BIBLIOTECA CAPITOLARE. Incontro allo Scriptorium per il ciclo estivo

Il breve componimento, scritto a Verona, si trovava a margine di un antico testo di preghiere spagnolo giunto in Italia dopo essere passato per Cagliari e Pisa.
Tra i manoscritti e incunaboli dell’antico Scriptorium veronese è racchiuso anche un pezzo di storia della nostra lingua italiana. Cinque le testimonianze più significative dell’evoluzione dal latino al volgare esposte ieri nell’ambito del progetto «Un’estate in Capitolare» promosso da Fondazione Discanto, tra la meraviglia di 200 visitatori.Protagonista l’Indovinello veronese che nel corso dell’VIII secolo un copista di Verona riportò a margine di un più antico testo di preghiere, l’Orazionale mozarabico, redatto in Spagna e giunto in Italia con tappe anche a Cagliari e Pisa, forse per salvarlo dall’invasione dei saraceni. «Separeba boves, alba pratalia araba, albo versorio teneba et negro semen seminaba», recita il breve componimento, ossia tirava a sé i buoi (le dita), arava un prato bianco (la pagina vuota), portava un bianco aratro (la penna d’oca) e seminava un seme nero (le lettere tracciate sulla pagina). Versorio è un termine tipicamente veronese, in uso per indicare l’aratro tutt’oggi, ed è l’indizio linguistico che ha fatto identificare in Verona il luogo di composizione dell’indovinello, a detta di molti studiosi prima testimonianza del passaggio dal latino al volgare. Tra le tesi sul senso dell’utilizzo di questa forma, la più accreditata ci dice «che si trattasse di una prassi degli amanuensi per colloquiare con il lettore», ha spiegato il prefetto della Biblioteca Capitolare monsignor Bruno Fasani, ricordando la studentessa universitaria parmense Liana Calza, che intravvedendo nel frammento veronese la forte somiglianza con un proverbio della nonna, ne decretò tale denominazione.Prima enciclopedia in volgare è il Livre du Trèsor, scritta da Brunetto Latini prima in francese, all’epoca lingua principe della divulgazione scientifica, poi in toscano. Il manoscritto rappresenta un trattato moderno dei saperi, comprensivo di un esteso bestiario e i primi cenni alla bussola, che sancisce l’apertura da una divulgazione elitaria a una più inclusiva.Indiscusso padre della lingua italiana, con il prosimetro della Vita Nuova, di cui è stata proposta copia manoscritta del XIV secolo, Dante conferma l’adesione all’espressione volgare, convinto che la missione etica e culturale dell’intellettuale dovesse esplicarsi non solo nei confronti delle élite di chierici e nobili, ma verso tutti i «nobili d’animo» desiderosi di apprendere. Pregiatissimo il Trattato dei ritmi volgari di Gidino da Sommacampagna, codice manoscritto miniato di cui la Capitolare conserva l’unico esemplare al mondo, il quale riporta la prima descrizione in volgare delle forme metriche e poetiche in uso nel XIV secolo.Unico incunabolo esposto la Macaronea di Tifi degli Odasi, autore padovano del primo esempio di poesia in latino maccheronico (dal maccherone, piatto rustico fatto di più ingredienti), traduzione in versi di racconti universitari goliardici.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 47

Data: 21/07/2018

Note: FRANCESCA SAGLIMBENI - foto Marchiori