La dottoressa Giovanna Paolone, ricercatrice della nostra Università

PERSONAGGIO. Giovanna Paolone ha firmato uno studio pubblicato su una rivista scientifica
Può ridurre le crisi del 75% in due settimane. «Ci vuole ancora tempo»
C’è un trattamento innovativo, sperimentato a livello preclinico, che riduce le crisi epilettiche del 75% in due settimane e del 93% in tre mesi. È il primo passo verso una cura possibile dell’epilessia e i risultati «lasciano ben sperare per il futuro». Parole di Giovanna Paolone, 42 anni, ricercatrice del dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica dell’università di Verona. È sua la prima firma in calce a uno studio pubblicato sulla rivista «Journal of Neuroscience», frutto di un lavoro condotto mentre era assegnista di ricerca all’università di Ferrara e in collaborazione con l’azienda Gloriana Therapeutics, la biotech americana che ha sviluppato la metodica.La scoperta riguarda una proteina in grado di ripristinare l’attività fisiologica delle cellule cerebrali malate. Si tratta della Gdnf, acronimo per Glial cell-Derived Neurotrophic Factor, molecola con proprietà neuroprotettive e neurorigenerative già note. Finora, però, era impossibile farla arrivare nell’area del cervello danneggiata dalla patologia, cioè l’ippocampo, perché la barriera ematoencefalica impediva il passaggio. Così le cellule della retina che la contengono sono state incapsulate in un piccolissimo dispositivo semimpermeabile e biocompatibile, poi impiantato, che rilascia la sostanza in maniera costante.I risultati della sperimentazione suggeriscono che il trattamento sia non soltanto sintomatico, ma anche potenzialmente risolutivo. Infatti gli scienziati che hanno condotto lo studio negli Stati Uniti, applicando la tecnologia e un modello di epilessia del lobo temporale di animali da laboratorio, hanno dimostrato che gli effetti sulla frequenza delle crisi epilettiche persistono anche dopo la rimozione della microcapsula. Dunque l’ipotesi è che il trattamento agisca sulle alterazioni neurobiologiche sottostanti la malattia stessa, peraltro senza effetti collaterali o di tossicità. «Gli esiti sono molto promettenti», dice Paolone. «Al momento si continua a esplorare l’effetto terapeutico di questa innovazione. Ma, forti dei buoni risultati, si cerca di adempiere tutti i requisiti per svolgere uno studio clinico sull’uomo. Ci vorrà tempo».Paolone è laureata in Psicologia sperimentale alla Sapienza di Roma e ha un dottorato in Farmacologia. Ha all’attivo due esperienze in Canada, fra cui un training post dottorato di due anni sull’aspetto cognitivo delle tossicodipendenze, più un percorso di cinque anni all’University of Michigan. Il trasferimento a Ferrara è avvenuto nell’ambito del programma EpiXchange finanziato dalla Comunità europea, coordinato dall’epilettologo Michele Simonato, anche se una borsa di studio «Marie Curie» l’ha riportata per sette mesi negli Stati Uniti per lavorare nella biotech che ha sviluppato l’infusore di proteina anti-epilessia. Da giugno 2018 è ricercatrice a Verona, impegnata in un progetto sull’utilizzo della stessa tecnologia per il trattamento di patologie neurodegenerative psichiatriche come l’Alzheimer e il Parkinson.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 23

Data: 2/02/2019

Note: Laura Perina