L'ingresso all'antica scala bendettina

MONUMENTI. Mercoledì sera organizzato un incontro con fratel Dezza per scoprire la presenza francescana legata alle vicende della basilica

Aperta la scala benedettina che porta alla chiesa che fu dei frati, l’unica rimasta delle sei ricavate nello spessore dei muri dell’edificio religioso.

San Francesco, affresco di pittore veronese del 1340 (qrcode in alto poster del soffitto ligneo a carena di nave, qrcode in basso visita virtuale chiesa superiore di San Fermo Maggiore)
San Fermo sulla strada di San Francesco d’Assisi e l’inedito passaggio da Verona. Aperta la scala benedettina che porta alla chiesa francescana: l’unica rimasta delle sei ricavate nello spessore dei muri.Mercoledì 21 novembre, alle 20.45, frate Ernesto Dezza docente di Teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano, e don Maurizio Viviani parroco di San Fermo Maggiore e direttore del Museo diocesano d’arte sacra, che ha sede nella chiesa, condurranno una serata alla scoperta di San Francesco e della presenza francescana. L’accesso all’incontro, che avrà un format innovativo dove le interazioni con il pubblico saranno frequenti, si terrà dal chiostro in gruppi di dieci persone. Dopo le 21 non sarà più possibile accedere nella chiesa superiore salendo l’antica scala benedettina e l’ingresso sarà il consueto, sempre dal chiostro (via Dogana, 2). Si potrà visitare lo spogliatoio dei Chierici con affreschi del 1157 e del 1340, tra cui un San Francesco di pittore veronese.Sarà un ripercorrere la storia: anno 1065, i benedettini avviarono la costruzione del complesso che ultimarono nel 1143. Francesco nacque a Assisi nel 1182 e se il suo passaggio da Verona sarà confermato e fosse passato da San Fermo, avrebbe visto questa prima costruzione: un grande complesso con un atrio coperto, scale di accesso e due chiese romaniche a tre navate e sovrapposte. Chiese intercomunicanti attraverso scale ricavate nello spessore dei muri. Nessun altro accesso.L’attuale chiesa superiore, infatti, giungerà dopo: i lavori si concluderanno verso il 1350 con lo straordinario soffitto a carena di nave e la facciata. Il recente restauro al soffitto trecentesco è stato raccontato in un libro dalla storica dell’arte Erika Prandi, presente alla serata. Frate Dezza e don Viviani affronteranno un percorso tematico sulla presenza dei francescani a San Fermo Maggiore, da Francesco a Bernardino con qualche accenno alla spiritualità di papa Francesco. Si parlerà della spiritualità benedettina e francescana con riflessi nell’architettura e negli stili delle due chiese, superiore ed inferiore.Si inizia con il passaggio di Francesco a Verona, ipotizzato da frate Dezza: «Era di ritorno dall’incontro con il Sultano e dalla Terra Santa. I frati francescani erano già presenti in città e probabilmente dal 1221». «Dopo il passaggio di Francesco», dice, «sarà costruita una chiesa in suo onore presso l’ospizio di Santa Croce dove rimarranno fino al loro trasferimento in San Fermo Maggiore nel 1260».Si proseguirà con la figura di Antonio di Padova che a Verona «incontrerà Ezzelino da Romano per chiedere la liberazione del Conte di San Bonifacio e la pace per la città». Due secoli dopo, giungerà a Verona Bernardino da Siena. Arriverà in città in un periodo di pace sotto il dominio veneziano e predicherà contro la rilassatezza dei costumi e il lusso dei suoi abitanti. «In ricordo del suo passaggio», riprende Dezza, «il discepolo Giovanni da Capestrano convinse i veronesi a costruire una chiesa e un convento in suo onore: l’attuale complesso di San Bernardino».Saranno letti scritti di Francesco, Antonio e Bernardino individuando alcune tematiche peculiari della predicazione francescana. Si ritornerà al Duecento con la ripresa di citazioni del frate poeta Giacomino da Verona, autore di due poemi sul Paradiso e l’Inferno di Dante Alighieri. Dal pulpito monumentale, opera dello scultore Antonio da Mestre eseguita nel 1396, saranno letti alcuni passi di un noto sermone di Sant’Antonio e del testo «Perfetta Letizia» di San Francesco.Il confronto tra la spiritualità benedettina e francescana permetterà di scoprirne i riflessi nell’architettura e negli stili delle due chiese, superiore e inferiore. Saranno ripercorsi i miracoli di Sant’Antonio narrati nelle tele in chiesa e in sacrestia. Si guarderà al Mausoleo Brenzoni eretto nel 1426, simbiosi tra scultura e pittura che vide accanto lo scultore Nanni di Bartolo, detto il Rosso, e il pittore Antonio Pisano, detto il Pisanello. Sul monumento è ripetuto tre volte il simbolo di San Bernardino da Siena. Ma ce n’è un altro fuori, su stradone San Fermo. Sarà don Viviani a svelarne il significato.L’evento gode del patrocinio del Vicariato per la Cultura, l’Università e il Sociale della Diocesi di Verona.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Note: Marco Cerpelloni