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SCOPERTE STORICHE.

Forse apparteneva a un «macellum» romano.

Filippini: pietra misteriosa spunta da palazzo del ‘600.

Lucia Cametti di “Hic et Nunc” mostra  la pietra scanalata.

 

Dal cortile spunta una pietra misteriosa, forse di un edificio romano. Il patio appartiene a un palazzo seicentesco di via Filippini, già noto per il ritrovamento di un affresco che potrebbe essere all’origine della toponomastica della vicina via Satiro. Ad interessarsi della scoperta di questo pezzo di storia della città è la presidente del Movimento culturale «Hic et nunc – Qui e adesso», Lucia Cametti, che promuove la conoscenza delle testimonianze nascoste della storia cittadina con l’intento di renderle visitabili in alcuni giorni al mese. A ricordare il passato dell’edificio mostrando la misteriosa pietra è la proprietaria Emanuela Marcolungo: «Sino al 1876 questi locali erano del Demanio e il palazzo presenta ancora il ricordo dell’antico accesso dal fiume nel suo piano più basso. La pietra ritrovata nel cortile interno durante i recenti lavori per il rinnovo delle fognature è davvero curiosa: infatti, mostra una serie di scanalature a riquadro che aprono a diverse ipotesi come la possibile appartenenza a un edificio romano, forse un macellum. Questo è il pezzo più grande, ma durante i lavori ne sono stati ritrovati altri più piccoli».
«L’ipotesi che si possa trattare di un frammento di pavimentazione romana non è da scartare», prosegue Marcolungo, «perché in un’ala sono visibili due colonne che sorreggono un arco». L’edificio è testimone di varie epoche della città e vi hanno abitato le famiglie Pompei e Spolverini. Nel 1878 ha dato in natali a padre Filippo Berdellini, proclamato venerabile da Giovanni Paolo II nel 2003. Con l’arrivo di Napoleone la proprietà dei padri Filippini passò al Demanio e divenne «casa popolare».
Ancora oggi, alcuni vani richiamano ai precedenti edifici come il seminterrato con una volta a botte, tipica delle abitazioni medievali. Fu anche ricovero per appestati come era ricordato da una Madonna con San Rocco, oggi perduta. Inoltre, la vicina «dogana per l’olio» del 1745 eretta su progetto neoclassico di Alessandro Pompei fu edificata su parte dell’edificio. «Questo prestigioso palazzo», commenta Cametti, «ha bisogno di urgenti interventi perché parte della storia della città. Una storia stratificata che sta affiorando a tratti come testimoniato dal bell’affresco con alcuni satiri ritrovato in una stanza, che forse è all’origine della toponomastica della vicina via Satiro. L’affresco si trova di fianco alla porta d’ingresso che è stata puntellata e sigillata per impedire crolli».

«All’affresco si aggiunge il rinvenimento della spessa pietra scanalata», prosegue Cametti. «Per analogia con le colonne di possibile origine romana questa pietra potrebbe appartenere alla stessa epoca. L’edificio fu anche sede della Società letteraria. Durante la Prima guerra mondiale la sede dell’associazione fondata nel 1808, in piazzetta Scalette Rubiani, venne danneggiata dal bombardamento della città e alcuni locali affacciati sull’Adige furono dati in uso all’istituzione».

Marco Cerpelloni

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA cronaca - pag.18

Data: 19/08/2014

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