EDILIZIA IN COLLINA. Parere negativo sulla lottizzazione prevista a Quinzano, bocciata dal Comune ma poi riammessa dal Tar che ha riconosciuto il diritto a costruire
Il progetto di 11 palazzine da 5 piani «non idoneo al contesto» Sboarina: «In linea con noi» Ora deve decidere il Consiglio.
La Soprintendenza boccia il progetto di costruire 11 palazzine residenziali, da cinque piani, per 130 appartamenti, in zona eremo di San Rocchetto, sopra Quinzano. “Rispetto all’ambito paesaggistico circostante il piano risulta non integrato e privo di legami con l’ambito di riferimento, comportando di conseguenza un’alterazione sostanziale del paesaggio”. È quanto tra l’altro dice il parere vincolante del soprintendente per archeologia, belle arti e paesaggio Fabrizio Magani, sul Piano urbanistico attuativo (Pua) San Rocchetto.Sono il sindaco Federico Sboarina, con il vicesindaco Luca Zanotto, l’assessore all’urbanistica e all’edilizia privata Ilaria Segala e il consigliere comunale di Battiti Matteo De Marzi presidente della commissione urbanistica, a dare la notizia del parere. In questo, fanno presente, avvalorando l’iter intrapreso nel 2017 dall’Amministrazione Sboarina, che aveva stralciato il progetto dalla variante al Piano degli interventi.Il Pua San Rocchetto fu presentato da Immobiliare Eureka Srl, da Pieve Srl, da Legnaghese Cantieri Srl e da Alessandro Leardini, quest’ultimo il “grande accusatore” dell’ex vicesindaco Vito Giacino (Amministrazione Tosi bis) e di sua moglie Alessandra Lodi, condannati per concussione e induzione a promettere utilità. L’Amministrazione Tosi, pur se i tecnici comunali diedero parere favorevole al Pua, non lo approvò. Ma le imprese ricorsero al Tar del Veneto contro la deliberazione del 6 ottobre 2016 della Giunta Tosi, e vinsero. I giudici amministrativi riconobbero, nel 2019, che le imprese avevano il diritto di costruire, anche perché avevano già pagato un acconto sugli oneri di urbanizzazione.Ora la Soprintendenza rileva però che l’area di San Rocchetto è anche a rischio archeologico per la possibilità di rivenire sedimi e reperti protostorici. Caratteristiche, secondo la Soprintendenza, non tenute in adeguata considerazione nel progetto. Eccessiva la volumetria proposta, così come le altezze degli edifici, in un contesto dove l’edificato esistente non supera i due-tre piani. Pertanto “risulta necessaria una rielaborazione dell’impianto insediativo”, in linea con il contesto.Secondo gli amministratori, alla luce del parere ministeriale, ora la parola finale sul Pua spetta al Consiglio comunale, che ha proseguito ieri sera l’esame della variante 23, per l’approvazione. Infatti è ora al vaglio dell’assemblea l’emendamento presentato da De Marzi – dopo la sentenza del Tar – che reintroduce la scheda del Pua San Rocchetto con una superficie edificabile ridotta del 50 per cento. In pratica, spiega De Marzi, «i metri quadrati da costruire passerebbero da 13mila a 6.500, con altezze non superiore ai quattro piani, in linea con le esistenti».«Lo sviluppo della città deve avvenire con una crescita improntata alla sostenibilità, non alla cementificazione», dice Sboarina. «Il parere tecnico della Soprintendenza conferma la nostra scelta politica di tutelare l’area». La Segala precisa che «il parere è arrivato in tempo propizio, avvalorando la nostra scelta di rivedere la scheda norma con superfici ridotte». Sempre che il Consiglio non scelga invece di stralciare “in toto” il progetto. È quanto chiede il consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco. «E invitiamo l’Amministrazione anche a ritirare l’emendamento»

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 9

Data: 31/10/2019

Note: Enrico Giardini