Tutto pronto per il ritorno a scuola di centomila ragazzi

SUONA LA CAMPANELLA. L’appello del sindaco e del dg dell’Ulss 9: «Mettete i figli sugli autobus, sono sicuri». Ma le famiglie si sono organizzate per accompagnarli in auto
La carica di 108mila studenti sulle strade dirette alle scuole sarà un duro banco di prova per il traffico Abbonati Atv calati dell’80 per cento

E’ arrivato il giorno della grande prova. Si torna finalmente a scuola e si intasa, di sicuro, la città. Il timore del traffico in tilt che in tutti i modi, in queste settimane, gli addetti ai lavori (Comune, Atv, Provveditorato, Ulss) hanno provato a scongiurare con appelli alle famiglie perchè mettano i figli sugli autobus, andrà inevitabilmente in onda dalle prime ore del mattino. A poco serviranno le strategie individuate dai 108mila studenti della città e della provincia per evitare di restare imbottigliati: sulle tangenziali, sulle circonvallazioni interne, sulle statali e poi direttamente sulle strade del centro che portano a destinazione (si pensi solo al polo scolastico che ruota attorno a piazza Cittadella, uno dei storici punti caldi della viabilità mattutina), si riverseranno migliaia di auto, mentre gli autobus viaggeranno mezzi vuoti. Gli abbonamenti di Atv, infatti, fino alla vigilia, non hanno subito variazioni, restando pericolosamente dell’80 per cento il calo di vendite rispetto all’anno passato. Garantito l’ingente schieramento di agenti della polizia locale, in tutti i punti di accesso alla città e nei quartieri che ospitano i plessi scolastici, per ridurre il più possibile i disagi che, è stato ribadito più volte dal sindaco Sboarina, «inevitabilmente ci saranno, soprattutto se non sarà utilizzato il trasporto pubblico».Ogni istituto s’è organizzato a ricevere gli studenti con orari scaglionati e da porte di ingresso differenti, proprio per diluire la quantità di alunni assembrati davanti ai cancelli in attesa del suono della campanella. Ci saranno controllori individuati dai presidi tra il personale ma l’appello alla responsabilità è diretto agli stessi ragazzi: «Rispettate le norme anti contagio, dentro e fuori dalla scuola, è fondamentale per non dover fermare tutto di nuovo». Secondo le direttive del Ministero dell’Istruzione gli studenti dovranno seguire percorsi differenziati per raggiungere le aule, sempre indossando la mascherina che potranno abbassare solo nei momenti di «staticità», cioè quando seduti al banco. In caso di febbre, scatta immediata la filiera dei controlli anti-Covid, arrivando fino ai tamponi: ogni capo di istituto ha ricevuto istruzioni dall’Ulss 9 e dal Provveditorato per gestire le emergenze ed organizzare, se ritenuto necessario dall’azienda sanitaria, test ed isolamento domiciliare per compagni e docenti entrati in contatto con il sintomatico. Insomma, questo è per un verso il tanto atteso e doveroso ritorno alla normalità per gli studenti di tutta Italia rimasti da febbraio lontani dai loro banchi. Ma è, dall’altro, anche un «debutto» pieno di incognite, di dubbi e di disservizi non risolti per tempo. Non tutte le scuole, ad esempio, hanno ricevuto la fornitura di mascherine promessa dal governo, dovendo le famiglie provvedere di tasca propria a farne scorta, con costi importanti per i nuclei numerosi. Anche i nuovi banchi Covid sono arrivati a macchia di leopardo, lasciando gli istituti ad arrangiarsi a trovare le soluzioni adeguate. Per non dire di quelli, come le Montanari, che non hanno spazi a sufficienza per rispettare le distanze tra gli studenti, per cui in parte continueranno a fare lezioni a distanza. E le proteste, tanto più oggi con una ripartenza difficile, non mancano: stamattina davanti al Provveditorato i docenti precari di Verona hanno organizzato un sit-in «contro le modalità telematiche di convocazione che hanno causato ritardi spaventosi, con 1.200 cattedre vuote». E’ un altro dei grande lasciti del Covid-19.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 7

Data: 14/09/2020

Note: Camilla Ferro