L'ingresso del Vescovado che custodisce un consistente archivio storico

Domenica 11 Marzo 2018
IL PATRIMONIO NASCOSTO. I registri scritti nei secoli saranno censiti mentre si profila la riforma delle unità pastorali

Tre anni di lavori con il sostegno di Fondazione Cariverona per tramandare «depositi» di documenti datati fin dal 1542
Laura Perina

Negli archivi parrocchiali c’è un patrimonio nascosto e straordinario che racconta la storia delle nostre comunità e delle migliaia di persone che ne hanno fatto parte.Per buona parte si tratta di fondi datati a partire dal 1545, cioè da quando il Concilio di Trento ha sancito l’obbligo di tenuta dei libri canonici. Ovvero i registri che fanno memoria dei sacramenti, «in primis» atti di battesimo, di matrimonio e sepoltura. Ma spesso sotto il campanile sono custoditi anche i depositi delle vicinie, confraternite e dei gruppi parrocchiali che nei secoli si sono avvicendati producendo incartamenti di ogni sorta. Un tesoro di cultura, insomma, a rischio dispersione ora che a Verona – ma così nel resto d’Italia – tante parrocchie sono state accorpate sotto la guida di un unico sacerdote e in vista c’è il cantiere delle unità pastorali. Per evitarlo, la Diocesi scaligera censirà i depositi uno per uno e divulgherà il loro contenuto online. Ad anticiparlo sono il cancelliere vescovile don Francesco Grazian, responsabile del progetto insieme a don Guglielmo Bonfante, direttore dell’archivio storico della Curia, e l’archivista Matteo Savoldi che del censimento è invece responsabile scientifico. L’operazione, imponente, parte a giugno e durerà tre anni. È sostenuta da un finanziamento di 145mila euro stanziato dal bando della Fondazione Cariverona per la valorizzazione in chiave digitale degli archivi storici, promosso l’anno scorso. Una coperta che coprirà il censimento dei depositi di 355 parrocchie del veronese, mentre a spese della Curia verranno inventariati gli altri 30 che non si trovano entro i confini della provincia però di fatto ricadono sotto la giurisdizione della Diocesi. Come quelli delle parrocchie del basso Garda bresciano. Al lavoro un team di otto archivisti divisi per vicariati. Loro compito sarà schedare la documentazione in base all’arco cronologico e allo stato di conservazione (così si potrà intervenire sulle situazioni più critiche) e poi caricare il tutto sul portale BeWeB promosso dalla Cei. Una vetrina digitale che, fra Diocesi e Istituti culturali ecclesiastici, oggi conta più di cinque milioni di oggetti inventariati.In parallelo sarà censito anche l’Archivio Storico della Curia, che in parte è già presente sul portale Ecclesia Veneta; verrà trasferito sui altri canali insieme alla scansione digitale di tutte le visite apostoliche del cardinale e vescovo veronese Agostino Valier. «Da tempo» spiega don Grazian «la Diocesi sentiva l’esigenza di catalogare gli archivi parrocchiali. Anche perché negli ultimi anni stiamo subendo un assalto di richieste dagli emigrati, soprattutto brasiliani, che per acquisire la cittadinanza italiana devono dimostrare di essere discendenti diretti di italiani. Siccome l’anagrafe civile inizia dal 1872, lo Stato riconosce la validità dai documenti anteriori come i certificati di nascita e battesimo rilasciati dai parroci. Io gestisco una ventina di richieste la settimana e le parrocchie hanno necessità di riordinare i depositi. Col progetto si avranno criteri uniformi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tratto da: l'Arena Giornale di Verona

Data: 11/03/2018

Note: Laura Perina