San Rocchetto

COLLINE ED EDILIZIA. Il progetto prevede la realizzazione di palazzi di cinque piani con un centinaio di appartamenti più altre opere stradali vicino alla chiesa e all’eremo
Il Tar dà ragione alle imprese il cui piano urbanistico era stato bloccato dalla Giunta di Tosi Segala: «È possibile costruire»

La lottizzazione di dieci edifici da cinque piani più uno di dimensioni più ridotte, per un centinaio di appartamenti, più altre opere stradali tra la chiesa di San Rocco, a Quinzano, e l’eremo di San Rocchetto, si può costruire. Lo dice il Tar del Veneto.Perché si può fare? Perché alle imprese che avevano proposto il Piano urbanistico attuativo (Pua) ma se lo erano viste bloccare dall’Amministrazione Tosi, oltre a essere stato confermato che avevano il diritto acquisito di costruire là, è stato riconosciuto che la scheda progettuale nell’ambito della variante 22 e poi 23 al piano degli interventi era ancora vigente. Ciò perché le imprese stesse avevano già pagato un acconto degli oneri di urbanizzazione, il 10 marzo 2017. Quindi la scheda non poteva essere scartata, come inizialmente aveva fatto anche l’Amministrazione Sboarina nella revisione delle varianti, per l’impatto paesaggistico.Nella sentenza di questi giorni il Tar del Veneto ha accolto il ricorso presentato nel 2016 da Immobiliare Eureka Srl, da Pieve Srl, da Legnaghese Cantieri Srl e da Alessandro Leardini contro il Comune, che con delibera di Giunta del 6 ottobre 2016 (Amministrazione Tosi bis) aveva appunto deliberato di non adottare il Pua “San Rocchetto di Quinzano”. Perché pur essendo «conforme alle norme e agli strumenti urbanistici vigenti», lo riteneva «non adeguato all’altissimo pregio urbanistico dell’area collinare», come disse nel 2016 l’allora assessore all’urbanistica Gian Arnaldo Caleffi. «All’epoca la Giunta Tosi aveva deciso di non approvare quel Pua, anche se i tecnici comunali avevano dato parere favorevole», dice l’attuale assessore all’urbanistica e all’ambiente Ilaria Segala, dando notizia della sentenza del Tar. «Anche noi non l’abbiamo adottato. Ma la scheda era valida. Andare al Consiglio di Stato? Non ci sono margini per cambiare la situazione. Riammetteremo la scheda nella variante 23, già verso il Consiglio comunale».A presentare il Pua San Rocchetto era stato tra gli altri l’imprenditore Alessandro Leardini, il “grande accusatore” dell’ex vicesindaco e assessore all’urbanistica della Giunta Tosi Vito Giacino (predecessore di Caleffi) e di sua moglie Alessandra Lodi, condannati per concussione e induzione a promettere utilità. La Giunta Tosi nel 2016 aveva per gli stessi motivi restituito – dando la possibilità di ripresentarlo modificato – anche il Pua a Montorio, in via dei Tigli, di 120 appartamenti in palazzine da tre piani, su 37.500 metri quadrati. Leardini, in tribunale, dichiarò che i tecnici comunali approvavano i suoi progetti, ma la Giunta li bocciava. E Caleffi replicava: «Mai ostacolato progetti, semplicemente la Giunta non ha ravvisato l’interesse pubblico».La lottizzazione di San Rocchetto è su 13.193 metri quadrati, in 11 edifici. Il progetto – per la cui mancata attuazione le imprese, come rileva la Segala, «avevano quantificato il danno in 19 milioni» – prevede poi un collegamento di via Selva con via Zavarise con una strada. Quindi una rotatoria per collegare via Selva, i parcheggi della lottizzazione e via Zavarise, un ponte sopra il progno di Quinzano, una pista ciclopedonale da via Zavarise a San Rocco, una zona verde, e parcheggi pubblici.«Noi pure ritenevamo che per il paesaggio non fosse opportuno costruire in quella zona, vicino alla quale tra l’altro verrà completato il Borgo degli Ulivi», spiega la Segala, «e un terreno vergine, diversamente dall’ex Bam, a Ponte Crencano, una riconversione di un’area dismessa».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 14

Data: 12/04/2019

Note: Enrico Giardini