Da sinistra Angiolino Bellé, Mauro Vittorio Quattrina, Stefano Paiusco, Giuseppe de Berti

LA STORIA. Presentato l’ultimo lavoro del regista Mauro Vittorio Quattrina, un documentario sulla chiesa di Quinzano
La sepoltura di un presbitero del ‘600 contiene altri due scheletri. Che sembrano gemelli.
Presentata l’ultima pellicola di Quattrina, un documentario sulla chiesa di San Rocco a Quinzano. Il santuario ai piedi del monte Cavro eretto nell’anno 844 e forse prima, dedicato a sant’Alessandro. Alla première di «Io sono… la chiesa di San Rocco si racconta» con il regista erano presenti gli attori e alcuni membri del Comitato San Rocco. La prima con il pubblico è prevista nei giorni vicini a ferragosto e con la consegna del premio saranno gli unici momenti della festa dedicata al santo di Montpellier, che quest’anno non sarà organizzata.Il viaggio nella storia della chiesa di San Rocco firmato da Mauro Vittorio Quattrina e promosso dall’associazione culturale Storia Viva si è imbattuto anche in un mistero rimasto insoluto: durante le riprese sono stati ritrovati tre corpi all’interno di una tomba, due in più. «La sepoltura è di Giovan Battista Cozza, un presbitero del 1660, e i resti rinvenuti con molta probabilità sono di altri due preti sepolti prima», commenta Quattrina. «Curiosa è la lunghezza delle ossa che sembrano appartenere a persone “gemelle”».Nella chiesa è presente una ricca simbologia e molti particolari sono stati riscoperti con l’illuminazione per le riprese, come i simboli degli evangelisti dipinti sulla volta sopra l’altare maggiore: Matteo rappresentato dall’angelo, Marco dal leone, Luca dal toro e Giovanni da un’aquila. I due trittici su ambo i lati riprendono la famosa pala di San Zeno di Andrea Mantegna. Quello di sinistra rappresenta San Martino o Sant’Alessandro o San Floriano, la Madonna con Bambino e San Rocco. A destra, la Natività con San Rocco in adorazione del Bambino, San Martino e San Sebastiano. «Qui, una raffigurazione del santo di Montpellier riporta al trittico sull’altro lato», svela Quattrina. «La piccola immagine sul capo appare simile al volto dell’altro San Rocco». Circa a metà navata un altare è dedicato a santa Vergine Veridiana. «Nel dipinto sembrano essere raffigurati due basilischi, creature fantastiche descritte nelle leggende popolari della Lessinia».Il documentario con brevi scene di fiction è diretto nella fotografia da Giuseppe de Berti con scenografie e ricostruzioni affidate a Angiolino Bellè, che veste pure i panni di San Rocco. «Impersonare il santo non è stato facile e l’ho ripetutamente immaginato», confida. La ricerca storica si basa sulla rilettura di un manoscritto di don Antonio Pighi, interpretato da Stefano Paiusco. «Un terziario francescano che si lascia guidare dalla passione», commenta l’attore. «Oggi, si ritiene più importante il lato tecnico ma se perdiamo la passione significa seguire il solo aspetto meccanico. Ritrovarla, invece, è determinante». «Il linguaggio di don Pighi è stato adattato ad alcuni passaggi inventati nella narrazione. È un parlare un po’ arcaico e spesso con il verbo a precedere il soggetto. A questo si aggiunge l’uso di parole dimenticate. Ne è nato un contesto singolare che ha richiesto studi approfonditi».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 5/07/2020

Note: Marco Cerpelloni