STORIA DI NATALE. La chiesa sconsacrata di Veronetta è proprietà del Comune: lavori finanziati dal Ccgi presieduto da Fiorenzo Scarsini che rifà l’ostello a Casa Bertoni
Restaurato il coro delle monache dove vivevano in clausura le Clarisse, ordine influente che annoverava consacrate dalle famiglie più in vista: Maffei, Nogarola, Da Lisca e altre

Sopra l’altare in marmo pregiato, rosa, bianco e nero, l’austera grata di ferro da cui le monache di clausura ascoltavano la messa è quella di allora. Com’è originale pure la feritoia attraverso cui le suore ricevevano la comunione, senza nemmeno vedere in viso il sacerdote al di là del muro: solo la mano con l’ostia si allungava nella fessura, affinché il contatto delle religiose con il mondo fosse minimo.Mentre oggi, sei secoli dopo, la luce del mattino si spande sul pavimento di cotto rosso, amplifica il bianco delle pareti, e fa brillare i ritrovati colori del grande tondo sul soffitto – un Cristo risorto circondato da santi e angeli – sembra quasi che siano di nuovo qui, le Clarisse, ordine femminile tra i più influenti nella Verona del passato, che nel suo periodo d’oro arrivò a contare 150 consacrate provenienti dalle famiglie più in vista: Maffei, Nogarola, Da Lisca, Cipolla, e altre.

Questa storia, la storia della chiesa sconsacrata di Santa Chiara e del suo convento, un’oasi di pace nell’omonima via di Veronetta, sepolta sotto decenni di incuria, degrado e spoliazione, ora viene restituita alla città grazie all’impegno, alla costanza, e anche un po’ alla testardaggine del Centro di cooperazione giovanile internazionale (Ccgi) presieduto da Fiorenzo Scarsini: l’ente che fino a poco tempo fa ha gestito anche l’ostello di villa Francescatti, a San Giovanni in Valle, poi ritornato nella disponibilità della Diocesi, tra le polemiche.

Il restauro, non dell’intera chiesa di Santa Chiara, bensì di una parte importante di essa, il «coro delle monache», è finalmente compiuto. Ci sono voluti mesi di delicati lavori, guidati dall’architetto Gianni Perbellini, e oltre mezzo milione di euro, finanziato interamente dal Ccgi con i risparmi di 40 anni di attività, per raggiungere il traguardo. Che si spera sia la scintilla di una «resurrezione» totale. Ma per quella sarà indispensabile l’aiuto corale della città, a cominciare dal Comune, che è proprietario dell’intero complesso quattrocentesco, sorto su un impianto di origine longobarda, affidato al Ccgi dalla giunta Sironi prima del Giubileo del 2000.

Il coro delle monache, come spiega Enrico Scognamillo, membro del consiglio direttivo del Ccgi, non è un recupero fine a se stesso. Qui entra in gioco una rinascita doppia. Perché quest’ampio spazio (130 metri quadrati) diverrà una sala polivalente, per fini soprattutto culturali, in cui «i giovani da tutto il mondo ospitati all’ostello della gioventù potranno incontrare i giovani di Verona».

Già, perché «per Pasqua, o al più tardi entro l’estate, l’ostello della gioventù chiuso a villa Francescatti riprenderà la propria attività di accoglienza a Santa Chiara, nell’ex convento in fianco alla chiesa conosciuto come la “Casa del mille”, e anche nella nuova «sede staccata» di Casa Bertoni, la dimora natale di San Gaspare, al numero 18 di via Don Nicola Mazza, concessa generosamente a tale scopo dagli Stimmatini», rivela Scognamillo.

Casa Bertoni, in realtà, è già aperta per l’emergenza freddo e, in collaborazione con il Comune, sta regalando tepore e cibo ad alcuni senzatetto: la gestisce Antonio Maiorano.

Dunque, dopo la fine dell’esperienza a San Giovanni in Valle, rinasce l’ostello con una potenzialità di un centinaio di posti letto. In città si riprende a fare ospitalità di viaggiatori dai budget contenuti, di pellegrini sui sentieri della fede, di globetrotter con scarsi mezzi ma con grande voglia di conoscere il mondo. Giovani, soprattutto, ma non solo. Anche ricercatori e studiosi, famiglie, persone d’ogni età che a Verona vengono a fare un turismo meno consumistico, più di qualità.«Questo è possibile con l’esaurirsi, a Santa Chiara, dell’attività organizzata di accoglienza dei profughi, che andava avanti dal 2011 sotto il coordinamento della Prefettura», chiarisce Scognamillo. «Sia chiaro, noi continueremo ad aprire la porta – anche gratuitamente – a qualsiasi persona abbia temporaneamente necessità di un riparo. Anche ai senzatetto. Anche ai ragazzi stranieri che, pur ottenuto il permesso di soggiorno, inizialmente non hanno dove andare.

La nostra missione di sempre è che nessuno, a Verona, debba restare a dormire per la strada. Continueremo nel segno di questo impegno».

pregevole lunetta con altorilievo di S. Chiara

 

Articolo del 4/7/2018

Articolo 22/4/18

Articolo 22/4/18

Wikipedia

 

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Note: Lorenza Costantino - foto Marchiori