Nicola Bussola al lavoro su un albero

L’ESPERTO. È l’arboricoltore incaricato da Filover a intervenire sugli alberi lungo il percorso: potature e abbattimenti.
Bussola: «C’è troppa noncuranza, il cedro di piazza Vittorio Veneto compromesso dai lavori sbagliati»
In prima linea tra due fuochi, tra l’ira delle associazioni ambientaliste e i rimorsi di coscienza quando è costretto ad abbattere piante sane. Nicola Bussola è l’arboricoltore certificato incaricato dalla Filover (la ditta che deve realizzare il filobus per conto di Amt) a intervenire sugli alberi lungo il tragitto. «Sono stato molto combattuto prima di accettare questo lavoro», dice, «il percorso del filobus era già stato deciso. Ma alla fine ho scelto di farlo perché con la mia professionalità ed esperienza avrò la possibilità di limitare il più possibile i danni. E no», ci tiene a precisare, «non è una questione economica perché, ma lo dico solo perché sia chiaro con che spirito intervengo, ho già salvato almeno una quarantina di alberi facendo spostare gli scavi dei plinti (i pali che sostengono i fili). E per me, la mia ditta, dal punto di vista economico significa rinunciare a un sacco di soldi. Ma sono più importanti gli alberi». Il suo compito è quello di passare in rassegna il percorso e intervenire sulle piante: dovrà potarle, verificarne lo stato di salute e di stabilità e, quando c’è un’interferenza totale con l’opera, abbatterle. «Non lo faccio a cuor leggero quando sono sane», rivela, «anzi, non ci dormo la notte, faccio di tutto per evitarlo. Per me è una missione salvarle». Ma quante ne taglieranno? «Prematuro parlarne, sto ancora analizzando i percorsi». Ma ci tiene a dire «che molti degli alberi che ci sono oggi, non sono adatti alla città, come i pini marittimi di via Pontida: sono frutto di errori del passato. E spesso vittime di noncuranza, ignoranza e lavori fatti male. C’è bisogno anche di rinnovare il patrimonio arboreo con piante più resistenti e adatte al contesto urbano, anche in termini di stoccaggio di anidride carbonica». E in generale, spiega che «gli abbattimenti, spesso, non sono quelli che facciamo oggi, ma dipendono dai lavori fatti con noncuranza anche dieci anni fa con interventi devastanti. Se un albero viene piantato dove non c’è un terreno idoneo, o terreno compattato, l’esplorazione delle radici è ridotta al minimo e così vengono in superficie a cercare l’ossigeno di cui hanno bisogno facendo rialzare l’asfalto». E ancora: «Se poto un albero in primavera quando germoglia, o in autunno quando perde le foglie, lo aggredisco nel momento in cui è più vulnerabile e la sua energia potenziale è molto bassa. Lo condanno anche se eseguo una potatura sbagliata, o una capitozzatura, come ho visto fare purtroppo troppo spesso da persone incompetenti. Così come se eseguo lavori di scavo vicino ai tronchi e taglio le radici». E fa un esempio choccante: «Il grande cedro di piazza Vittorio Veneto purtroppo è a rischio. Per rifare il marciapiede diversi anni fa gli hanno tagliato le radici. Ogni ferita provocata è una via di accesso per i funghi cariogeni che ne minano la salute. L’albero ora è in grande sofferenza. A guardarlo sembra bellissimo, ma ricordo che quello che si vede è solo la metà. L’altra è sottoterra. E una pianta ammalata prima o poi va tagliata perché pericolosa per le persone. Di questo», continua, «troppo spesso la gente non si rende conto. Invito la cittadinanza alle serate informative che organizzo da 20 anni, per conoscere meglio questi fantastici esseri viventi che sono una meraviglia della natura».Gli alberi, Bussola di sicuro li ama e li conosce. A dimostrarlo è il suo lungo curriculum professionale: arboricoltore con certificazioni europea tree worker (tra i primi in Italia e in Europa) e americana tree risk assessment. Socio fondatore della società italiana di arboricoltura e per anni membro del consiglio direttivo col presidente Francesco Ferrini con esperienza di docenza in diverse università italiane.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 11/07/2019

Note: MARZIO PERBELLINI