Lungadige San Giorgio il primo maggio si è popolato di cittadini con la mascherina, ormai diventata capo d'abbigliamento. Ma si dovrà ricordare anche di mantenere le distanze tra le persone

LE PROTEZIONI. Con l’inizio della Fase 2 ci accompagneranno ogni giorno, ma sono tanti ancora gli errori nell’utilizzo

L’infettivologo Gobbi ricorda anche due regole d’oro «Basilari il distanziamento e il lavaggio delle mani Così riduciamo il contagio nella vita di relazione»
Talvolta vi spunta fuori il naso, a volte è portata a mo’ di sciarpa sul collo e c’è chi la indossa con l’elastico su un orecchio solo lasciandola sventolare all’aria, salvo poi portarsela alla bocca con una mano in caso di necessità. La mascherina ci accompagnerà nei prossimi mesi, ma non tutti la portano ancora in modo corretto o – aspetto non secondario – la tolgono in modo da non vanificarne gli effetti. Eppure con l’ingresso nella Fase 2 incontreremo più persone e la mascherina sarà un’alleata per proteggerci dal contagio, insieme a un pacchetto di misure: «Distanziamento, guanti (finché il clima lo consente) e lavaggio delle mani saranno le norme basilari», spiega l’infettivologo Federico Gobbi, del Sacro Cuore di Negrar. «Ciò che conta è essere persone responsabili e consapevoli. Dovremo cercare, nella vita di relazione, sul lavoro, a scuola e nei rapporti familiari, di ridurre il contagio. Ciò avviene soprattutto con il distanziamento e lavandosi le mani. Poi ci sono le mascherine: servono per evitare contatti con secrezioni, pur non portando a zero il rischio». I MODELLI Tra i tipi di mascherine sappiamo ormai distinguere le chirurgiche dalle Ffp2 e Ffp3. Le prime sono le più diffuse e le useremo tutti. Le seconde sono utilizzate in particolari condizioni perché più protettive e idonee per personale sanitario. CHIRURGICHE O LAVABILI La mascherina chirurgica ha una doppia funzione: «Proteggo naso e bocca dal contagio e non espando secrezioni che possono nuocere agli altri», continua l’infettivologo. Stessa funzione per le lavabili in cotone che hanno il pregio di poter essere riutilizzate evitando spese continue e un accumulo di rifiuto. Sono meno efficaci delle chirurgiche ma «anch’esse riducono la possibilità di essere contagiati e di contagiare».LE FILTRANTI Le Ffp2 servono a chi lavora in pronto soccorso o nei reparti ospedalieri, con pazienti covid o sospetti. Ma le usano anche persone immunodepresse o fragili. Le Ffp3 sono per operatori che, come negli ospedali, effettuano manovre invasive. Alcune filtranti hanno una valvola e, quindi, a differenza delle altre proteggono solo chi le usa: dalla valvola esce l’aria e, quindi, escono anche eventuali secrezioni. INDOSSARLE E TOGLIERLE Ci sono regole anche per indossarle: «Prima di farlo occorre lavarsi le mani. Poi si sistema la mascherina coprendo naso e bocca facendola ben aderire e senza mai toccare la parte esterna. Quando è umida va sostituita». Una volta finito l’uso, la si prende per gli elastici e la si toglie gettandola in una busta chiusa. Lo stesso si fa con i guanti che si tolgono lasciandoli rovesci e poi ci si lava le mani. Le mascherine lavabili, invece, vanno disinfettate o lavate. I BAMBINI Si consiglia di farle indossare ai bambini dai 6 anni in su. Alcuni pediatri le indicano dai 3 anni. «Ma non sotto i tre perché provocano difficoltà respiratorie», conclude Gobbi. «Ma la cosa fondamentale è lavarsi le mani e non toccarsi occhi, naso e bocca. Il contagio non avviene, come con l’Ebola, se tocco qualcosa, ma se porto le mani contaminate al livello appunto di occhi, naso e bocca». Porte d’ingresso del virus.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 18

Data: 4/05/2020

Note: Maria Vittoria Adami- foto Marchiori