1962 nasce Cristina, figlia di un nipote e prima bambina della nipoteria Martini: per questa bambina,che tanto gli
assomiglia, Martini perde letteralmente la testa, vuole vederla più volte al giorno, la segue in ogni suo passo, soddisfa ogni suo capriccio
o desiderio e la colma di ogni genere di doni.

Ma non soddisfa solo i desideri della bisnipote: Martini è sempre stato buono, generoso e altruista e chi si presenta alla sua porta con richiesta di aiuto non si allontana mai a mani vuote.

Non si dimentica della Crestani, sua prima maestra di canto e in stato di indigenza in una casa di riposo, che gli chiede aiuto ricordandogli la promessa che se avesse fatto un giorno carrieral’avrebbe aiutata in caso di bisogno.

E non si dimentica nemmeno di tutti gli amici e conoscenti che non hanno avuto una fortuna pari alla sua, dei Padri dell’Istituto Stimate
dove aveva mosso, per così dire, i primi passi nell’arte del canto.

Il pomeriggio del 9 dicembre 1976 passeggia fra le bancarelle allestite in città in occasione della festa di Santa Lucia cercando doni per i bisnipoti: viene colto da un primo infarto e subito ricoverato all’unità coronarica del reparto cardiologico dell’Ospedale Civile Maggiore, ma a notte un secondo infarto pone fine alla sua vita. (10 dic.1976; 1:45A.

   Paulete Goddard: l’amica di sempre

 

 

 

 

 

 

 

 Grazie a Pier Giorgio Martini Puppini