Don Maurizio Viviani con i santi dipinti sul soffitto a carena di nave della chiesa

FEDE E ARTE. Il cantiere sarà ultimato entro il 12 agosto. Restano da pagare 150mila euro: appello del parroco ai privati
Don Viviani: «Soddisfazione per la qualità dei lavori eseguiti» Oltre 2.500 persone sono salite sui ponteggi per ammirare le opere.
San Fermo, terminato il restauro del soffitto ligneo: sarà in mostra dal 12 agosto.E dall’autunno, il visitatore avrà a disposizione schermi digitali con contenuti multimediali. Ci saranno poi materiali video, pannelli bilingue e la spiegazione dei restauri. Dopo 23 mesi di ininterrotto lavoro, giunge al termine l’intervento che ha interessato la straordinaria pinacoteca tra le travi: 416 immagini di santi dipinti su tavola e inserite in cornici trilobate.Con l’ultimo cantiere, il quarto che sarà interamente rimosso entro domenica 12 agosto quando riprenderanno le funzioni religiose nella chiesa superiore, si conclude anche il restauro del lato sinistro dell’edificio e del portale gemino dove è stata ritrovata un’Adorazione dei Magi affrescata da Altichiero da Zevio. Il capolavoro del Trecento è stato trovato in buona salute ed è stata sostituita solo una trave. L’intervento è stato finanziato dalla Regione Veneto, dall’Associazione Chiese Vive, dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal Comune. Rimane un debito di 150mila euro e il parroco don Maurizio Viviani si augura di ricevere un «aiuto da parrocchiani e privati».Nei giorni scorsi i responsabili della diocesi e della soprintendenza hanno effettuato un’ultima visita sui ponteggi. «Hanno verificato i lavori eseguiti», riferisce don Viviani, «mostrando grande soddisfazione sia per la qualità del restauro delle parti lignee e pittoriche sia per la corretta esecuzione dei lavori di manutenzione delle parti murarie e lapidee».Il soffitto ligneo che suggerisce il profilo di un vascello rovesciato e per questo è detto a «carena di nave» risale al 1314, al più tardi al 1350, e fu portato a termine da un vivace cantiere di artisti di varia provenienza.È con molta probabilità l’opera più ardita lasciata dai francescani che seguirono ai benedettini nel luglio 1261. Il soffitto in larice rosso richiese oltre 30 anni di lavoro e si concluse sotto la guida del priore Daniele Gusmerio con l’aiuto economico del conte Guglielmo di Castelbarco.Entrambi sono ritratti sull’arco trionfale. Durante le ultime fasi dei lavori di restauro è stato possibile visitare «da vicino» il soffitto composto di 16 capriate di 54 metri: oltre 2.500 persone sono salite sui ponteggi per ammirare una copertura unica nel suo genere e che nessuna chiesa nel mondo possiede. «Sono state realizzate numerose visite», commenta don Viviani. «Sono saliti in quota attraverso il ponteggio per il restauro gruppi di architetti, storici dell’arte, direttori di Musei diocesani, rappresentanti di istituzioni cittadine, provinciali, regionali e nazionali. Uno dei fiori all’occhiello di questo ciclopico intervento conservativo è stato l’aver portato sul ponteggio oltre 2.500 veronesi, distribuiti in circa 200 gruppi. A loro è stata data la possibilità di capire, grazie alla presenza dei professionisti coinvolti, la struttura del manufatto e di ammirarne la straordinaria bellezza. Il soffitto rimanda alla nave della Chiesa in perenne viaggio nel mare del mondo verso l’approdo che è Gesù Cristo». Nei prossimi mesi sarà possibile ammirare l’eccezionale soffitto in larice rosso anche con l’ausilio di moderne tecnologie.A svelare la straordinaria tecnica costruttiva del XIV secolo sarà un percorso multimediale con schermi touch-screen, gigantografie, plastici e calchi. A questo si aggiungono le riprese dell’intervento conservativo con la descrizione delle varie fasi attraverso fotografie e filmati. «Un’opportunità per i visitatori della chiesa di San Fermo», dice don Viviani, «di comprendere al meglio il soffitto ligneo trecentesco, opera che a distanza di sette secoli dalla sua creazione affascina e lascia a bocca aperta».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Note: Marco Cerpelloni