EMERGENZA INQUINAMENTO. A Verona e nel Nordest sono state rilevate tracce di Rutenio 106, l’Arpav indaga. E il livello di polveri sottili è sempre vicino ai livelli massimi.
Lievi contaminazioni, ma non per incidenti nucleari. Pomari: «Attenzione a fare jogging o sport in città e nelle ore di punta»
In città sono state registrate tracce di radioattività nell’aria. Durante le rilevazioni notturne dello scorso fine settimana, la centralina dell’Osservatorio agenti fisici dell’Arpav posizionata nella sede di via Dominutti in Basso Acquar ha segnato le prime tracce di Rutenio 106.E la contaminazione è stata confermata anche nell’analisi del particolato della notte successiva. Gli esiti della nuova rilevazione si avranno solo oggi ma, dall’ultimo dato noto, il livello è in crescita e valori analoghi sono stati registrati anche nelle altre due centraline venete, a Vicenza e Belluno. Si tratta comunque di concentrazioni circa mille volte minori rispetto alla soglia di allarme per valori che potrebbero iniziare a rappresentare un pericolo per la salute. Per ora, dunque, i livelli documentati sono estremamente bassi e non destano alcuna preoccupazione sotto il profilo sanitario e ambientale. Gli esperti, comunque, stanno monitorando la situazione.L’Arpav prosegue la sua attività di monitoraggio, che dall’incidente nucleare di Chernobyl dell’86 in poi, consiste in un’attività di campionamento del particolato atmosferico costante e continua da parte dell’Osservatorio agenti fisici: una sorveglianza h24 per allerte radiologiche e nucleari.Intanto, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), che ha sede a Roma, e gli omologhi referenti europei stanno cercando di identificare l’origine del fenomeno. Tracce di questa sostanza radioattiva sono state rilevate, infatti, anche in Lombardia e Friuli, in Austria e, se pur in misura minore, in Svizzera.Non è la prima volta che nell’aria veronese si registra radioattività. Alcuni anni fa, le centraline mostrarono concentrazioni un’altra sostanza radioattiva: lo iodio 131. «Si tratta di fenomeni a queste concentrazioni assolutamente non nocivi: è una presenza residuale. Sono lievi contaminazioni che circolano in macroaree regionali e di altri Paesi dovuti a incidenti non di centrali nucleari ma anche di particolari aziende che, involontariamente, rilasciano queste sostanze. Può essere il caso di aziende farmaceutiche o di particolari fusioni in acciaierie», spiega Flavio Trotti, responsabile dell’Osservatorio Agenti Fisici dell’Arpav. Capire da dove proviene la contaminazione è molto difficile: «Le correnti d’aria variano e senza sapere a quale altitudine si è verificato il rilascio della sostanza radioattiva non è possibile ricostruirne il viaggio», aggiunge Trotti.Radioattività a parte, la qualità dell’aria in città rimane comunque pessima. Siamo appena entrati in autunno ma già i valori di Pm10 sono vicini al limite massimo consentito. Lo smog e la concentrazioni di polveri sottili possono avere ricadute pesanti sull’apparato respiratorio. E le persone più a rischio sono proprio quelle che non sanno di esserlo e ritengono invece di godere di ottima salute.Chi soffre di particolari disturbi, infatti, sa bene che durante le ore di punta, le giornate di nebbia e quelle con valori alle stelle, è opportuno rimanere in casa con le finestre chiuse. «Mi preoccupano molto di più le centinaia di persone che circolano in città – magari facendo anche attività fisica in mezzo allo smog – che non sanno di soffrire di processi infiammatori cronici», spiega Carlo Pomari, responsabile del servizio di Fisiopatologia respiratoria dell’ospedale Sacro Cuore di Negrar. «Molti disturbi vengono erroneamente trascurati, invece dovrebbero essere campanelli d’allarme da ascoltare», aggiunge Pomari.Tra questi, la tosse e soprattutto un senso di affaticamento. «Un apparato sano riesce a far fronte all’attacco delle polveri sottili, non inferiori a 5 micron, ma un sistema respiratorio già in parte problematico no». I.N.

Tratto da: arena-cronaca - pag.11

Note: I.N.