Don Piergiorgio Rizzini nella chiesa di San Giorgio

IL PERSONAGGIO. Il sacerdote lascia la parrocchia ed entra fra i canonici della Cattedrale
Don Piergiorgio: «Ho avuto tanto sostegno e non mi è mai mancato l’affetto di tutto. Qui lascio il mio cuore». Al suo posto don Marchesi
LORENZA COSTANTINO

A San Giorgio in Braida «lascio il mio cuore». Don Piergiorgio Rizzini, 76 anni, di cui 52 trascorsi in veste talare, ha celebrato la sua ultima messa nella parrocchia di San Giorgio, in riva all’Adige, della quale è stato pastore negli ultimi quindici anni.L’addio ha suscitato commozione da entrambe le parti: del prete, che dal pulpito ha salutato e ringraziato la comunità a chiusura dell’ultima omelia, e dei fedeli, che in lui avevano trovato «un punto fermo, una guida, una certezza», come ha scritto una sua parrocchiana in una delle lettere arrivate alla redazione dell’Arena. Di più, don Rizzini ha elargito alla sua gente «parole profonde, la capacità di diffondere con l’anima il suo grande credo e il suo vasto sapere, le frasi di incoraggiamento e di speranza, la capacità di sdrammatizzare con una delle sue battute, il suo sorriso rassicurante, il suo esserci sempre».Ora lui si schermisce: «Fosse per me, andrei via rasente i muri». Ma poi si intenerisce, raccontando della «sua» parrocchia, San Giorgio, «dove fin dall’inizio ho trovato una comunità viva, partecipe, ricca di valori, e con una tradizione alla collaborazione che mi ha molto aiutato e sostenuto in questi lunghi anni. Soprattutto, i parrocchiani non mi hanno mai fatto mancare il loro affetto. E questo, per un sacerdote, è molto importante».Adesso? «Entro fra i canonici in Cattedrale. Non lesinerò impegno, e credo abbonderanno le occasioni di contatto con i fedeli. Però», sospira a bassa voce don Rizzini, quasi fra sé e sé, «forse avrò un po’ nostalgia della vita di parrocchia. Credo mi mancherà il fatto di avere una comunità attorno».All’ombra del «cupolone», quello scorcio veneziano che Michele Sanmicheli regalò al centro storico di Verona, negli ultimi tre lustri il contesto sociale è cambiato: «C’è stato inevitabilmente un ricambio di popolazione nel quartiere. Ho celebrato in totale seicento funerali di parrocchiani, a San Giorgio, e sono sicuro di aver accompagnato al cimitero più di una persona santa», si spinge a dire don Rizzini. «Allo stesso tempo, si sono stabilite qui nuove famiglie con figli. Devo dire che, pur con questo rimescolamento, la frequentazione della chiesa è sempre stata alta, in controtendenza rispetto alla situazione generale in città e non solo».«Forse questa vivacità è riconducibile alle radici della parrocchia», riflette il sacerdote. «Com’è noto, San Daniele Comboni era molto legato a San Giorgio in Braida. Qui celebrò il suo primo pontificale da vescovo. E il parroco di allora, don Francesco Sogaro, gli sarebbe poi successo alla guida del vicariato dell’Africa Centrale».«E se parliamo di società civile», continua don Rizzini, «questo quartiere ha dato i natali a personaggi che hanno avuto un ruolo importante nello sviluppo della città, come Giorgio Zanotto e molti altri. E non ci sono mancate le vocazioni, neanche ultimamente. Lo scorso anno abbiamo gioito per due ordinazioni sacerdotali: quelle di Alberto Bianchi, giovane architetto, e di Luigi Albertini, 48, monaco di Praglia.Originaria di San Giorgio è anche Sara Antonini, medico, che oggi è suora della Nigrizia in Sudan. Non mi arrogo alcuna paternità su queste chiamate, ma è stata un’esperienza molto intensa, per tutta la comunità di fedeli, assistere allo sbocciare di questi fiori».Per finire, don Rizzini accenna ai recenti lavori di ristrutturazione della basilica. Perché, se è vero che la Chiesa con la «c» maiuscola la fanno le persone, queste antiche mura sono una preziosa testimonianza della fede del popolo lungo i secoli, oltre che uno scrigno di cultura.San Giorgio è definita, non a caso, «chiesa-pinacoteca» per le significative opere d’arte che custodisce, prima fra tutte il Martirio di San Giorgio di Paolo Veronese. «Ma quando sono arrivato qui, c’era da mettersi le mani nei capelli per il cattivo stato di conservazione degli edifici», racconta don Rizzini. «Ora tutti i fabbricati sono stati risanati. Le necessità non sono però finite e le lascio alle cure del mio successore».Si tratta di don Giorgio Marchesi, 66 anni, già parroco di Bovolone, che di San Giorgio è nativo: celebrerà la sua messa d’ingresso stasera. La comunità dei fedeli spalanca le braccia a questo «ritorno» per cominciare una nuova storia e un nuovo cammino insieme.

Tratto da: L'Arena

Data: 17/11/2018