Confronto fra lo stato attuale e il rendering della facciata restaurata

LA SVOLTA. L’edificio cinquecentesco già sede dei uffici della Provincia e proprietà di Cariverona, ora è di una società
Dopo un lungo periodo di abbandono e degrado, avviato il cantiere: dovrebbe essere tutto pronto nel 2021. L’architetto: «Recupero ma anche valorizzazione storica»

È iniziata la rinascita di palazzo Bottagisio, affacciato all’angolo tra via Leoni e stradone San Fermo.Il bel fabbricato in stile tardo gotico-veneziano, eroso dal degrado dopo essere rimasto nel limbo per anni, a seguito di vari passaggi di proprietà, si appresta a nuova vita: entro il 2021 il cantiere di riqualificazione avviato di recente lo trasformerà in un immobile di pregio con spazi commerciali al pianterreno e una ventina di appartamenti di lusso ai piani superiori.DIMORA in passato di facoltose famiglie veronesi (il nome completo è palazzo Boldiero Malaspina Bottagisio), nel 2018 l’edificio cinquecentesco è passato dalle mani della Fondazione Cariverona a quelle della società privata Cufra srl, che si occupa di affitto e gestione di immobili e il 10 dicembre scorso ha dato avvio ai lavori di ripristino delle pareti esterne. Si stimano cinque mesi, dopodiché partirà il recupero degli ambienti interni.Fino al 2012 lo stabile era appartenuto alla Provincia, che vi aveva insediato gli uffici del settore Caccia e Pesca poi trasferiti in via delle Franceschine. La Cariverona l’aveva acquisito tramite asta al prezzo di sette milioni di euro, per poi trasferirlo al fondo d’investimento immobiliare Mediolanum Property, gestito dalla società Torre Sgr a partire dal 2015.MA NEL FRATTEMPO il palazzo ha iniziato a cedere sotto i colpi dell’incuria, tant’è che, fino alla comparsa del telo protettivo che ora le avvolge, dalla strada erano visibili le paratie installate per evitare il crollo di calcinacci sul marciapiede sottostante. Nel 2007 fu addirittura necessario un corposo intervento di pulizia e disinfestazione da parte della Ulss, per l’accumulo di sporcizia e carcasse di volatili negli spazi interni.Il problema, superato, è sempre stato quello della destinazione d’uso: palazzo Bottagisio era vincolato all’utilizzo pubblico e l’ipotesi di riconvertire gli ambienti in uffici aveva scoraggiato i potenziali acquirenti. D’altra parte, per la Fondazione era impossibile inserirlo nel piano Folin per la valorizzazione economica e sociale degli immobili ex Cariverona, perché si trova al di fuori del perimetro della città romana.IL DIRETTORE dei lavori è l’architetto Lucio Merlini, dello studio Design Architectural Concept di Villafranca. «La facciata è già stata messa in sicurezza», spiega, «e nei prossimi mesi si procederà alla manutenzione dell’intonaco, ormai sbriciolato, e degli infissi cadenti e anneriti dal tempo». Invece il cantiere all’interno durerà pressapoco due anni. «La finalità dell’intervento, oltre al recupero funzionale, è la valorizzazione dello stabile dal punto di vista architettonico e storico», precisa il professionista.Palazzo Bottagisio ha sei portoni di entrata, venti monofore tardogotiche al primo piano, sei balconi e una trifora sopra l’arcone principale, tutte in marmo rosso di Sant’Ambrogio. Presenta «pavimenti e soffitti di valore artistico», sottolinea Merlini, «una scala monumentale importante e, nella corte interna che fungerà da punto d’accoglienza dei nuovi spazi commerciali, una scultura chiamata “Della verità” che verrà restaurata».E collocato com’è, di fronte alla basilica di San Fermo, «è un elemento d’angolo anche ambientale».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 9/01/2019

Note: Laura Perina - foto Marchiori