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IL FUTURO. Il professionista è contrario all´espansione indiscriminata del cemento e alle speculazioni sul territorio.

«A Castel San Pietro, come dice Cecchini, avrei organizzato il Museo della città dotato di ristorante».

«Nel nostro lavoro lo sforzo di aggiornarsi è costante. Dobbiamo restare aderenti alle richieste del committente ma armonizzarle con le esigenze del territorio. E questo richiede sempre passione. Ce ne vuole tanta nel disegnare una sedia come nel progettare un grattacielo». L´architetto Romualdo Cambruzzi è convinto che il lavoro dell´architetto abbia un grande futuro se si sapranno conciliare le esigenze dello sviluppo edilizio con quelle del rispetto ambientale.
«Per questo è così importante rinnovare l´edilizia senza occupare altro territorio», spiega il professionista. «Certo, va fatta una cernita tra ciò che ha un valore storico e artistico e ciò che non ne ha. Quando uno stabile si può recuperare ne va ripristinata la qualità, a partire dagli impianti e procedendo con la parte estetica». E mostra qualche foto di suoi interventi su palazzine fatiscenti ridiventate degne di essere abitate.
«Dobbiamo! passare dall´era della speculazione edilizia e dello sfruttamento indiscriminato del territorio all´era delle cose pensate», aggiunge Cambruzzi, «eliminando lo sfruttamento parassitario del suolo. La proprietà di un terreno non significa che su di esso vi si possa costruire qualsiasi cosa. E questo è uno degli scogli quando un Comune deve elaborare un piano regolatore. Ma ne va del nostro futuro».
Cosa eliminerebbe a Verona se ne avesse la possibilità? «Tutta la zona della Zai è stata gestita in passato in un modo che neppure il più basso speculatore avrebbe fatto», risponde con una vena caustica l´architetto Cambruzzi. «Quell´area è stata lottizzata, venduta e utilizzata senza un´adeguata distinzione tra le funzioni che ha assunto nel tempo. Doveva essere un centro direzionale ma lo è solo in parte. Doveva essere un´area industriale ma, in realtà, è piena di capannoni e magazzini usati come depositi. Un´accozzaglia di attività mescolata alle case. Se potessi qui farei  una profonda revisione cercando riqualificare qust´area un po´ come feci con l´ingegner Muttoni quando, in qualità di amministratore dell´Agec, operai nel Villaggio dell´Oca Bianca».
Che ne farebbe dell´Arsenale visto che ne fece uno studio per la predisposizione di un concorso per il suo utilizzo? «Per me ci avrei trasferito il museo di Storia naturale e ci avrei insediato anche l´Accademia Cignaroli oltre ad alcuni servizi fondamentali per il mondo culturale, con qualche attività pubblica. Sono contrario all´ipotesi di una cessione ai privati. Per me l´Arsenale deve restare un patrimonio pubblico».            E Castel San Pietro? «Sono d´accordo con il collega Libero Cecchini quando ha detto che quello sarebbe stato il posto giusto per collocarci il Museo della città. Io ci aggiungerei anche un ristorante sopra, per i visitatori. Sarebbe un formidabile polo d´attrazione turistica anzichè un luogo appetibile solo dalle scolaresche».E.CARD.

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 4/04/2013

Note: CRONACA – Pagina 18