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MEDICINA. Il lavoro del team dell’Università di Verona è stato pubblicato su «Neurology»

Lo studio del professor Michele Tinazzi ha coinvolto 1.631 pazienti .Malattia di Parkinson: individuati i possibili fattori di rischio implicati nello sviluppo delle alterazioni posturali. I risultati dello studio coordinato da Verona pubblicati su Neurology. La malattia di Parkinson, è la seconda più comune patologia neurodegenerativa dopo la malattia di Alzheimer, con una prevalenza stimata del due per cento nella settima decade di vita. In Veneto si stima un numero di circa 18.000 pazienti affetti da malattia di Parkinson o da parkinsonismi, di cui almeno il 25 per cento a Verona e provincia. Con il progredire della malattia compare un graduale incremento del grado di disabilità del paziente dovuto all’insorgenza di disturbi non-motori (disturbi dell’umore, del sonno e cognitivi) e motori tra cui alterazioni posturali, spesso invalidanti, quali la deviazione laterale del tronco, la flessione anteriore del tronco e del collo.Il rapido riconoscimento dei disturbi posturali e l’adozione di specifiche procedure farmacologiche e riabilitative possono rallentare l’evoluzione della malattia di Parkinson verso forme più severe. Un contributo fondamentale in questa direzione arriva da uno studio multicentrico italiano coordinato da Michele Tinazzi, professore associato di Neurologia del dipartimento di Scienze Neurologiche, Biomediche e del Movimento, di cui è direttore il professor Andrea Sbarbati, dell’Università di Verona i cui risultati sono stati pubblicati sono stati pubblicati, il 17 novembre, sulla prestigiosa rivista statunitense Neurology.La ricerca «Pisa Syndrome in Parkinson’s disease: an observational multicenter italian study» ha coinvolto 1.631 pazienti affetti da malattia di Parkinson. Per la prima volta in letteratura, spiega Tinazzi, «abbiamo mostrato l’elevata prevalenza del disturbo, i possibili fattori di rischio implicati nella sua insorgenza, le condizioni mediche più frequentemente associate nonché l’impatto sulla qualità di vita di tali condizioni nelle persone affette da malattia di Parkinson. I risultati dello studio si rivelano di notevole importanza non solo per implementare le conoscenze circa la fisiopatologia dei disturbi posturali, a oggi quasi sconosciuta, ma anche per pianificare specifici percorsi diagnostico-terapeutici per prevenire lo sviluppo di tali condizioni e di instaurare un trattamento mirato». Il lavoro scientifico nasce da una ricerca basata su studi pilota clinici, neurofisiologici e di neuroimaging condotti negli ultimi anni da Tinazzi con il contributo di preziosi collaboratori quali Sarah Ottaviani, Giovanna Squintani, Tommaso Bovi, Federica Bombieri della sezione di Scienze Motorie, Christian Geroin e Marialuisa Gandolfi della sezione di Medicina Fisica e Riabilitazione. Si tratta del quarto studio osservazionale multicentrico italiano coordinato dal team dell’ateneo scaligero, relativo agli aspetti clinici e fisiopatologici della malattia di Parkinson e dei Parkinsonismi. Hanno, inoltre, collaborato altri 21 centri e università italiane specializzati nella malattia di Parkinson e disordini del movimento tra cui il Centro Parkinson dell’Università di Salerno. Tinazzi è da anni il responsabile del Centro Parkinson e Disordini del Movimento, riconosciuto come unico Centro Regionale Specializzato della Regione Veneto per lo studio dei disordini del movimento che opera all’interno dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, ed è un punto di riferimento nazionale.  

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA - cronaca - pag.22

Data: 19/11/2015