DEDICATO A GIGI, FRANCESCO E CARLO,  AMICI DI SEMPRE, MA ANCHE A TUTTI I RAGAZZI DELLA VIA PAAL CHE SI RICONOSCONO.

Come tutte le storie, che tali si chiamano, anche la nostra comincia con: c’era una volta .

C’era una volta, ma c’è ancora, ma non è più la stessa, la via Prato Santo, dove noi Ragazzi della via Paal, definizione di Francesco Tirozzi, giocavamo. Era un susseguirsi di giochi dal primo mattino al calar del sole, con qualche rara interruzione per il passaggio di una delle rare automobili, oppure quando qualcuno gridava “ El cana” , cioè il vigile in bicicletta, allora in un nanosecondo scomparivamo.

Dunque la strada era il nostro habitat, il nostro palcoscenico, la nostra casa, la nostra vita. Eravamo “Ragazzi di strada” . E che strada.

Tutt’ intorno regnava la campagna: la via IV Novembre, prima di divenire viale per tornare a via, era una ampia strada bianca. Da via Prato Santo la si raggiungeva attraverso la “Stradina”, altra lasagna bianca, oggi via Tonale, dove da un lato c’ erano campi della famiglia Sandri, delimitati da barriere di sambuchi (saughi), al cui interno si giocava ai dottori, e dall’ altro quelli di Dolci.

Là via Prato Santo era anche un mondo di persone laboriose con le loro piccole attività  commerciali ed artigianali: Antonio, con la moglie Flavia e la piccola di bottega Mafalda, che tanto ci piaceva, il fruttivendolo, mantovano D.o.C., che quando gli fregavamo qualche frutto, perché noi eravamo la banda, ci diceva bonariamente “ Che Dio ‘l te maladissa” ; Alfredo Zera e la signora Pressede, con la loro salumeria e osteria, dove la cassa era posta a metà  tra le due attività  per controllare tutto e tutti, la famiglia Guberti, esuli romagnoli, se esuli, poiché il capofamiglia Mario era scampato al plotone d’ esecuzione dei partigiani, tra i quali c’era anche un suo cugino; e ancora il calzolaio, il lattoniere Berzacola ed il barbiere Antonio Bedoni alias Gino, che nel periodo natalizio distribuiva ai propri clienti piccoli calendari profumati con ammiccanti disegni di splendide ragazze.

E tanti erano anche i bambini, attori di una vita ormai scomparsa, protagonisti del nostro divertimento ricco di fantasia. Si giocava a calcio, si giocava a tamburello, si organizzava il Giro d’ Italia con i quercioletti (tappi delle bibite), disegnandone le tappe che rispecchiavano nelle difficoltà quelle reali.

A questo gioco il migliore era Nino Ceserani, come chi state leggendo lo era nelle corse delle automobiline.

Nelle sere del mese di maggio, dopo essere stati in chiesa a San Giorgio o Sant’ Eufemia, ci si ritrovava ai giardinetti di lungadige Matteotti. Là il gioco era ai quattro cantoni o a nascondersi. Il tepore di quel mese era l’avvisaglia, dopo il rigido inverno, dell’estate ormai alle porte, ingentilito da un profumo diffuso di rose.

Tra i divertimenti vi era anche quello di recitare, lo si faceva solitamente all’ ultimo piano del 19 della nostra via, il piano delle famiglie Ceserani e Tirozzi.

La via Prato Santo, come altre strade o quartieri era organizzata con una banda, ecco il richiamo alla via Paal, il cui massimo esperto è Francesco Tirozzi, da lui la nostra definizione.  Si combatteva, si faceva a sassate (porto ancora un bitorzolo sulla testa) contro i rivali di vie vicine per il controllo del territorio.

Noi avevamo anche le crocerossine: Carlina, Giovanna, Rosa, ed altre delle quali scordo il nome. Qui mi fermo, perchè la storia occuperebbe molto e molto più spazio nel ricordare i diversi e numerosi gustosi particolari, ma negli attuali tempi moderni i cui si stringano le frasi è d’obbligo contenersi.

Con internet si apre il mondo, ma contemporaneamente si aumenta l’incomunicabilità vocale e tattile.

Massimo Rosa