Un obice da 305 costruito nello stabilimento Armstrong di Pozzuoli e portato in prima linea dalle truppe italiane durante la Grande Guerra

L’ANNIVERSARIO. Un secolo fa finiva la prima guerra mondiale che a città e provincia costò un enorme numero di vittime
Zona di retrovia, in realtà il suo ruolo strategico fu fondamentale Il primo bombardamento nel 1915 con 29 vittime. Tre medaglie d’oro

La pagina de L’Arena del 5 novembre 1918

Con oltre ottomila morti Verona pagò uno dei più alti tributi di sangue per la prima guerra mondiale. A un secolo dalla fine di uno dei più devastanti conflitti della storia moderna, la città ne celebra i protagonisti e ne ripercorre le vicende attraverso cerimonie, conferenze, dibattiti con gli storici e pubblicazione di libri, come ricordo ma anche come testimonianza per le future generazioni.RETROVIA. Verona giustamente è stata tratteggiata come una città di retrovia ma avrebbe potuto ritrovarsi in una bolgia infernale se gli austroungarici avessero deciso di sfondare lungo la Valdadige: a farli desistere furono anche le fortificazioni che proprio loro avevano realizzato durante l’impero ottocentesco e le strettoie della valle. Decisero così una strategia diversa: la via dei monti con la calata sul Vicentino che trasformarono il Pasubio e l’altopiano di Asiago in una tomba per decine di migliaia di soldati. Ma proprio per questo Verona grazie anche alle strutture lasciate dagli austriaci come la Provianda, l’Arsenale militare e altre caserme ha avuto un ruolo strategico dal punto di vista militare e vissuto momenti estremamente delicati per la popolazione civile.I PROFUGHI. Per esempio quando l’Italia era ancora neutrale ma l’Europa si infiammava per la guerra, la città dovette far fronte all’arrivo di migliaia di profughi e sfollati che qui cercavano salvezza e arrivavano alla stazione di Porta Vescovo, all’epoca l’unica esistente. E Verona rispose con la mobilitazione di associazioni benefiche e caritatevoli.LE PRIME VITTIME. Tra i primi morti della Grande Guerra troviamo subito due veronesi: non appena l’Austria-Ungheria consegnò la dichiarazione di guerra, le navi che pattugliavano l’Adriatico all’alba del 24 maggio 1915 cominciarono a sparare cannonate sui nostri porti. Venne colpita Ancona dove in caserma si trovavano due veronesi appena chiamati alle armi: Emilio Bologna, 21 anni, di Legnago, contadino e quindi arruolato come zappatore cioè scavatore trincee e Silvio Steccanella, pure lui 21 anni, di Cazzano di Tramigna, macellaio.LE BOMBE IN PIAZZA ERBE. Il 14 novembre 1915 arrivano invece le prime vittime civili gettando la città nello sgomento: la devastazione della guerra piomba nel cuore di piazza Erbe con un bombardamento aereo da parte dell’aviazione austroungarica. Muoiono 29 civili: tra i primi a portare i soccorsi i giovani boy scout, milizia di pace che era nata nell’aprile precedente.BATTISTI. A Verona, dove tra l’altro aveva fatto il servizio militare anche un giovane Benito Mussolini nel corpo dei Bersaglieri tra il 1905 e il 1906 (nel 1914 infiamma la Gran Guardia con un discorso interventista), presta giuramento all’Italia l’alpino Cesare Battisti che, trentino di nascita, opta per il tricolore. Abita in vicolo Filarmonico e lavora a Palazzo Carli. Poi parte per la prima linea, combatte sull’Altissimo e sul Pasubio dove viene catturato. Martire irredentista viene giustiziato a Trento con Fabio Filzi. Anche quest’ultimo, insieme con il fratello fausto era passato da Verona.L’AVIAZIONE. Ma Verona non è solo città di retrovia ma anche preziosa base dell’aviazione: Boscomantico era base per i dirigibili, a Tombetta sulla pista dell’ippodromo era stato ricavato tra viale del lavoro e via Scuderlando un campo per la squadriglia di Farman destinati alla difesa della città. E poi trimotori, caccia e bombardieri Caproni venivano ospitati a Campo di piazza d’Armi, a Oppeano, a Ganfardine. Nel veronese c’era il complesso aeroportuale più grande d’Italia in quel periodo.LE MEDAGLIE D’ORO. Tre le medaglie d’oro veronesi della Prima Guerra mondiale. Gian Carlo Camozzini, eroe sull’Isonzo; Carlo Ederle, artigliere e guida del Carso ucciso sul Piave a 25 anni; Paolo Tolosetto Farinata degli Uberti, che colò a picco con il suo sommergibile in Adriatico nel 1916.IL QUARTIERE. È Borgo Trento il quartiere dove troviamo le maggiori testimonianze a ricordo della Grande Guerra 1915-1918. A cominciare da ponte della Vittoria con le grandiose sculture equestri del Salazzari e che da un lato porta in via Diaz e dall’altra in piazzale Cadorna, i nomi dei due generali protagonisti nel bene e nel male.Sono ben 64 le strade che ricordano il conflitto: da piazzale Cadorna si imbocca via IV Novembre, giorno della vittoria per arrivare in piazza Vittorio Veneto e poi in via XXIV Maggio. Le traverse come via Isonzo o via Farinata degli Uberti o via Camozzini ricordano imprese ed eroi. In totale, un ponte, quattro piazze sono 45 i monumenti che ricordano protagonisti luoghi e fatti, dal monumento a Carlo Ederle realizzato con la pietra del Carso alle lapidi con i bollettini di vittoria. Il centenario dovrebbe essere anche l’occasione per ripulire e rendere leggibili tante targhe ormai sbiadite. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tratto da: arena giornale di verona

Data: 2/11/2018