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IL CASO. Da ponte Pietra a ponte Garibaldi tesori architettonici e panorami da cartolina, ma la passeggiata è lasciata all’incuria. Urgono rimedi, le proposte ci sarebbero –

Fondo dissestato e degrado. Ma il posto è bello e frequentato. E molti chiedono che sia valorizzato con un bar o un chiosco

Nella mattina dell’Epifania, il sole splende su Verona e risalta le sue bellezze. Fra queste, la magnifica passeggiata in lungadige San Giorgio, a sinistra Adige, attorno all’ansa. Frequentatissima. Ci sono famiglie e tanti bambini, coppie mano nella mano, turisti stranieri con la macchina fotografica al collo, podisti e ciclisti…
Si va da ponte Pietra verso ponte Garibaldi, passando dietro San Giorgio in Braida, con la sua leggiadra cupola disegnata dal Sanmicheli, l’architetto della Serenissima. Una chiesa-pinacoteca, questa, custode fra gli altri del capolavoro di Paolo Veronese, il “Martirio di San Giorgio”. Poi si costeggia il complesso austriaco di forte San Giorgio, progettato dal geniale ingegnere militare Franz von Scholl.
Panorama da cartolina verso il colle San Pietro, culla della civiltà veronese, e il Teatro Romano. Sulla sponda opposta si vede il Duomo. E dopo aver sostato sotto i grandi alberi dei giardini “Plinio Codognato”, attraverso le rampe di scale si scende giù, sull’alzaia sabbiosa, ammirando il fiume da un’altra prospettiva, mentre i “cocai” si rincorrono in cielo.
Paesaggio, cultura, secoli di storia. In poche decine di metri, questo scorcio di centro storico contiene proprio tutto. Cosa manca? Purtroppo, da anni, la cura e il decoro.
Un luogo tanto prezioso dovrebbe presentarsi sempre tirato a lucido, tenuto come un «gioiello di famiglia». Invece è trattato alla stregua di un qualsiasi angolo di periferia. Ce ne vuole a demolire la bellezza di lungadige San Giorgio, ma ci stiamo riuscendo.
Innanzitutto, gli scarabocchi dei writer sono diventati una piaga. Li si vede dappertutto: sulla storica torretta un tempo postazione d’artiglieria (quella che avrebbe potuto diventare un wine bar, idea cassata dai residenti) e sull’antistante piazzetta che si apre a balcone sull’Adige. Anche questa cosparsa di scritte, oltre che di rifiuti, gettati nella siepe di oleandri, dove si urina pure.
Poi, la pavimentazione. Lungo l’intero percorso, il marciapiede di mattoncini grigi, orlato con pietra di Prun, è stato riparato alla bell’e meglio con colate d’asfalto. Ogni buca, una colata d’asfalto. Ogni lavoro sui sottoservizi, una colata d’asfalto. Così, nel tempo, la banchina si è trasformata in un disordinato patchwork di materiali diversi, con croste, crepe e avvallamenti. Una situazione di degrado già denunciata da L’Arena nell’agosto 2013 e molti furono i pubblici amministratori pronti a garantire interventi, sostemazioni, finanziamenti e addirittura una nuova pavimentazione. Se soldi sono stati spesi, i benefici non sono stati nè apprezzabili nè apprezzati. E lo scempio è stato risollevato con una lettera a L’Arena da Giorgio Gabanizza, coordinatore provinciale di Sel. «Non è infrequente vedere qualcuno incespicare per la pavimentazione sconnessa e malrattoppata», scrive. «Inoltre la parte attorno agli alberi è coperta da asfalto in condizioni disastrose, inguardabili: non era il caso di intervenire con un materiale più idoneo e naturale?»
Ma siccome San Giorgio è patrimonio di tutti, senza distinguo di partiti e di politica, abbiamo chiesto l’opinione ai cittadini trovati a passeggiare sul lungadige. «Pavimentazione sgangherata, proliferare di ratti per la mancanza di trappole, e mortorio soprattutto la sera», ci elenca per esempio Alberto Masotto della Valdonega. «Il luogo è ridotto così anche perché non è vissuto. Ci fosse un piccolo chiosco, farebbe da centro di aggregazione adatto a tutti». Quale successo, qui, per un bar. I potenziali clienti sarebbero tantissimi. I giovani prenderebbero l’aperitivo, le famiglie un gelato, i podisti una bibita. Nelle vicinanze non ci sono abitazioni che verrebbero disturbate.
«Quando fu ristrutturato il sagrato della chiesa, venne promessa l’immediata sistemazione anche del lungadige. Stiamo ancora aspettando», ricordano i coniugi Simoncelli, che abitano in zona. «Sono stati messi i lampioni, che mancavano. Ma il luogo appare tuttora trascurato per le buche, i graffiti, e rifiuti che la piena dell’Adige deposita sull’alzaia e non vengono rimossi». Finora, insomma, lungadige San Giorgio resta un’occasione sprecata: a quando la rinascita?

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 7/01/2015

Note: Lorenza Costantino CRONACA, pagina 17