“Il Canton del Bepi” di Giuseppe Brugnoli  “L’Arena” del 27.04.2016

BORGO TRENTO, PERCHE’ E’ MEGLIO NON CAMBIARE

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«Borgo Trento: un quartiere che cambia?» è il titolo di un prezioso volumetto che è stato presentato qualche giorno fa nella sala Marani dell’ospedale di Borgo Trento, e che raccoglie i risultati del progetto «Fare comunità a Borgo Trento» a cura dell’Associazione «Abitare Borgo Trento».

Il punto interrogativo posposto al titolo propone, quasi, il quartiere cittadino di Borgo Trento nella categoria delle possibilità, delle eventualità, ma lascia anche trasparire una qualche preoccupazione, in una cittadinanza, come quella di Borgo Trento, che, nel panorama di tutti i quartieri di Verona, si presenta con un qualche compiacimento nei confronti con tutti gli altri agglomerati abitati della città, quasi avesse un qualche privilegio di nascita in un luogo come questo, tra due anse dell’Adige che quasi circonda e delimita il borgo.

In realtà, anzi nella realtà odierna, ci sarebbe, dalla data appena celebrata del 26 aprile 1986, una sola città al mondo che non cambia: Chernobyl, che in quel giorno vide l’esplosione atomica di due reattori della sua centrale nucleare, ed oggi ricomincia ad essere abitata solo da qualche animale selvatico.E quindi non è intempestivo se l’associazione che studia il modo di «abitare Borgo Trento» si preoccupa del destino prossimo o lontano di una comunità civica che non è caratterizzata soltanto dalle sue case, ma che vede in queste una caratteristica di civiltà che non appartiene a tutto il territorio comunale.Infatti, non è un privilegio, è una caratteristica edilizia conquistata lentamente, nel corso dei decenni, con successive acquisizioni e trasformazioni, quella che fa di Borgo Trento il quartiere abitativo più pregiato di Verona, quello che si è permesso nel tempo di escludere ed esiliare, o trasformare in abitazioni di pregio, tutte le costruzioni industriali o commerciali, fino alle residenze sanitarie private come le cliniche recentemente chiuse.

E’ quindi legittimo che gli abitanti di Borgo Trento, i vecchi e i nuovi, soprattutto questi ultimi che a costi maggiori dei vecchi sono diventati cittadini del quartiere, si preoccupino che la zona riceva pochi o nulli cambiamenti, per conservare le prerogative ambientali che ha, e che del resto hanno anche avuto un benefico influsso su altri quartieri adiacenti o dipendenti, come le vecchie frazioni di Avesa e Quinzano e la Valdonega che, sorta accanto agli antichi quartieri della sinistra Adige cittadina, non gravita su di essi ma si atteggia a dependance del Borgo Trento.

Il quale anche oggi, ormai intasato da costruzioni abitative, ripete in gran parte l’armonioso disegno urbanistico che presiedette cent’anni fa alla costruzione delle villette dei postelegrafonici, e che rimane ancor oggi l’esempio per una città da vivere e con cui convivere.
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