La nuova illuminazione mette in risalto i capolavori delle cappelle lungo la navata

IL NOSTRO PATRIMONIO. Installato nella chiesa un nuovo impianto di illuminotecnica
I nuovi effetti luminosi, documentati dalle fotografie di Renato Begnoni consentono di rileggere dipinti e pale d’altare che recuperano forza e colori

Le architetture della fede, i loro interni ricchi di storia e di famosi dipinti, patrimoni dell’umanità e di un’ inestimabile storia delle arti di cui il nostro Paese e la città di Verona, sono da sempre oggetto di studi e ricerche visive che concorrono alla più ampia lettura e alla migliore fruizione degli stessi patrimoni artistici. E’ quanto riecheggia nell’opera di fotografi che negli anni hanno saputo ritrarre e documentare, anche ai fini di una storiografia e di una rilettura dell’opera d’arte, gli interni di architetture ecclesiastiche – chiese, basiliche, abbazie – i cui valori visivi ed espressivi, emergono nella loro forza e potenza stilistica, formale e cromatica, anche attraverso l’intensità di luci e di effetti luminosi e di quei necessari contrasti chiaroscurali che contraddistinguono le stesse opere d’arte siano essi dipinti, pale d’altare o sculture.Ed è quanto ha documentato il fotografo veronese Renato Begnoni – Villafranca di Verona, 1956 – che ha recentemente ritratto gli interni della chiesa di San Giorgio in Braida in occasione dell’allestimento di una nuova illuminotecnica.Capolavoro del Rinascimento veronese, la chiesa di San Giorgio in Braida, ubicata sulla riva sinistra dell’Adige, in prossimità delle mura di Porta Trento, grazie alla sua posizione urbanistica, era una volta chiamata “prato dominico” (vale a dire “prato del fisco”) o “pradonego” essendo periferica rispetto alla città scaligera, e posta fuori le mura, mentre il termine “braida” deriva dal termine tedesco “brei” o “breit” in longobardo che significa prato recintato. Ma la chiesa rinascimentale annovera anche una storia intrecciata alle vicende militari della città, al punto tale che essa fu anche teatro nel 1805 di un drammatico scontro fra le truppe francesi e austriache. Ma, aldilà degli eventi bellici, San Giorgio in Braida è in primo luogo un capolavoro del Cinquecento italiano. Progettata dall’architetto Francesco da Castello (1486-1570), nel corso della propria storia la chiesa vide importanti contributi tra cui quello dell’architetto Paolo Farinati (1524-1606) per l’ideazione della facciata, e dell’architetto e urbanista veronese Michele Sanmicheli (1484-1559) a cui si deve la costruzione della cupola e la concezione del campanile. Ma San Giorgio in Braida è, innanzitutto, un prezioso ed eccellente scrigno di tesori che accoglie e custodisce al proprio interno opere di ineccepibile valore storico-artistico. Sublimi e numerosi i capolavori presenti nella chiesa scaligera. E in questa prospettiva Begnoni ha documentato, in una veste del tutto originale, i grandi dipinti.«Dopo diversi sopralluoghi – ricorda il fotografo villafranchese – le prime riprese fotografiche in San Giorgio in Braida, mi hanno ricordato l’intensità e la passione con cui affrontai e ripresi due anni fa, la cupola della Cappella della Sacra Sindone del Duomo di Torino opera di Guarino Guarini. E con analoga passione mi sono cimentato nelle riprese delle opere conservate nella chiesa scaligera, e munito della mia macchina fotografica con grandangolo 14/24 mm, ho cercato di interpretare – scattando all’imbrunire e con tempi lunghi di esposizione – i capolavori di San Giorgio in Braida, operando sui dettagli e sui punti di forza delle opere esposte».È così che, secondo una scansione narrativa, Begnoni ha sviluppato un percorso partendo dalle quattro cappelle laterali. Dalle opere del pittore Giovan Francesco Caroto (1480 circa- 1555) di cui è la pala d’altare raffigurante “Sant’Orsola e le undicimila vergini” (1545), a Girolamo Dai Libri (1474/1475-1555) di cui è “Madonna con Bambino in trono tra San Lorenzo Giustiniani, San Zeno e Angeli musicanti” (1526). Mentre di Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588) sono il “Miracolo di San Barnaba”, e di grande potenza nel catino absidale è il capolavoro pittorico “Martirio di San Giorgio”, già esposto alla National Gallery di Londra nell’ esposizione del 2014. E in questo “petit tour” nel presbiterio sono due grandi e splendide tele, «assai difficili da fotografare», ricorda Begnoni: una iniziata da Felice Brusasorci (1539/40-1605) e completata dai suoi allievi Alessandro Turchi e Pasquale Ottino dal titolo “La manna nel deserto” (1600-1605), mentre di Paolo Farinati (1524-1606) è “La moltiplicazione dei pani”. E con luci più decise, sulla porta maggiore, è un’altra opera di grande pregio e raffinatezza come “Il battesimo di Cristo” realizzata da Jacopo Tintoretto.Così Begnoni, fa risplendere anche fotograficamente “San Giorgio in Braida”, capolavoro dell’arte rinascimentale veronese che, tra luci e chiaroscuri, manifesta tutta la sua forza e la sua potenza, o la ricchezza inesauribile di un patrimonio da vedere.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 40

Data: 29/04/2020

Note: FOTOBEGNONI