L'ingresso del Pronto soccorso dell'ospedale di Borgo Roma

IL CASO. Martedì nero per i pazienti sottoposti ad esami diagnostici
A Borgo Roma un blackout informatico ha fermato il sistema di archiviazione del reparto L’Azienda ospedaliera: «Colpa di un guasto»

«Siamo rimasti ore seduti nella sala d’attesa dell’ospedale di Borgo Roma in attesa di un referto che non si sapeva quando sarebbe arrivato. Tutto il sistema informativo, ci hanno detto, era bloccato». La segnalazione arriva da un veronese che martedì in quei corridoi, accanto alla madre che ha più di ottant’anni, ha dovuto aspettare più di sette ore il risultato di una radiografia. «Me lo hanno consegnato alle sei e mezza del pomeriggio, ma poi è stata necessaria un’altra lastra che mancava insieme ad alcuni esami e alla visita del medico internista che si è presentato dopo due ore per valutare se mia madre era da ricoverare. Alla fine», conclude, «lei era così scombussolata da riuscire ad addormentarsi molto tardi, considerando anche le sue condizioni di salute, mentre io sono tornato a casa alle due di notte». Una via crucis, la definisce, «che mi ha lasciato sconfortato perché certe carenze da un ospedale come Borgo Roma non te le aspetti. E invece…». E invece proprio quel giorno il sistema informatico aveva avuto un black out. «Martedì c’è stato un disservizio sul sistema di archiviazione delle immagini diagnostiche, che ha comportato ritardi nella refertazione degli esami di radiologia», conferma Luca Giobelli, responsabile del Servizio Sistemi Informativi dell’Azienda Ospedaliera. «Ogni sistema informatico», aggiunge, «è soggetto a possibili guasti che in questo frangente sono stati presi in carico immediatamente».Il risultato è stato che decine di pazienti sono stati sottoposti a un’attesa snervante in quella sala, posticipando impegni, appuntamenti, perdendo una intera giornata di lavoro. Perché solitamente il risultato di una radiografia arriva in una manciata di minuti. E invece martedì gli utenti non hanno potuto muoversi da lì perché nessuno era in grado di dire loro quando si sarebbe risolto quel problema informatico. E quando, di conseguenza, avrebbero potuto avere i loro referti. Poco potevano fare medici e infermieri, se non attendere a loro volta che i tecnici facessero ripartire il sistema. «Io vivo a Bergamo, ma sono originario di Verona e ho voluto portare mia mamma in questo ospedale sia perché lei ancora risiede in città ma anche perché considero questa struttura una eccellenza», racconta l’uomo. L’anziana nei giorni scorsi aveva iniziato a soffrire di forti dolori alla schiena, faticava a muoversi, non riusciva a camminare. «Il medico di base ci ha consigliato di andare al Pronto soccorso così martedì mattina, piuttosto presto, l’ho accompagnata. Dopo un’ora di attesa l’hanno visitata e subito indirizzata nel reparto di radiografia. Per capire come intervenire era però necessario il referto. Subito non ci siamo preoccupati del ritardo, abbiamo pensato che potesse starci dal momento che erano tante le persone che doveva fare quell’esame: mia mamma era stanca, certo, e il fatto che non riuscisse a camminare aumentava il disagio». E continua: «Quando però hanno iniziato a trascorrere le ore, sia io che gli altri pazienti presenti, tanti anziani, alcuni anche con l’Alzheimer, abbiamo chiesto delle informazioni. Ci hanno subito spiegato che il problema riguardava il sistema informatico, ma nessuno sapeva dirci quanto sarebbe durato il black out. Il personale dell’ospedale ha cercato in tutti i modi di ridurre il disagio di mia mamma: ma è anziana, era dolorante e, al termine del pomeriggio esausta». «Fino a tarda serata», conclude l’uomo, «non sapevamo se sarebbe dovuta tornare a casa o se l’avrebbero ricoverata, come poi è successo, dopo una visita per la quale abbiamo comunque dovuto aspettare parecchio tempo in più rispetto a quello che ti aspetti da una struttura all’avanguardia come è il Policlinico di Borgo Roma».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 25/01/2019

Note: FRANCESCA LORANDI