IL CASO. La Società Belle Arti Verona è rimasta senza spazi espositivi e rischia di dover annullare la programmazione
Contratto scaduto a dicembre, poi è arrivato l’avviso di liberare la struttura. «Spiace che l’associazione si senta penalizzata: noi l’abbiamo aiutata ma ora tocca agli altri»
Società Belle Arti «sfrattata» da San Pietro in Monastero, arriva a stretto giro di posta la risposta dai vertici di Fondazione Cariverona, proprietaria dell’ex chiesa in via Garibaldi adibita a spazio espositivo. Come riportato su queste pagine l’altro ieri, la Società Belle Arti Verona (Sbav), tramite il presidente Gianni Lollis, spiegava di dover modificare, se non rinunciare, alla programmazione 2018 delle mostre a causa dell’indisponibilità del sito di cui fruiva da tre anni.«A dicembre avevo chiesto il rinnovo della concessione, ma non mi è arrivata risposta», aveva detto Lollis, che circa un mese fa si è invece visto invece recapitare l’avviso di liberare gli spazi espositivi di via Garibaldi.Un duro colpo per la Sbav che aveva già programmato una serie di esposizioni con i propri soci e con alcuni gruppi di artisti stranieri, tra cui uno in arrivo a settimane. Tanto da indurre il professor Lollis a lanciare un appello a istituzioni e privati per poter avere uno spazio espositivo per mantenere gli accordi fatti in precedenza.A monte della vicenda sembra delineaarsi un difetto di comunicazione. E per chiarire le cose Fondazione Cariverona precisa di aver «acquisito e recuperato lo spazio dell’ex chiesetta di San Pietro in Monastero nel lontano 2004 per valorizzarne l’utilizzo a servizio del territorio per una vasta platea di scopi, ambiti e destinatari. Concerti, convegni, manifestazioni espositive e quant’altro la Fondazione insieme alla comunità potesse nel tempo sviluppare con un impatto significativo. Abbiamo poi ritenuto nell’agosto del 2014 di offrire una soluzione temporanea alle necessità della Società Belle Arti di Verona, associazione culturale senza fini di lucro, concedendo lo spazio in comodato gratuito a tempo determinato per un anno. Lo stesso è stato poi rinnovato con scadenza al 31 dicembre 2017 malgrado il regolamento della Sbav chieda a ciascun utilizzatore dello spazio espositivo un contributo a titolo di rimborso spese».Il 25 marzo prossimo, viene precisato da Fondazione Cariverona, «dopo oltre tre anni di utilizzo dello spazio da parte della Sbav, Fondazione rientrerà nel pieno ed esclusivo utilizzo dello spazio perché ritiene doveroso che lo stesso sia messo a servizio di una moltitudine di interessi e ambiti culturali, secondo quel necessario principio di rotazione che applica a tutta la propria attività, in ciò confortata dalle molteplici richieste che riceve per un utilizzo polifunzionale dello spazio, per il quale comunque la Fondazione sostiene annualmente costi pari a circa 16mila euro. A queste considerazioni si sommano poi le esigenze di corretta conservazione per il prezioso Organo Amigazzi del 1747, una delle poche testimonianze veronesi dell’arte organaria veronese del ‘700, restaurato dalla Fondazione nel 2005. Franchezza vuole che ci saremo aspettati condivisione per quanto sopra prospettato e per quanto fatto in questi anni oltre alla necessaria capacità da parte della Sbav di rendersi nel tempo autonoma, permettendo ad altri attori della comunità di fruire di uno spazio avuto in concessione gratuita per oltre tre anni, senza per questo sentirsi ingiustamente penalizzati dalla nostra Fondazione. Da ciò che si è letto sul quotidiano L’Arena ciò non traspare e molto ce ne duole».

Tratto da: l'Arena

Data: 10/03/2018

Note: E. Cardinale