L’INTERVENTO/1. Iniziativa del Centro di cooperazione giovanile

Il progetto entro settembre. Scarsini: «Ideale per ospitare eventi culturali e accogliere giovani» Ma per sistemare la struttura serve un milione.

Se ne parlava da vent’anni finché a luglio scorso, a Veronetta, partiva la rinascita dell’ex convento di via Santa Chiara con l’avvio del cantiere per trasformare in una sala polifunzionale la porzione della chiesa – oggi sconsacrata – dove un tempo si trovava il coro delle monache. Ora è ufficiale: il progetto vedrà la luce entro la fine di settembre, con un po’ di anticipo rispetto al tempo di un anno e mezzo ipotizzato inizialmente.L’annuncio è arrivato ieri pomeriggio dal responsabile dei lavori, l’architetto Gianni Perbellini, durante il sopralluogo della commissione Cultura di Palazzo Barbieri presieduta da Daniela Drudi, di Battiti.Un passaggio previsto, poiché l’edificio dietro a piazza Isolo appartiene al Comune, sebbene il restauro sia interamente finanziato dal Centro di cooperazione giovanile internazionale fondato e diretto da Fiorenzo Scarsini. Il suo ente è responsabile anche di Casa del Mille, la porzione del complesso che oggi ospita 57 richiedenti asilo in convenzione con la Prefettura, e per quarant’anni, fino a dicembre scorso, ha animato l’ostello della gioventù di Villa Francescatti, a San Giovanni in Valle, che è tornato in mano alla Curia (proprietaria) all’inizio di quest’anno. Per la riqualificazione della struttura l’associazione ha stanziato oltre 500mila euro, parte dei quali sono avanzi di bilancio accantonati in vent’anni di attività. Del resto il coro è uno spazio mastodontico di 130 metri quadrati, per nove di altezza, che da lunghissimo tempo giaceva in stato di abbandono. Per la verità tutta la chiesa è praticamente ridotta a un rudere e il sogno nel cassetto sarebbe rigenerarla in toto. Peraltro è ciò che prevede l’accordo con l’amministrazione, ma per farlo serve almeno un altro milione di euro. Senza contare gli interventi che andrebbero fatti sugli affreschi, alcuni dei quali del Brusasorzi. Motivo per cui dalla commissione Cultura è partita l’idea di accedere a finanziamenti europei, anche se servirà una mozione che passi al vaglio dell’aula Gozzi. Nel frattempo si procede con il coro delle monache. È quasi terminato il restauro del tondo affrescato dipinto sul controsoffitto, un Cristo cinquecentesco attorniato da 22 figure di santi che con ogni probabilità è stato realizzato dal Brusasorzi.Poi lo spazio sistemato verrà dotato di infopoint, computer e un tavolo interattivo multimediale «per farne un luogo di incontro a disposizione di tutta la città», spiega Scarsini, «ideale per ospitare eventi culturali, ampliare e qualificare l’accoglienza dei giovani di ogni parte del mondo che affluiscono numerosissimi a Verona». Si parla anche di una mensa, fintantoché l’associazione continuerà con l’accoglienza dei migranti. Il progetto era in animo dal 1997, anno in cui l’allora sindaco Michela Sironi siglò una convenzione con cui si affida il salvataggio dell’ex convento al Centro di cooperazione.Lo stabile era vuoto da dieci anni, da quando le suore Clarisse che lo abitavano si erano trasferite a San Fidenzio. Il consiglio comunale di allora aveva approvato la proposta elaborata dall’associazione di Scarsini con 28 voti a favore e solo due contrari. C’è voluto un po’, ma in tutto questo tempo i piani non sono mai cambiati.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 18

Data: 4/07/2018

Note: L.Per. - foto Marchiori