La folta coda ieri mattina all'ingresso del Policlinico di Borgo Roma

IL CASO. L’attività è ripresa all’80 per cento, chi aveva le visite prenotate è stato avvisato e gli accertamenti calendarizzati. Ma alle 8 in Borgo Roma c’erano 200 persone
Prova generale fallita, le distanze non sono rispettate Cobello: «Il vademecum per accedere parla chiaro e si arriva all’orario indicato non in anticipo»Con mascherina e distanziati (ma non tanto): in fila per le visite di nuovo in programma all’ospedale
L’appello al buon senso non basta. Il richiamo alle regole, a tutela propria e degli altri, suona ormai come un invito noioso, non come necessità. Non sono bastati, forse, questi mesi di quarantena chiusi in casa, non sono servite le persone finite negli ospedali, le centinaia e centinaia di morti e le migliaia di contagiati che ancora si contano a Verona. Alla prova generale di riapertura andata in onda ieri mattina negli ospedali della città, la gente ha dimostrato di non aver capito. Tanto che il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria integrata di Verona s’è messo davanti a Facebook, in video conferenza, quasi ad implorare «che non capiti più», che «è necessario tenere il Coronavirus fuori dall’ospedale» e che «ci riusciamo solo se tutti collaboriamo e rispettiamo le regole, non come oggi». Ieri, infatti, lo spettacolino andato in onda a Borgo Roma non è stato per niente rassicurante: se al primo giorno di «fuori tutti» non si rispettano le norme anti-epidemia, allora non ci siamo e siamo a rischio. «Le code di questa mattina formate da chi aveva appuntamento per una visita o una prestazione», ha detto Cobello, «con la gente appiccicata, non devono più verificarsi. Il vademecum da rispettare per accedere in azienda parla chiaro e dice, ad esempio, che si viene solo con il foglio che attesti l’appuntamento, non in anticipo ma all’orario indicato e da soli, a meno che non si sia disabili, nel qual caso è consentito un solo accompagnatore che però aspetta all’esterno della struttura, evitando gli assembramenti. Naturalmente, il tutto con mascherina, guanti e pulendosi le mani con il gel disinfettante disponibile ovunque in ospedale».«Invece», sospirava Cobello, «il debutto di oggi non è andato nel migliore dei modi: abbiamo avuto anche quattro persone per un paziente, e non è accettabile! Vi prego: chi ha bisogno di recarsi qui lo faccia indossando i dispositivi di protezione e rispettando il distanziamento sociale così come previsto dalle disposizioni di legge. La pandemia non è passata ed essere superficiali in questo momento potrebbe costare caro a tutti: non possiamo permettercelo». Poi, a chiusura, quasi fosse una preghiera: «Mascherine e distanza di almeno un metro sono l’abc ovunque ma soprattutto qui. Sia chiaro che se qualcuno si presentasse con la temperatura corporea sopra i 37.5, dato che all’ingresso abbiamo postazioni di misurazione della stessa con la compilazione di un questionario che certifica la mancanza di altri sintomi, lo rimandiamo immediatamente a casa, annulliamo l’accertamento e lo riprogrammiamo».L’attività in azienda ospedaliera da ieri è ripartita all’80 per cento: nelle scorse settimane, via telefono, i pazienti sono stati tutti contatti e a ciascuno è stata fissata una nuova data per la prestazione saltata. «Abbiamo ricalendarizzato 30mila visite», ha sottolineato il dg, «nel giro di qualche mese dovremmo riuscire ad espletare tutte le pratiche: giugno e luglio saranno mesi di intenso lavoro, durante i quali confidiamo di poter contare sulla pazienza e sulla collaborazione dei cittadini». Le regole per accedere in Aoui sono ferree, con tanto di guardie per i controlli: prima di mettere piede in ospedale c’è un pre-triage che consente di mettere in sicurezza chi entra e chi già si trova all’interno. Ieri mattina, al Policlinico, decine di persone erano in fila per entrare, senza alcuna distanza di sicurezza. «Posso confermare che già alle 8», è la testimonianza di un paziente, «ce ne erano circa 200, sempre con gli accompagnatori che non dovrebbero entrare se sei autonomo. La colpa non è dell’ospedale ma della gente che dimostra di non aver capito niente». E un altro: «Alle 7.30 c’erano almeno 100 pazienti nella hall di Borgo Roma che aspettavano la misurazione della febbre. L’impressione non è stata quella di sentirsi al sicuro».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 5/05/2020

Note: Camilla Ferro