La finestra della casa colonica del Saval che non è stata murata

DEGRADO. Benini: «Una finestra non è stata sigillata ed è ricominciato il via vai di sbandati»
Il consigliere del Pd: «L’amministrazione deve decidere il destino della struttura, il quartiere chiede che sia recuperata e adibita a fini sociali».

Casa colonica del Saval, siamo punto e a capo.Da una parte, i residenti del quartiere segnalano la ripresa delle «frequentazioni indesiderate» nel vecchio casale agricolo di proprietà comunale in via Faliero, dopo che una delle finestre sbarrate è stata riaperta. Dall’altra parte, in un periodo in cui quella cascina di periferia non è certo argomento prioritario di cui occuparsi, l’amministrazione comunale tenta comunque di porre sul tavolo qualche idea per garantire all’immobile un destino diverso dal lento deterioramento che finora l’ha afflitto.Si parte con la polemica. Il capogruppo comunale del Pd, Federico Benini, insieme al rappresentante del suo partito in terza circoscrizione, nonché segretario del terzo circolo Pd, Riccardo Olivieri, raccoglie le segnalazioni dei residenti postate sulla pagina social del Saval.«Alla casa colonica stanno ritornando le vecchie frequentazioni. Cosa decide di fare il sindaco?», incalzano Benini e Olivieri. Continuando: «L’abbandono cui l’immobilismo dell’amministrazione Sboarina ha condannato il casale del Saval sta favorendo la ricomparsa del degrado. I residenti segnalano, infatti, che qualche giorno fa una finestra della casa colonica, che il Comune non aveva murato come le altre aperture ma semplicemente sbarrato con assi di legno, è stata violata. Ed è dunque ricominciato in zona il solito viavai di sbandati».Benini prosegue: «Ho immediatamente provveduto a segnalare la violazione alla polizia municipale e agli uffici comunali, che due anni fa, a seguito di una commissione consiliare per la sicurezza da me richiesta, avevano provveduto a sigillare gli accessi. Ricordo che, al tempo, erano state rinvenute siringhe sia all’interno dell’edificio sia nel giardino di pertinenza. Segno che la casa era diventata punto di incontro per tossicodipendenti e forse anche per spacciatori».Aggiungono i rappresentanti del Pd: «Il problema non si risolverà con qualche mattone e un po’ di malta. L’amministrazione deve decidere sul destino di questa costruzione storica. Il quartiere chiede che sia recuperata, rimediando alla penuria di spazi di socialità che caratterizza il quartiere. Purtroppo la proposta di bilancio triennale predisposta dall’amministrazione non presenta alcuno stanziamento in merito».L’assessore Edi Maria Neri (Patrimonio) replica: «Per prima cosa, è dovere di un cittadino diligente segnalare al Comune e alla polizia municipale, prima che sui social network, qualsiasi cosa che non va, evitando speculazioni. Interverremo a richiudere il varco nella casa colonica».«Ricordo», sottolinea inoltre Neri, «che ero stata io a far liberare l’edificio e a metterlo in sicurezza, ordinando di sigillare gli accessi. Per quanto riguarda il suo destino, rammento pure che nessuna buona idea di riconversione è giunta nel frattempo dal territorio: nemmeno da parte delle forze d’opposizione. Gli “spazi sociali” genericamente richiesti esistono già al Saval». E conclude: «Proprio nei giorni scorsi ho domandato ai miei uffici di stimare il valore dell’immobile. Le ipotesi in campo sono varie: dalla manifestazione di interesse, per raccogliere qualche progetto, fino alla vendita che ne eviti il decadimento. Risorse, il Comune, non ne ha a sufficienza».Intanto il Pd addita pure l’incuria dell’area verde circostante, dopo che i volontari del quartiere avevano più volte provveduto alla sua pulizia, seguiti dall’Amia.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 27

Data: 11/03/2020

Note: Lorenza Costantino