L'ingresso dell'ex stabilimento Cardi a Chievo FOTO MARCHIORI

URBANISTICA. Case e negozi al posto della storica fabbrica a Chievo
L’amministrazione Sboarina contraria, ma ormai è impossibile fare modifiche. «Troppo impattante bisognava valutare bene le ricadute sul territorio»
ENRICO GIARDINI
Ex Cardi, a Chievo, dove saranno costruiti tre torri da 18 piani ciascuna. «E questo grazie a Tosi e a Giacino».
Arsenale, «dove spenderemo nove milioni per ristrutturare i tetti degli edifici e dove la riqualificazione è partita». E poi numerosi progetti edilizi, in particolare centri commerciali come quello alla Cercola, a San Michele, bloccati, o ridimensionati come all’ex Tiberghien. «La variante 23? A breve andrà in Giunta, rivista, poi in commissione urbanistica e in Consiglio».
Schierati nella tavola rotonda di sala Arazzi, a Palazzo Barbieri, sparano ad alzo zero. Sono l’assessore a urbanistica, edilizia privata e ambiente, Ilaria Segala, e consiglieri della maggioranza di centrodestra. Il bersaglio? L’ex sindaco e ora consigliere comunale Flavio Tosi, che con il consigliere Alberto Bozza e l’ex assessore all’urbanistica Gian Arnaldo Caleffi hanno definito «ferma» la politica urbanistica dell’Amministrazione Sboarina (L’Arena di ieri), a cominciare dalla variante 23.
«Se a Chievo, nell’area ex Cardi, sorgeranno tre torri di 18 piani ciascuna, per più di trecento nuovi abitanti teorici, bisognerà ringraziare Tosi e l’ex assessore Giacino, riusciti a far approvare un progetto di cui nessuno sapeva i dettagli, per lo meno quelli riferiti all’altezza degli edifici. Le opere non si fermano quando arrivano le ruspe, ma quando si pianificano.
E il progetto dell’ex Cardi purtroppo non si può più evitare». Lo dice la Segala, riferendosi all’ultima versione dell’intervento, di cui il nostro giornale ha più volte riferito nei giorni scorsi, riportando anche la preoccupazione di residenti.«L’ex Cardi è un’area di 25.800 metri quadrati all’ingresso di Chievo e a pochi metri dall’Adige», spiega la Segala, «in un quartiere che nei prossimi anni sarà interessato da numerosi e importanti interventi, nuove costruzioni ma anche recuperi, previsti sia dalla variante 23 che dal cosiddetto Sblocca Italia, decreto legge che prevede semplificazioni per le ristrutturazioni.
Mi chiedo come sia possibile approvare un progetto così impattante come quello delle tre torri senza prima valutarne le ricadute sul territorio in cui si inserisce, a cominciare da quelle viabilistiche», aggiunge. «Abbiamo chiesto agli uffici uno studio specifico per capire quali soluzioni adottare in tema di viabilità e infrastrutture da realizzare insieme all’opera».Parlano dunque di «radicale cambio di metodo» i consiglieri di maggioranza Daniele Perbellini, Maria Fiore Adami, Daniela Drudi, Niccolò Sesso, Vito Comencini, Andrea Velardi, Matteo De Marzi e Paola Bressan. «La scelta di questa Amministrazione di pianificare in modo trasparente, ascoltando le esigenze del territorio e valutando ciascun progetto all’interno di una visione complessiva». Perbellini e Adami ricordano lo stop alla Cercola e il dimezzamento di area commerciale nella riconversione dell’ex lanificio Tiberghien, pure a San Michele.
L’Arsenale? «Ci siamo presi il tempo necessario per ascoltare i cittadini e le loro richieste. Tutti vogliono un Arsenale che resti di proprietà pubblica e così sarà», dice la Bressan. «A giugno via ai primi cantieri per rifare le coperture, entro marzo avremo i risultati dell’indagine per la bonifica. Se negli ultimi dieci anni, invece di fare solo proclami, fosse stato sistemato un tetto ogni anno, non avremmo dovuto iniziare da zero». Come sintetizza Velardi, «anche dire la verità, su ciò che si vuol fare, è in controtendenza rispetto al passato».

Tratto da: L'Arena giornale di Verona

Data: 12/01/2019