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TEATRO LABORATORIO. Commovente monologo sull’alpinista

Come l’anno scorso con Eluana Englaro, l’attore colpisce il cuore degli spettatori con temi delicati

Avevamo già apprezzato Luca Radaelli lo scorso anno al Teatro Laboratorio dove ha commosso gli spettatori con il suo spettacolo su Eluana Englaro muovendo le corde delicate del tema del fine vita con la naturale incisività della sua recitazione, ed anche ques’anno l’attore ha colpito al cuore il folto pubblico con il monologo In vetta- In viaggio con Walter Bonatti, nel quale non solo ha raccontato le imprese del più famoso alpinista italiano che egli ha conosciuto un anno prima che morisse, ma le confidenze che lo scalatore gli ha regalato «con l’affetto (parole di Radaelli) di un padre verso il figlio».Dalla ricca biblioteca di Bonatti nella sua casa in Valtellina che divideva con l’amore della sua vita, la compagna Rossana Podestà, l’attrice anche lei oggi scomparsa, il racconto ha preso il via con l’entusiasmo di chi vuole partire alla scoperta del mondo prima attraverso gli adorati libri, Conrad, Stevenson, Melville, Dante Alighieri, e poi sul campo, o meglio in salita verso le cime o In terre lontane anche titolo di un celebre libro di Bonatti. Accompagnato dalla musica dal vivo del chitarrista di Maurizio Aliffi e coadiuvato dalla proiezione di video e foto d’epoca sulle imprese di Bonatti (tra cui quella maledetta del K2 che costò la morte a molti suoi compagni ed oltre cinquant’anni di battaglia per discolparsi da tutte le accuse) Radaelli ha messo in evidenza l’uomo di luce ancor prima che lo sportivo, facendo capire che per diventare persone speciali in imprese altrettanto speciali, occorre prima di tutto essere persone vere, umili e capaci di guardarsi dentro per poi interpretare nel migliore dei modi ciò che sta fuori, nel mondo, nella natura, oltre il limite che la gente comune non valica. Bonatti non si è mai montato la testa ed ha iniziato a costruire la sua arte di scalatore imparando ad annodare la corda del bucato di sua mamma, e non avendo molti soldi, attrezzando vecchi scarponi con chiodi fatti in casa, per non parlare poi di quel passamontagna improvvisato facendo buchi per gli occhi e la bocca in un sacchetto di stoffa calda. 

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA -cultura- pag. 51

Data: 15/02/2016

Note: o