Sarà il numero di riproduzione di base a stabilire la forza del contagio

LE STATISTICHE. Un docente spiega cos’è il parametro che nei prossimi mesi farà da bussola per contenere il virus
Minozzo: «In Veneto ora è allo 0,3: vuole dire che dieci persone ne potrebbero contagiare tre All’inizio di marzo il valore era 15»
È il numero di cui parlano tutti: R0 (erre con zero). Nei prossimi mesi conterà più degli altri per contenere i contagi ed evitare nuove restrizioni. Tecnicamente è il «numero di riproduzione di base», in altre parole il numero medio di infezioni secondarie prodotte da un individuo infetto. Un parametro di vitale importanza, che definisce la potenziale trasmissibilità del virus in una popolazione. Si usa per misurare la «forza» dell’epidemia, poiché calcola le quantità di persone che sostengono la circolazione virale e definisce la quota di quelle che dovrebbero essere immunizzate per interromperla. Per fare esempio: con un R0 di 1.5, un ipotetico gruppo di mille persone contagerebbe 1.500 persone.Il professor Marco Minozzo, docente di Statistica e presidente del corso di laurea in Economia e commercio dell’università di Verona, spiega che «l’obiettivo di tutte le misure di distanziamento sociale messe in atto a livello nazionale e locale è di ridurre R0 portandolo a un valore inferiore a uno, più precisamente in un intervallo tra 0.75 e 0.5», tale da soffocare l’epidemia, «perché significherebbe che ogni malato contagia meno di una persona». Attualmente si hanno alcune stime preliminari sul valore di questo parametro, «vanno da un minimo di 1.5 a un massimo di 7, secondo le caratteristiche della popolazione e del contesto», dice. «Stando all’Istituto nazionale di fisica nucleare il Veneto è vicino a 0,3. Un grande risultato se pensiamo che all’inizio di marzo era oltre 15».Una precisazione: siamo abituati a chiamarlo R0, ma questo è il parametro che si usa per una popolazione mai venuta a contatto con il virus Sars-Cov-2. Nel momento in cui partono le azioni per spezzare la catena dei contagi, è più corretto definirlo Rt, dove «t» sta per il tempo intercorso dall’inizio dell’epidemia. Come si calcolano R0 e Rt? Grazie ai modelli matematici Sir, che descrivono il propagarsi delle epidemie. La popolazione sotto studio viene divisa in tre categorie: suscettibili, infetti, rimossi (da cui l’acronimo) per capire come, nel tempo, una parte della popolazione suscettibile diventa infetta e come gli infetti diventano rimossi, vale a dire guariti o deceduti.«È una semplificazione estrema della realtà», sottolinea Minozzo, «ma ti dà dei riferimenti per gestire eventi come questo». In ogni caso i due indici, precisa il professore, «dipendono anche dai nostri comportamenti. Ad esempio, come ci soffiamo il naso o come indossiamo la mascherina. Infatti le misure di distanziamento sociale non incidono sul livello di letalità dell’infezione, né sui tempi di guarigione se non indirettamente, riducendo i ricoveri e quindi liberando risorse e permettendo livelli di cura più elevati».R0 e Rt sono solo gli ultimi nella gran mole di numeri, dati, percentuali e statistiche che ci ha sommersi dall’inizio della pandemia. Tolta l’influenza stagionale, per la quale non sono mai stati messi in campo mezzi conoscitivi così importanti, con il Covid-19 «siamo di fronte alla primissima epidemia dell’era dei Big Data», commenta Minozzo. «Pensiamo al Veneto, dov’è stato sottoposto al tampone il 4 per cento della popolazione. Non è mai accaduto che una percentuale così consistente di popolazione venisse controllata per un virus in un lasso di tempo così ridotto. Non va disperso questo tesoro di informazioni, anzi bisogna trarne vantaggio per fronteggiare anche le future epidemie che siamo destinati a vivere».

Tratto da: l'arena - cronaca- pag.14

Data: 6/05/2020

Note: Laura Perina